Pubblichiamo l’intervista che abbiamo fatto al Coordinamento Docenti Valsusa, un coordinamento di insegnanti di diversi istituti della Val Susa.
Quello del coordinamento è uno dei tanti esempi di iniziative e mobilitazioni di lavoratori della scuola attivi contro la crescente militarizzazione della scuola pubblica. Iniziative che nelle ultime settimane di scuola si sono estese con mobilitazioni e prese di posizione di interi istituti scolastici in solidarietà alla Palestina.
Esempi del fatto che opporsi alla guerra e alle politiche di guerra è possibile da ogni posto di lavoro, organizzandosi con i propri colleghi.
Quella della Val Susa è un’esperienza che mostra inoltre come queste politiche sono strettamente legate alle altre manovre antipopolari portate avanti nei diversi territori, dalle grandi opere speculative fino all’abbandono dei territori e allo smantellamento dei servizi pubblici. Per questo il Coordinamento sta proseguendo la sua mobilitazione anche con la chiusura delle scuole partecipando alle iniziative territoriali contro la guerra e in solidarietà alla resistenza palestinese.
Tutti i lavoratori possono avere un ruolo nel fermare la guerra, facendo inchiesta su come si traduce la militarizzazione della società nel proprio posto di lavoro, denunciandolo e organizzando iniziative per contrastarle. Tutti possono avere un ruolo nel mettere i bastoni tra le ruote al governo Meloni, con iniziative continuative e coordinate e con scioperi. I lavoratori italiani hanno già mostrato in passato il ruolo che possono avere, che hanno avuto. Come hanno fatto con gli scioperi del 1943 e del 1944, nell’alimentare l’ingovernabilità del paese, nell’organizzare la resistenza, dando il là alla crollo del regime di fascista.
Oggi come allora c’è ancora bisogno di Resistenza. C’è bisogno di un governo partigiano della pace!

1. Potete presentarvi e raccontarci in breve perché è nato il vostro organismo?
Il Coordinamento Docenti Valsusa è nato nel 2022 sull’onda di una battaglia contro la deriva autoritaria del sistema scolastico italiano e valsusino in particolare.
Il Coordinamento è una realtà territoriale che porta avanti iniziative per un’idea diversa e libera della scuola attraverso iniziative culturali e formative. I suoi membri fanno parte di istituti scolastici diversi puntando ad organizzarsi e a portare la propria voce sia dentro che fuori le scuole Vista la situazione dell’ultimo periodo, il Coordinamento si sta concentrando maggiormente sulla presenza delle forze armate all’interno delle istituzione scolastiche, che è ormai capillare nelle scuole di ogni ordine e grado. Non solo: nel corso del tempo ha promosso iniziative per dare visibilità a forme pedagogiche e idee di scuola “altre” e anche questo rientra nel tentativo di creare una cultura contro la guerra, riuscendo a darci anche gli strumenti per poter trattare questi argomenti e stimolare la crescita, in senso critico, dei ragazzi, che è poi l’elemento fondante per affrontare la realtà in cui viviamo.
2. Il Coordinamento come si rapporta con un territorio caratterizzato dalla devastazione delle grandi opere inutili e dannose e dalla lotta, trentennale, del Movimento NO TAV?
Nel Coordinamento siamo tutte e tutti NO TAV e questo è già indicativo. Cerchiamo di essere presenti nei vari momenti di lotta del e nel Movimento NO TAV. Condividiamo i valori di cura dell’ambiente per difendere il proprio territorio senza distingui tra cittadini di serie A e di serie B.
La Valsusa è un territorio impegnativo in cui stare. È un luogo che è considerato strategico dallo Stato e quindi vive una pesante militarizzazione da, almeno, 15 anni legata al progetto dell’Alta Velocità. NON è semplice lavorare in questo territorio perché essere NO TAV comporta inevitabili categorizzazioni e polarizzazioni. C’è un ribaltamento della realtà, viviamo in un mondo in cui essere antifasciste e antifascisti ed essere contro la guerra non è più un valore, nonostante siano principi fondanti della nostra Costituzione eppure ciò vengono considerati divisi.
