La Federazione Campania del Partito dei Carc esprime la sua solidarietà ai compagni di Potere al Popolo (Pap) e del Collettivo Autorganizzato Universitario (Cau), a seguito della denuncia pubblica, che hanno diffuso in queste ore, di infiltrazione da parte di un agente di Polizia nella loro organizzazione.
Da quanto hanno raccontato i compagni di Pap, attraverso il portavoce Giuliano Granato, un agente di Polizia, di 21 anni, si è presentato come studente fuorisede arrivato da Bari e per 10 mesi ha frequentato assiduamente assemblee, iniziative pubbliche e mobilitazioni. Insospettiti da un incontro tenuto dal soggetto in un ristorante dopo il corteo del 1° maggio, i compagni hanno fatto una ricerca sui social e su internet scoprendo che il sedicente studente in realtà era un’agente uscito dalla scuola di Polizia nel 2023. Una volta scoperto, l’agente non ha battuto ciglio, allontanandosi e augurando “buona giornata” ai compagni.
La risposta data dai compagni di rendere pubblica questa operazione e anche di farne vivere la denuncia nelle mobilitazioni in corso è importante e va sostenuta. Ci troviamo infatti in una fase politica particolare per il nostro paese e per la città di Napoli. Il governo Meloni cerca di acuire la persecuzione di ogni opposizione sociale attraverso decreti come il DL Sicurezza, DL Caivano, militarizzazione delle scuole e dei territori, gestione dell’ordine pubblico con zone rosse e un’altra serie manovre sia pubbliche che sotterranee e/o eversive.
Con queste “leggi-manganello” e queste prove di “strategia della tensione” il governo vuole “regolare i conti” con tutte le realtà ed esperienze di lotta in corso e creare gli strumenti giuridici necessari per stroncare sul nascere i futuri, inevitabili conflitti sociali. La sempre più marcata tendenza alla guerra sul fronte esterno richiede sul fronte interno un contesto sociale pacificato, e a questo “lavorano” tutti gli apparati dello stato.
Quella contro i compagni di Pap è l’ennesima provocazione condotta dagli apparati di polizia nella città di Napoli. Sono state diverse le manovre aperte e sotterranee di tali apparati contro i disoccupati organizzati poi respinte al mittente e rese anche oggetto di mobilitazioni. Sono diversi i tentativi di intimidazione anche piuttosto plateali come successo solo poche settimane fa a margine di un’iniziativa di alcuni comitati nella Galleria Principe di Napoli, quando un individuo che aveva scattato di nascosto delle fotografie ai presenti, incalzato da nostri compagni a identificarsi o consegnare il cellulare, prima si è rifiutato di rivelare la sua identità e poi si è allontanato di fretta e furia insieme a un suo collega magicamente apparso sul posto.
Tutte manovre e operazioni sfacciate e tese a minacciare, intimidire e far desistere attivisti e militanti dalla lotta. Manovre e operazioni eversive con cui il nemico sempre più piega e spesso supera la sua stessa legalità. Manovre e operazioni che dimostrano quanto in questa società l’obbligo di rispettare prassi e leggi spetti ai proletari mentre la borghesia e i suoi apparati in base ai propri interessi si riservano il diritto di violarle, aggirarle e se necessario sovvertirle. Manovre e operazioni che dimostrano come sia un’illusione per le masse popolari quella di organizzarsi, mobilitarsi e sviluppare la propria azione autonoma rispettando TUTTE le leggi, prassi e norme dettate dal nemico.
Per questo riteniamo che oltre alla giusta denuncia dell’infiltrazione dell’agente di polizia tra le proprie file, i compagni debbano fare lo sforzo di rivelarne nome, cognome e rende pubblica la foto che nei vari servizi giornalistici viene invece oscurata. Poco importa se un avvocato o chi per esso possa paventare questa attività come illegale. Occupare casa è illegale ma è legittimo perché risolve a una parte delle masse il problema di avere un tetto sopra la testa. Occupare il Comune per rivendicare il diritto al lavoro è illegale ma è legittimo perché rafforza la lotta dei disoccupati organizzati. Fare un picchetto davanti a una fabbrica è illegale ma è legittimo perché con questa forma di lotta gli operai da sempre difendono diritti e posti di lavoro.
