Le elezioni regionali campane di novembre cadono in un momento importante della lotta politica e di classe. Siamo nel pieno della Terza Guerra Mondiale. Una guerra voluta dai caporioni della Comunità Internazionale degli imperialisti con alla testa gli USA e la NATO. Una guerra che ha un pesante impatto sulla vita delle masse popolari, a partire dalla decisione del Governo Meloni di aumentare di 70 miliardi la spesa del PIL per le spese militari, soldi sottratti al servizio sanitario, all’istruzione pubblica e a quello che resta dello “stato sociale”.
Una guerra economica, politica, securitaria e istituzionale che ha dirette ricadute anche sul territorio campano. Una regione, la nostra, che al di là delle belle parole di De Luca, Manfredi e dei loro galoppini è a tutti gli effetti teatro e complice della guerra in corso. È dalla base Nato di Lago Patria e da quella Usa di Capodichino che partono ordini, uomini e si adoperano mezzi per il genocidio del popolo palestinese a Gaza. È dai porti di Napoli e Salerno che si muovono armi e mezzi di guerra. È alla Fincantieri di Castellammare, negli stabilimenti Leonardo di Pomigliano, Nola e Bacoli che armi e strumenti di guerra vengono costruiti. È da aziende come Stellantis, in particolare Pomigliano, che i padroni vogliono far passare la riconversione militare dell’apparato produttivo.
Una guerra esterna, contro altri popoli e paesi, che si combina con la guerra interna, contro le masse popolari e i lavoratori del territorio. Cresce il costo della vita, aumentano la disoccupazione e le aziende che chiudono, si moltiplicano i morti sul lavoro. Scendono i salari, si riducono i servizi pubblici (istruzione, sanità, trasporti, ecc.) e peggiorano le condizioni di vita per le masse popolari.
È una guerra che suscita indignazione, rabbia e mobilitazione tra le masse popolari. Sentimenti lontani anni luce dalla pratica e dalla vuota retorica di chi, come il PD e i suoi sodali, questa regione negli ultimi anni l’ha sfasciata. Politicanti, speculatori e sciacalli che hanno tutto l’interesse a trasformare la prossima campagna elettorale in un balletto di nomi, alleanze, giochi elettorali e promesse elettorali accompagnate da qualche lacrimuccia e pacca sulla spalla per i problemi che affliggono le masse popolari.
Tentativi e manovre che vanno impedite da subito. I lavoratori, gli studenti e tutti gli attivisti di comitati, associazioni e sindacati devono sfruttare la campagna elettorale per fare fronte comune e organizzare l’irruzione con i propri temi, le proprie lotte e bisogni in ogni comizio, appuntamento e ambito. Per realizzare iniziative che rafforzano il movimento di resistenza sociale e alimentano collaborazione e unità d’azione tra le varie organizzazioni.
Una campagna in cui fare della “liturgia elettorale” (comizi, dibattiti, banchetti, passerelle) un campo minato per i partiti e i candidati delle larghe intese. Da queste elezioniuscirà qualcosa di buono per le masse popolare solo se saranno i comitati, i collettivi, le associazioni, le reti sociali e i sindacati a tenere l’iniziativa in mano e far valere la loro forza.
A Napoli e in Campania ci sono le forze ed esistono le condizioni per una campagna unitaria e di massa per fermare la guerra, per cacciare da ogni comune e dalla regione gli agenti, i complici e i sudditi degli imperialisti Usa, sionisti, UE, per imporre le misure urgenti e necessarie a fare fronte alla crisi economica, ambientale, sociale. Le forze ci sono. Vanno dalle reti e organismi in solidarietà con la Palestina come Handala Ali alle mobilitazioni operaie Stellantis, GLS e Jabil, dai disoccupati organizzati ai comitati di lotta per la casa, dalle occupazioni e spazi liberati ai comitati per la salute mentale e la Consulta popolare sanità e salute e altre decine di esempi che si potrebbero aggiungere.
