Il 30 giugno, nel cantiere della scuola Jussi di San Lazzaro, provincia di Bologna, è deceduto il titolare di un’impresa in appalto coinvolta nell’esecuzione dei lavori, “Veneto pavimenti SAS” di Treviso. Ait El Hajjam Brahim, questo il suo nome, 48 anni, si è improvvisamente accasciato al suolo a causa presumibilmente di un malore, durante una gettata, esposto al sole.
Il tema delle temperature elevate sui posti di lavoro è uno dei tanti bacini di sangue di cui il capitalismo si nutre. Stando ai dati della Confederazione europea dei sindacati i decessi legati al caldo eccessivo sul posto di lavoro sono aumentati del 42 per cento dal 2000 nell’Ue. Sulle pagine dei quotidiani di regime si parte col parlare di un problema, si citano i fatti poi si scagiona lo Stato da ogni responsabilità perché per l’ennesima volta ha messo in campo ordinanze e protocolli che l’istituzione stessa non vorrà verificare perché è al soldo degli industriali che se ne sbattono della salute e della vita dei lavoratori.
È parte della guerra di sterminio non dichiarata che accomuna il destino di tanti lavoratori. Si parla del caldo estivo ma potremmo parlare anche del suo opposto, cioè del freddo che c’è negli stabilimenti d’inverno per risparmiare sulle bollette o del fatto che il caldo nebulizza oli polveri e vernici, rendendo l’aria tossica.
Per citare, tra i vari articoli usciti questi giorni, il Desk (vedi qui) “queste non sono fatalità. Sono omicidi per omissione. Omicidi che coinvolgono responsabilità politiche, istituzionali e sindacali”. “Non basta firmare accordi al ministero e rilanciarli a mezzo stampa. Serve azione concreta e quotidiana”. Questa azione non può che partire dai lavoratori.
Per questo vogliamo riportare la voce e l’azione dei lavoratori dell’Elettrolux di Forlì che hanno deciso di incrociare le braccia per il troppo caldo pretendendo che la sospensione del lavoro non fosse considerata sciopero e cioè fosse retribuita, in quanto è il padrone che deve mettere i lavoratori in condizione di lavorare.

Lo dice letteralmente l’Articolo 44 del Testo Unico: “Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa”. Se non ci sono le condizioni di lavorare la responsabilità è dell’azienda ed è l’azienda che paga.
È un’azione preventiva e allo stesso tempo di attacco a un sistema che lede dignità e salute per il lavoratore in un settore, come quello degli elettrodomestici, che peraltro è oggetto delle politiche di governo e padronato di smantellamento e morte lenta del sistema produttivo. Non a caso la loro azione ha poi spinto l’ASL ad avviare controlli in fabbrica.
Menzioniamo altre realtà nel paese come la EMMEGI di Cassano D’Adda che produce scambiatori di calore che ha aperto una vertenza proprio per le temperature superiori ai 36,5 gradi presente nei reparti produttivi, un’azione lunga almeno una settimana.
Solidali quindi a Elettrolux, a EMMEGI e a tutti gli altri lavoratori in lotta per la propria salute: una solidarietà che oltre che essere condivisa va resa reciproca e diffusa. Come P.Carc sosteniamo e diffondiamo l’esempio di tutti quei lavoratori che mettono in campo risposte a chi deroga le condizioni di salute al caso, alle inadempienze istituzionali, allo scaricare sui lavoratori una voce di budget che li può perfino uccidere. Con l’occasione rilanciamo anche in appendice il comunicato della Rete Nazionale Lavoro sicuro come strumento utile a come far fronte al caldo sul luogo di lavoro.
Questi esempi dicono che è possibile rompere schemi di controllo delle nostre vite da parte del padrone, sono esempi vitali per questo contesto storico che dimostrano che la classe lavoratrice può vincere battaglie se c’è chi promuove la lotta con determinazione e che un cambiamento delle nostre condizioni si può realizzare se siamo uniti e organizzati. Il protagonismo operaio è la chiava con cui la classe lavoratrice può cambiare il proprio destino, anche in poche ore! L’azione collettiva che mettiamo in campo difende un’eredità di lotta costruita rifiuto del ricatto del baratto fra salario e salute.