Occupare strutture abbandonate e renderle spazi sociali e luoghi di aggregazione politica è illegale ma è legittimo perché alimenta l’azione autonoma delle masse popolari dalla borghesia. Prendere mezzi pubblici e treni con il rifiuto organizzato di fare il biglietto è illegale ma è legittimo perché risponde alla necessità dei ceti popolari di muoversi.
Se in ogni epoca le classi oppresse avessero dovuto agire nel rispetto delle leggi e codici vigenti saremmo ancora all’età della pietra. Per questo motivo il proletariato nella sua lotta per il potere deve far valere la parola d’ordine: “è legittimo tutto quello che serve alle masse popolari, anche se è illegale”.
È legittimo anche se secondo qualche avvocato potrebbe rivelarsi illegale tirare fuori il nome del poliziotto che si è infiltrato in Pap a Napoli come giustamente hanno denunciato i compagni. Lo è perché il miglior modo per ribaltare queste azioni eversive è sputtanare chi tra le forze dell’ordine si presta a queste operazioni. Lo è perché non deve esserci più spazio nel resto del movimento popolare per questo agente infiltrato. Lo è perché illegali e abusivi sono gli autori di questa operazione e non certo chi l’ha subita e ora giustamente la rende nota alle masse popolari. Per superare timori o effettivi ostacoli e ricatti posti dalla legalità borghese un modo per fare questo è comunicare in maniera protetta con il (nuovo) Partito Comunista Italiano che grazie alla natura clandestina di cui si è dotato ha mani libere per ribaltare ogni attacco della borghesia e dei suoi apparati.
Quello in cui viviamo è un regime di controrivoluzione preventiva, l’insieme di misure, linee e politiche messe in opera dalle classi dominanti dei paesi imperialisti, in particolare dal secondo dopoguerra, per mantenere la loro egemonia sulle masse popolari, per orientarne le coscienze e comunque controllarne e indirizzarne l’attività in modo da impedire che si sviluppi la mobilitazione rivoluzionaria, che la contrapposizione di classe sfoci in guerra civile.
Un regime che con il procedere della crisi vacilla sempre di più. Ora che l’astensionismo alle elezioni è alle stelle, la concertazione dei sindacati di regime traballa e le illusioni tra le masse di ottenere diritti e conquiste chiedendo alla borghesia sono ormai sepolte da anni di tagli e riforme regressive, ai nostri nemici non restano altro che l’intossicazione e la propaganda reazionaria da un lato e la repressione del dissenso dall’altro. Quelle che sembrano operazioni di forza e di attacco sono quindi sintomi di debolezza e forzature cui la stessa borghesia non vorrebbe ricorrere per non incappare nel fuoco di ritorno della mobilitazione popolare. Ma al contempo se lasciasse fare alle masse popolari queste travolgerebbero il suo sistema di potere.
Queste operazioni sotto traccia, così come le leggi e le misure securitarie del governo sono già rigettate e contrastate da una miriade di iniziative e mobilitazioni popolari. Leggi talmente odiose da aver suscitato la mobilitazione anche di magistrati, costituzionalisti e giornalisti. Il fronte degli scontenti, degli indignati e oppositori al governo Meloni cresce ogni giorno ed è ormai maggioranza nel paese.