Sono tutti organismi e realtà sociali che hanno già elaborato diversi piani, progetti e piattaforme alternative per gestire la sanità pubblica, aumentare l’occupazione, bonificare i siti inquinati, smilitarizzare le scuole e i territori, interrompere ogni rapporto con lo stato genocida di Israele, salvare le aziende in crisi e altri esempi si potrebbero aggiungere. Questa è la parte della popolazione che può prendere in mano il governo dei territori con amministrazioni comunali e regionali d’emergenza che attuano le misure urgenti e necessarie indicate dagli stessi coordinamenti, comitati, associazioni e reti sociali. I loro programmi, piani e piattaforme dovranno diventare il programma di lotta e di governo dei prossimi mesi!
Ma non è questo l’unico ingrediente. Rispetto agli schieramenti elettorali, infatti, il 5 settembre Potere al Popolo ha lanciato un appello costruire una lista unitaria contro i partiti delle larghe intese (di centrodestra e centrosinistra) per le prossime regionali. Si tratta di un appello che come Federazione Campania del Partito dei Carc sosteniamo, facciamo nostro e rilanciamo a tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa politica e di governo sul nostro territorio e strapparlo dalle mani di affaristi, speculatori e camorristi che lo governano da anni.
Una lista che per poter dare seguito ai suoi giusti propositi deve far proprio il programma delle organizzazioni operaie e popolari del territorio, organizzarne e sostenerne l’irruzione in questa campagna elettorale a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole, dagli ospedali e dai quartieri popolari e soprattutto lottare perché quei programmi diventino subito un problema politico e di ordine pubblico.
Questa la via per conquistare gli indecisi, convincere gli astenuti e soprattutto organizzare l’alternativa. Questa la via per portare in consiglio regionale una pattuglia di eletti che renderanno la vita impossibile alle larghe intese grazie alla spinta, al sostegno e alla mobilitazione popolare di cui saranno espressione e a cui dovranno rispondere. Su questa base invitiamo tutte e tutti a partecipare all’assemblea indetta da Potere al popolo per sabato 13 settembre alle ore 10:00 presso il Cinema Vittoria a Napoli.
Un inciso sul centrosinistra…delle Larghe Intese. La coalizione sarà composta da PD-M5S-AVS più una serie di liste civiche a queste forze legate. Il candidato sarà Roberto Fico. De Luca è dentro la coalizione. Anzi è sopra la coalizione.
L’accordo è stato siglato a precise condizioni imposte dal presidente uscente. Tra queste l’assessorato alla sanità più altri posti strategici per i suoi affari da definire, la segreteria del PD regionale in mano a suo figlio Piero, la conferma di tutti o quasi i suoi uomini piazzati nella sanità campana (direttori generali, direttori sanitari, dirigenti e funzionari di organi che regolano appalti della sanità regionale come la Soresa, ecc.) e soprattutto la continuità dei progetti che la banda di affari legata a De Luca ha intrapreso nell’edilizia sanitaria, nei rifiuti e simili.
Insomma tutto cambi perché nulla cambi. In Campania il candidato sarà del M5S per garantire accordi del campo largo a livello nazionale ma questo sarà un pupazzo dei gruppi di interesse e di potere che governano la regione da almeno dieci anni. Del resto Roberto Fico è da tempo uomo delle larghe intese. È stato lui a sostenere il governo Draghi, ad avallare ogni accozzaglia elettoralistica tra M5S e PD, è stato lui a sostenere la candidatura del nemico giurato dei lavoratori napoletani, Gaetano Manfredi, a sindaco e soprattutto è stato lui a farsi ideatore e portavoce tra Manfredi e Draghi del Patto per Napoli.
Viste le belle parole e le belle promesse che Fico sta già diffondendo urbi et orbi è bene che sin da subito gli si chieda conto innanzitutto di tutto questo. Foglia di fico.



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