Se il bollettino dei morti è un guerra, la classe lavoratrice è la principale protagonista della guerra che noi dobbiamo fare al capitale, è la classe che può dirigere tutte le altre classi delle masse popolari ad attaccare e vincere un sistema produttivo che ci considera oggetto d’uso o carne da cannone. Oggi ci sono tutte le condizioni per conquistare un lavoro utile e dignitoso per tutti e tutte e conquistare quelle condizioni in modo definitivo significa lottare per il socialismo.
Operaio della Sezione di Bologna del P.CARC
Appendice
LAVORARE E NON MORIRE… DI CALDO
Campagna nazionale estate 2025
La questione delle alte temperature si incrocia con l’aumento generalizzato delle temperature, sia per le attività al chiuso che all’aperto.
L’ambiente non è un fattore naturale perché su salute e sicurezza incidono fortemente le condizioni di lavoro e determinano conseguenze soggettive anche a seconda dello stato di salute delle persone (cosa di cui il datore di lavoro deve tener conto).
Attualmente le norme non fissano parametri “obbligatori” e qualora superati non scatta nessuna sanzione. Tuttavia esistono linee guida e norme igieniche proposte da Istituzioni Pubbliche alle quali il datore di lavoro, nell’ambito della valutazione dei rischi complessivi, dovrebbero attenersi. Linee guida alle quali gli stessi Organi di Vigilanza devono riferirsi per emanare disposizioni e controlli.
Le uniche soluzioni estemporanee emanate sono il ricorso alla Cassa Integrazione, strumento però gestito unilateralmente dal padrone.
Da parte nostra, sarebbe più adeguato rivendicare la riduzione dell’orario di lavoro, ovviamente, a parità di salario.
Le ordinanze delle regioni ispirate al progetto Inail “Workclimate2.0” tentano di porre una barriera contro condizioni di lavoro bestiali ma stanno avendo effetti contraddittori e poco incidenti.
Per quanto riguarda l’ordinanza Emilia Romagna, il divieto 12.30 -16.00, fa riferimento, sulla base delle mappe di rischio “ondata di calore” del workclimate (https://www.worklimate.it/), ai lavori ad intensa attività fisica esposti al sole per i quali alle ore 12 della giornata in questione vi è la classificazione di rischio ALTO.
La questione caldo, mentre è percepita e subita da chi lavora, è di fatto gestita dai datori di lavoro, di qui la complessità dell’onere dimostrativo da parte degli Organi di Vigilanza che si attardano, peraltro, a districarsi nel ginepraio di norme controverse e contraddittorie anziché adoperarsi per far rispettare i limiti di riferimento sulla temperatura proposti dall’ASHRAE e assumere come limite estremo non valicabile quelli proposti dall’OMS.
Oltre questi limiti le attività dovrebbero essere sospese.
È ben noto che le criticità legate all’escursioni termiche vengano meglio affrontate in aziende strutturate e trascurate lungo la catena degli appalti.
Le ragioni della progressiva incuria sono sempre e solo di natura economica e di produttività.
Anche in questo caso la pressione e compattezza dei lavoratori e delle lavoratrici determina la qualità della vita lavorativa e in determinati casi della sopravvivenza.
In Italia le morti sul lavoro hanno una cadenza quotidiana, mediamente ogni giorno muoiono tre lavoratori.
Tra i tanti fattori di rischi ve ne uno potenzialmente mortale ma di fatto sottovalutato: le alte temperature.
Solo apparentemente si tratta di un rischio “naturale”, in realtà è un rischio strettamente connesso all’organizzazione del lavoro.