Non solo, l’attacco al territorio colpisce anche il sistema scolastico locale: infatti, sempre più scuole in Valle stanno chiudendo come quella di Novalesa tre anni fa e e quella di Giaglione un mese fa perché i soldi che ci sono vengono investiti in altro: compensazioni per il TAV e le grandi opere, i grandi eventi, ecc… al posto della tutela dei piccoli paesi della Val di Susa. Per noi risulta quindi fondamentale lavorare nella scuola proprio in questo territorio, più che in altri, in modo che le bambine e i bambini sviluppino una coscienza critica rispetto al luogo e ai tempi in cui viviamo, nella speranza di trovarli un giorno al nostro fianco nelle lotte per un mondo migliore, per la difesa dell’ambiente e per la collettività.
3. Come entrano la militarizzazione del territorio e della società e il clima di guerra nelle scuole? Cosa possono fare le docenti e i docenti per contrastare questa situazione?
La militarizzazione, in breve, entra nelle scuole in diversi modi.
Alla primaria con attività curricolari ad esempio contro il cyberbullismo, contro la violenza sulle donne, proponendo percorsi di educazione civica con tanto di divisa e pistola di ordinanza.
Alla secondaria con attività di orientamento o gite scolastiche in basi militari.
I PCTO, i percorsi che gli studenti devono affrontare per ottenere i crediti che servono per l’esame di maturità, sono orientati alla militarizzazione nel senso che le forze armate sono considerate veri e propri enti formativi e fanno propaganda per pubblicizzare il loro operato e stimolare nelle nuove generazioni un amore per la patria e per la sua difesa nonostante sappiamo benissimo che in Italia non ci sia più fiducia nelle Istituzioni, nel governo e nella nazione.
Come docenti in questa lotta, possiamo illustrarvi come noi del Coordinamento quest’anno abbiamo lavorato in una scuola dell’Alta Valle per organizzare un 4 novembre, Giornata nazionale delle forze armate, alternativo.
Le bambini e i bambini avrebbero dovuto partecipare alla Giornata istituzionale in cui, insieme a militari insegnanti, avrebbero dovuto cantare l’inno nazionale. Siamo quindi riusciti, discutendo con gli altri colleghi, a far sì che quattro classi su nove non partecipassero all’evento mettendo al centro un discorso contro la guerra e fondato sui principi della Costituzione che, con il suo Articolo 11, ripudia la guerra. Questa è stata una delle prime iniziative che ci ha fornito lo slancio a continuare in questo nostro lavoro, come con la realizzazione di uno spettacolo teatrale su queste tematiche al fine di far riflettere le bambine e i bambini, preparando l’evento direttamente nelle e con le classi. Così, il 5 giugno 2025 abbiamo organizzato, in concomitanza con la Giornata mondiale per l’ambiente, una manifestazione per la pace a Oulx. Questa, nonostante l’ostracismo del Comune e di alcuni colleghi e alcuni tentativi di strumentalizzazione e di repressione per aver portato una bandiera palestinese in piazza, si è poi trasformata nel presidio “Disarmare le parole, le menti e la terra” con interventi, striscioni e canzoni e con grande felicità da parte dei più piccoli.
4. Volete aggiungere qualcosa?
Ci auguriamo veramente che tante e tanti colleghi scelgano la parte giusta da cui stare perché è adesso il tempo di agire e anche a scuola si educano i bambini, i ragazzi e le ragazze a valori fondamentali che sono la base per costruire un mondo senza guerre. Nella scuola che vorremmo, cooperazione, solidarietà, ascolto, dialogo e confronto non sono solo parole che ripetiamo ogni giorno alle bambine e ai bambini, ma pratiche quotidiane da attuare prima di tutto tra di noi per la costruzione di una scuola e di una società migliore.





![[Genova] Solidarietà a tutti gli indagati e denunciati. Contro la repressione passare al contrattacco!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/02/corteo-22-settembre-gaza-941100.jpeg?fit=1024%2C577&ssl=1)
