| Amministrative 2025 – Affluenza 49,55% | Regionali 2024 – Affluenza 48% | Politiche 2022 – Affluenza 71% | Amministrative 2021 – Affluenza 54% | |
| PD | 23.000 c.ca | 22.774 | 23.588 | 22.740 |
| M5S | (in coalizione col PD) 2.627 | (in coalizione col PD) 2.048 | (da soli) 8.408 | (in coalizione col PD) 2.443 |
| FdI | 9.958 | 11.197 | 18.955 | 5.589 |
| Lega | (separata da FdI) 3.318 | (in coalizione con FdI) 1.998 | (in coalizione con FdI) 5.457 | (in coalizione con FdI) 5.238 |
| PRC + PCI + RiC + PaP | 1.859 | (senza RiC) 1.695 | Unione popolare: 865 ISP: 1.177 | (PRC + PCI + PaP separati) 1.420 3V: 1.848 |
Riportiamo qui sopra l’andamento elettorale in voti assoluti nel comune di Ravenna nelle ultime più importanti quattro tornate. Si confermano una serie di considerazioni che avevamo fatto in occasione delle scorse regionali (qui e qui).
Innanzitutto il PD, il partito che è diretta espressione della classe dominante e del sistema di potere che opprime il territorio da decenni, è votato dal 18% circa degli aventi diritto al voto. È lo zoccolo di società ravennate che è incardinato (o intrappolato) nel sistema clientelare del PD e nei suoi mille cespugli e che vede in Barattoni, un uomo di diretta espressione del sistema affaristico delle cooperative, il suo degno rappresentante. Non è un caso che il numero di voti assoluti dato al PD risente poco dell’andamento del dato dell’affluenza anche se, storicamente, è oggetto di un lento e inesorabile declino (nel 2011 i voti erano 33.000). Nonostante sia oggettivamente il nemico giurato degli interessi delle masse popolari ravennati e nonostante goda, di conseguenza, del consenso di una parte nettamente minoritaria di esse, il PD continua a governare il territorio come fosse “un fortino” di sua proprietà e come se godesse di un ampio e diffuso sostegno popolare. È la democrazia e il progressismo dei padroni e che fanno comodo ai padroni.
L’andamento dei voti assoluti negli anni mostra anche bene come le forze che sono state percepite come “anti sistema” sono quelle che hanno goduto di improvvisi exploit che recuperano i voti degli astenuti. Spicca il dato di FdI nel 2022, (falsi) oppositori del Governo Draghi che poi, alla prova dei fatti, si dimostrano degni continuatori del boia di Bruxelles e quindi poi in netto calo, con conseguente riflusso dell’elettorato nell’astensione. In sintesi: l’astensione è una forma di protesta contro il PD (ciò vale soprattutto per le regioni “rosse”) e in generale delle forze politiche che sostegno i governi delle Larghe intese. Prendere i voti e mobilitare gli astenuti significa mettere in campo una prospettiva di rottura e realistica di governo del territorio alternativo alle Larghe intese. A riprova si veda anche “l’abbraccio mortale” del M5S col PD che significa, sistematicamente, ridurre (almeno) a un quarto il proprio potenziale bacino elettorale, sempre a favore dell’astensione.
Alle elezioni amministrative del 2025 quattro liste anti Larghe intese (Potere al Popolo, Ravenna in Comune, Rifondazione Comunista e Partito Comunista Italiano) si sono presentate con una stessa candidata sindaca: Marisa Iannucci. Tutto il lavoro che è stato fatto per arrivare a questo esito è senza dubbio un fatto positivo e, infatti, in una certa misura ha premiato. Si veda in proposito il risultato peggiore ottenuto nella “scellerata” campagna del 2021, dove si finì per andare ognuno per conto proprio. Nonostante Iannucci abbia preso più del 3%, però, non è stata eletta in Consiglio perché la somma delle liste che la sostengono, per poche decine di voti, non raggiungerebbe – dicono – quella soglia.
Il Partito dei CARC non ha una Sezione nella città di Ravenna ma abbiamo, in misura delle nostre attuali forze, seguito i lavori, promosso alcune iniziative e partecipando a quelle di altri, quando potevamo dando un contributo affinché la compagna elettorale si svolgesse in modo unitario.
Come interpretare, dunque, i risultati ottenuti dalla coalizione che ha sostenuto Iannucci? Vanno innanzitutto interpretati nel senso che il limite principale che abbiamo, come forze di un ampio Fronte anti Larghe intese, nel costruire un percorso di riscossa che punti a portare al governo del territorio chi davvero fa gli interessi di chi la mattina si alza per andare a lavorare sta in noi, è un limite soggettivo, è un limite intanto di chi dirige queste forze.
Siamo immersi nella terza guerra mondiale. Il territorio ravennate è pienamente investito dalla guerra e dall’economia di guerra: dagli scioperi alla Marcegaglia per lo spezzatino nelle ditte di appalto, al resto dello smantellamento dell’apparato produttivo con i rischi di chiusura al petrolchimico e alla CMC, fino al transito di armi verso Israele nel porto (ZIM…), da cui è emerso anche il coinvolgimento di una ditta di software israeliana con aziende operanti nel porto, oltre all’istallazione del rigassificatore, senza menzionare la devastazione ambientale e i suoi effetti, che secondo i capi delle cooperative dell’edilizia (il PD & Co.) non si risolvono con la manutenzione del territorio e la messa al bando delle opere speculative ma, per dirla col Sindaco di Bologna, convincendo “intere comunità che in alcune zone è troppo pericoloso vivere”.