L’Onu ha affermato che 2,4 miliardi di persone nel mondo (il 70% della forza lavoro planetaria, al 90% concentrare in Africa e nei paesi arabi) lavora in condizioni di “caldo estremo” e che le elevate temperature esasperano le disuguaglianze sociali, come è avvenuto per il Covid.
Si ripropone la storica denuncia di Franco Basaglia sul “morire di classe” e quindi dobbiamo considerare il caldo eccessivo come uno dei tanti rischi professionali che incombono sui lavoratori e sulle lavoratrici, in particolare su chi è assegnato a
mansioni pesanti.
UN RISCHIO CHE COME TUTTI GLI ALTRI DEVE ESSERE INCLUSO E VALUTATO NEL DVR AZIENDALE E DISCUSSO CON I LAVORATORI DEL GRUPPO OPERAIO OMOGENEO
Con il caldo eccessivo i lavoratori e le lavoratrici rischiano effetti classificati come non letali (crampi, malessere e affaticamento) a quelli potenzialmente mortali (colpo di calore).
Occorre mettere in campo una strategia di autodifesa della salute fondata sul “gruppo omogeneo”, in grado di attuare una consensuale valutazione dei rischi tra i lavoratori e i tecnici della salute.
Contestualmente il “padrone” e i suoi consulenti vanno allertati, avvisati ed informati in anticipo affinché siano chiare le loro responsabilità nell’attuare misure di prevenzione. Prevenzione che non riguardano solo disagio e malessere ma anche lesioni colpose e persino omicidi sul lavoro.
Il rischio “alte temperature” va gestito e prevenuto a partire dalle norme di legge generali a tutela della salute.
È indispensabile “arrivare il giorno prima e non il giorno dopo”, un principio questo, che è a fondamento dell’azione della Rete Nazionale Lavoro Sicuro fin dalla sua nascita.
Questo significa non ridursi ad affrontare il problema quando il caldo torrido è già scoppiato.
Occorre seguire un approccio sistemico che punti anche su interventi di bioedilizia per i lavori al chiuso e su altre procedure di prevenzione primaria per i lavori all’aperto.
Sul breve periodo poi il calendario del caldo torrido è abbastanza prevedibile e quindi l’organizzazione del lavoro deve strutturarsi per tempo a differenza di quanto accadde col Covid quanto mancavano persino le mascherine.
Dobbiamo avere la consapevolezza che, se non si invertiranno le dinamiche dei cambiamenti climatici, la situazione potrebbe peggiorare in avvenire.
Secondo i manuali classici della medicina del lavoro le attività lavorative debbono rientrare in un intervallo che va da un massimo accettabile di 32°C per lavori leggeri a un massimo di 26.5°C per lavoratori che eseguono lavori pesanti.
Se questi sono gli standard tradizionalmente accreditati, altre autorevoli fonti (Ashare) propongono standard di benessere termico che d’estate non devono superare i 23-26 gradi con Ur (umidità relativa) compresa tra il 30 e il 70%; a questi parametri bisogna aggiungere la velocità del vento (ottimale 0.15 metri al secondo).
Attenzione! Un termometro/igrometro e un anemometro (velocità dell’aria) si comprano nei supermercati con pochi euro.
Si tratta di parametri suggeriti da autorevoli linee guida, ma non prevedendo sanzioni significative rimangono sulla carta.
Solo i lavoratori possono imporne l’osservanza.
Come ogni estate dobbiamo registrare episodi di criticità che sono la spia di una mancata o ritardata prevenzione.
Per arrivare prima e non dopo cerchiamo di fissare degli obbiettivi.
Obbiettivi che saranno più o meno conseguibili solo grazie alla forza e alla determinazione dei lavoratori e delle lavoratrici.
Durante la scorsa estate molti lavoratori ci segnalarono comportamenti alla Ponzio Pilato da parte dei servizi di vigilanza.
Questa incuria è da mettere e va ovviata con un rinnovato attivismo da parte degli Rls, dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori tutti.
Le Linee Guida elaborate dalla Regione Toscana, pur non esaustive, danno alcune indicazioni molto utili.
La scorsa estate vi furono numerose contestazioni in vari luoghi di lavoro in Italia, da nord a sud, con risultati parziali, ma farsi sentire è sempre buona cosa.
Occorrerebbe fare un quadro generale di queste azioni per comprendere cosa, con gli attuali rapporti di forza, si può riuscire concretamente a proporre e a ottenere.
Nel contempo, dove è possibile, situazione per situazione, vanno costruite piattaforme rivendicative.
In assenza di un nostro protagonismo prendono campo le “soluzioni” del padronato che perseguono sempre un loro tornaconto.
Per esempio, l’anticipazione del lavoro di una ora o peggio di più di una ora, lascia perplessi (vedi dati scientifici sull’impatto della cosiddetta “ora legale” sulla salute).
È preferibile la riduzione tout court dell’orario di lavoro, ovviamente a parità di salario.
L’anticipazione dell’orario praticata nientemeno che con obiettivi di “risparmio energetico” suscitò tempo fa l’approvazione della signora Von der Layen (evidentemente interessata a elevare la produttività del lavoro e non a difendere la salute dei lavoratori).
Tuttavia, è una misura che entra in conflitto con i consolidati ritmi fisiologici circadiani anche se apparentemente di lieve entità, che può indurre riduzione del sonno, incremento di incidenti stradali
e infarti.
I veri “paletti” che ragionevolmente si deve cercare di far osservare:
– Attuare misure di prevenzione “il giorno prima” con interventi di bioedilizia sull’immobile sede di lavoro e sugli spazi circostanti;
– Ridurre l’orario di lavoro a parità di salario;
– Introdurre pause congrue (almeno 10 minuti ogni ora) che consentano riposi in aree con microclima accettabile/fresco e possibilità di fare la doccia (le dermatiti sono uno degli inconvenienti dell’eccesso di sudorazione);
– Facile disponibilità di acqua potabile in contenitori di vetro diffusi capillarmente nel luogo di lavoro e accessibili a tutti per consentire l’assunzione di almeno 0,75 l. di acqua all’ora;
– Disponibilità, in caso di notevole sudorazione, di sali per reintegrare le perdite (cha vanno comunque usati con cautela, previa responsabilizzazione del medico di base e del medico del lavoro);
– Fornitura di vestiti e ddppii bianchi/chiari;
– Formazione di tutti i lavoratori (almeno due ore) con la partecipazione di personale esperto in prevenzione, formazione dei preposti e degli addetti al primo soccorso (almeno due lavoratori presenti per turno);
– Mense aziendali in luoghi idonei e disponibilità di pasti adeguati alle alte temperature (frutta abbondante, no grassi, no eccesso di zuccheri);
– BERE, CON ALTE TEMPERATURE, ANCHE PRIMA DI PERCEPIRE SENSO DI SETE (questa ed altre informazioni pratiche devono essere socializzate con la formazione di tutti i lavoratori);
– Monitoraggio preventivo, da parte del medico competente, delle condizioni individuali di vulnerabilità per patologie o per assunzione di farmaci particolari (la lista dei farmaci problematici è contenuta nel documento già citato della regione Toscana);
– Considerare le differenze di età, di genere e culturali (indicazioni ad hoc per chi rispetta per esempio il Ramadan);
– Organizzazione ergonomica del lavoro che sposti i lavori fisicamente più pesanti alle ore meno calde;
– Il lavoro in condizioni di superamento dei parametri della tabella allegata (E. Sartorelli) deve essere interrotto: un precedente “storico” è quello, per cantieri all’aperto in edilizia, che prevede l’interruzione del cantiere in caso di pioggia (ovviamente con copertura salariale quantomeno per un certo numero di giorni/anno);
– Quando la temperatura ambientale è superiore a 35°C siamo oltre l’accettabilità. In questo caso, cercare di “rimediare” con ventilatori è inefficace, occorre immettere aria fredda (con l’obiettivo di non superare gli standards Oms citati;
– Il periodo da acclimatazione è di circa 14 giorni: il primo giorno di esposizione al caldo non si deve sopportare un carico di lavoro superiore al 20% per poi aumentare ogni giorno di ulteriore 20%;
– PER I LAVORI ALL’APERTO: la situazione è più difficile. Oltre alle misure di prevenzione individuali (vestiti bianchi, cappelli a falde larghe, occhiali da sole, in alcuni casi creme protettive, scarpe antiinfortunistiche estive ecc.) la vera e concreta misura di prevenzione è la riduzione dell’orario senza penalizzazione salariale e vanno altresì evitate attività che causano ulteriori esposizioni (saldatura, spargimento di bitume, lavori molto faticosi, ecc.);
– SOPRATTUTTO PER I LAVORI ALL’APERTO MA ANCHE IN GENERALE: EVITARE ASSOLUTAMENTE IL LAVORO ISOLATO.