In questa situazione, il primo e più deleterio degli atteggiamenti che ci impediscono di avanzare, quello cioè che più palesemente rappresenta una forma di sottomissione opportunistica alla concezione del mondo promossa dalla classe dominante, è lo spirito di concorrenza fra le organizzazioni del Fronte (concorrenza che diventa apertamente reazionaria, nel senso della promozione di contrasti in seno alle masse popolari, cioè guerra tra poveri). La concorrenza se la fanno le aziende sulla pelle dei lavoratori. In concreto bisogna chiedersi: quanto Iannucci è stata la candidata di tutte le forze che la sostenevano e quanto è stata la candidata della sola Potere al Popolo, sua organizzazione di appartenenza? Quante iniziative sono state fatte mettendo insieme le varie forze che sostenevano Iannucci nel corso della campagna elettorale (dando quindi sostanza a un Fronte unito) e quanto le varie forze hanno impostato una campagna come se corressero da sole (dando quindi l’impressione che “anche sta volta sono divisi”)? Perché si è dall’inizio deciso di ignorare tutta quella parte di attivisti che veniva dall’esperienza del movimento No Green pass? Cosa ha fatto chi ha visto in corso d’opera queste tendenze negative per contrastarle attivamente, piuttosto che scaricare la “colpa” su altri o limitarsi a criticare? Sia chiaro qui nessuno è esente da dover fare un bilancio, nemmeno chi scrive.
Il secondo di questi atteggiamenti è il legalitarismo, che ha molte e variegate manifestazioni. Legalitarismo è fare una campagna “alla vecchia maniera”, fatta di sole locandine e iniziative politico culturali, come se non ci fosse una guerra mondiale in corso, invece di decidersi a voler “aprire il Comune come una scatola di tonno” con iniziative come quelle messe in campo in queste settimane da Extinction Rebellion nella sua “primavera rumorosa”. Legalitarismo è accettare passivamente, come fossero legittimi, lacci e laccioli studiati dalla classe dominate per impedire che liste autenticamente popolari possano riuscire ad eleggere candidati nelle assemblee elettive. Legalitarismo è guardare alle elezioni principalmente in termini di voti raccolti, invece di usarle prima, durante e soprattutto dopo come un’occasione: 1) per rendere protagonisti i comitati le organizzazioni dei lavoratori, le associazioni del territorio nello scrivere i programmi e nell’elaborazione delle misure che servono; 2) per alimentare il coordinamento e la mobilitazione per imporre quelle misure.
La prima occasione per praticare la via che dobbiamo imboccare è la giornata di mobilitazione del 21 giugno a Roma. Il Coordinamento No NATO, cui come P. CARC aderiamo, ha lanciato un appello a Potere al Popolo e ai promotori della piazza No Rearm Europe perché il 21 giugno a Roma si faccia un’unica manifestazione anziché due, come è allo stato attuale. A questo appello hanno già aderito decine di singoli, associazioni e realtà politiche a livello nazionale. Di tutto questo, della lotta per bloccare le armi nei porti e della costituzione di un Osservatorio regionale contro la guerra e il riarmo, unitario, che abbia o imponga poteri ispettivi sul territorio e quale fucina di elaborazione, con il coinvolgimento dei lavoratori e dei comitati territoriali, di linee guida rispetto ai processi di riconversione al civile e per la sostenibilità ambientale, parleremo l’11 giugno dalle 17:30 alla Sala Ragazzini in Largo Firenze a Ravenna e poi il 28 giugno a Bologna alle 18:00 al Centro sociale della pace in Via del Pratello con tante altre realtà che in queste settimane si stanno mobilitando in regione.
Il mondo dei padroni è in fiamme. Sta a noi costruire il futuro di cui il nostro paese ha bisogno. Come fecero i partigiani 80 anni fa, come fa oggi la Resistenza in Palestina.


![[Emilia Romagna] Solidarietà alle delegate dell’Elettrolux Cinzia Colaprico e Loretta Sabbatini](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/06/704978908_17890888308504501_6781805306502696376_n.jpg?fit=1375%2C720&ssl=1)
![[Reggio Emilia] In memoria del compagno Ramon](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/06/ramon-del-monte-49638-e1781106603369.webp?fit=573%2C241&ssl=1)
![[Modena] Uniti contro la guerra esterna e la guerra interna](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/05/709134873_122128836765218101_2225794433304659285_n-2-e1780255688668.jpg?fit=1080%2C576&ssl=1)
![[Casalecchio di Reno] Intervento alla celebrazione del Giorno della Vittoria](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/05/696852083_1270216791956894_1980211992251479885_n.jpg?fit=2048%2C1536&ssl=1)
![[Bologna] Solidarietà a Giacomo Marchetti](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/04/Tino-Ferrari-il-manifestante-con-la-bandiera-dellUcraina-allontanato-dal-corteo-del-25-aprile-2.jpg?fit=1280%2C720&ssl=1)