Necessità di autodifesa ma anche di sinergie:
– Anche se l’esperienza fatta dai lavoratori è spesso negativa (nel senso che gli interlocutori istituzionali, informati e messi a conoscenza del disagio e del rischio, non si attivano) le condizioni inaccettabili vanno comunque sempre segnalate agli organi di vigilanza (Ausl e Ispettorato del lavoro).
– Anche se questi sono poco reattivi (questo molti lavoratori da più sedi riferiscono) vanno sollecitati;
– Un soggetto da coinvolgere immediatamente è anche il medico “competente”; benché più correttamente questa figura debba essere definita e considerata “medico di fiducia del datore di lavoro” è un soggetto che deve essere coinvolto per ricordare al padrone il contenuto delle linee guida e delle norme ISO in materia (vedi norma Iso 7730).
Diffondiamo questa prima informativa ai lavoratori, non con la logica della comunicazione cosiddetta “dall’alto in basso”, ma come un primo stimolo alla discussione e alla preparazione di iniziative di autotutela e di lotta.
La programmazione di incontri, inchieste conoscitive, momenti assembleari che andremo a sviluppare, prima che esploda la calura estiva, devono essere centrati sui gruppi omogenei (lavoratori e lavoratrici che condividono le medesime condizioni di lavoro).
È in questi ambiti che potranno venire i veri contributi di idee e le soluzioni organizzative.
Si tratta di un primo segnale per costruire “dal basso “una campagna diffusa e capillare “PER NON MORIRE DI CALDO” inserita in un percorso generale di contrasto a tutti i rischi lavorativi e PER LA DIFESA DELLA SALUTE.
TABELLA OMS: superati questi limiti di riferimento il lavoro andrebbe sospeso!
Temperature da non superare
Tec soggetti non acclimatati – Tec soggetti acclimatati
Lavoro
Leggero 30°C – 32°C
Medio 28.5°C – 30°C
Pesante 26.5°C – 28.5°C
Rete Nazionale Lavoro Sicuro


![[Emilia Romagna] Solidarietà alle delegate dell’Elettrolux Cinzia Colaprico e Loretta Sabbatini](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/06/704978908_17890888308504501_6781805306502696376_n.jpg?fit=1375%2C720&ssl=1)
![[Reggio Emilia] In memoria del compagno Ramon](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/06/ramon-del-monte-49638-e1781106603369.webp?fit=573%2C241&ssl=1)
![[Modena] Uniti contro la guerra esterna e la guerra interna](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/05/709134873_122128836765218101_2225794433304659285_n-2-e1780255688668.jpg?fit=1080%2C576&ssl=1)
![[Casalecchio di Reno] Intervento alla celebrazione del Giorno della Vittoria](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/05/696852083_1270216791956894_1980211992251479885_n.jpg?fit=2048%2C1536&ssl=1)
![[Bologna] Solidarietà a Giacomo Marchetti](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/04/Tino-Ferrari-il-manifestante-con-la-bandiera-dellUcraina-allontanato-dal-corteo-del-25-aprile-2.jpg?fit=1280%2C720&ssl=1)