La debolezza di questo governo è una campana che suona per tutti quelli che questo governo vogliono fermarlo e rovesciarlo. A questo fine, serve unità, convergenza, organizzazione e iniziative di lotta che rendano impossibile al governo continuare la sua nefasta opera. Invitiamo, quindi, tutte le realtà politiche e sociali come i compagni Potere al Popolo, la Rete Liberi/e di lottare, i sindacati di base, gli organismi operai e popolari di Napoli e di tutta la Campania a riversarsi a Roma e fare del corteo contro il DL Sicurezza del 31 maggio una mobilitazione ampia e dispiegata. Questa la migliore risposta che possiamo dare agli attacchi repressivi del nemico. Questa la pratica che dobbiamo far seguire alle parole di sdegno e solidarietà ai compagni di Potere al Popolo e a tutte le vittime della repressione. Toccano uno, toccano tutti! Tutti a Roma il 31 maggio!
I cinque pilastri del regime di controrivoluzione preventiva
1. Mantenere l’arretratezza politica e in generale culturale delle masse popolari. A questo fine diffondere attivamente tra le masse una cultura d’evasione dalla realtà; promuovere teorie, movimenti e occupazioni che distolgono l’attenzione, l’interesse e l’attività delle masse popolari dagli antagonismi di classe e le concentrano su futilità (diversione); fare confusione e intossicazione con teorie reazionarie e notizie false. Insomma impedire la crescita della coscienza politica con un apposito e articolato sistema di operazioni culturali.
2. Soddisfare le richieste di miglioramento che le masse popolari avanzano con più forza; dare a ognuno la speranza di poter avere una vita dignitosa e alimentare questa speranza con qualche risultato pratico; avvolgere ogni lavoratore in una rete di vincoli finanziari (mutui, rate, ipoteche, bollette, imposte, affitti, ecc.) che lo mettono a ogni momento nel rischio di perdere individualmente tutto o comunque molto del suo stato sociale se non riesce a rispettare le scadenze e le cadenze fissategli.
3. Sviluppare canali di partecipazione delle masse popolari alla lotta politica della borghesia in posizione subordinata, al seguito dei suoi partiti e dei suoi esponenti. La partecipazione delle masse popolari alla lotta politica della borghesia è un ingrediente indispensabile della controrivoluzione preventiva. La divisione dei poteri, le assemblee rappresentative, le elezioni politiche e la lotta tra vari partiti (il pluripartitismo) sono aspetti essenziali dei regimi di controrivoluzione preventiva. La borghesia deve far percepire alle masse come loro lo Stato che in realtà è della borghesia imperialista. Tutti quelli che vogliono partecipare alla vita politica devono poter partecipare. La borghesia però pone, e deve porre, la tacita condizione che stiano al gioco e alle regole della classe dominante: non vadano oltre il suo ordinamento sociale.
4. Mantenere le masse popolari e in particolare gli operai in uno stato di impotenza, evitare che si organizzino (senza organizzazione un proletario è privo di ogni forza sociale, non ha alcuna capacità di influire sull’orientamento e sull’andamento della vita sociale); fornire alle masse organizzazioni dirette da uomini di fiducia della borghesia (organizzazioni che la borghesia fa costruire per distogliere le masse dalle organizzazioni di classe, mobilitando e sostenendo preti, poliziotti, affini: le organizzazioni “gialle”, come la Cisl, le Acli, la Uil, ecc.), da uomini venali, corrompibili, ambiziosi, individualisti; impedire che gli operai formino organizzazioni autonome dalla borghesia nella loro struttura e nel loro orientamento.
5. Reprimere il più selettivamente possibile i comunisti. Impedire a ogni costo che i comunisti abbiano successo: quindi che moltiplichino la loro forza organizzandosi in partito; che elaborino e assimilino una concezione del mondo, un metodo di conoscenza e di lavoro e una strategia giusti, che svolgano un’attività efficace; che reclutino, che affermino la loro egemonia nella classe operaia. Corrompere e cooptare i comunisti, spezzare ed eliminare quelli che non si lasciano corrompere e cooptare.





![[Genova] Solidarietà a tutti gli indagati e denunciati. Contro la repressione passare al contrattacco!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/02/corteo-22-settembre-gaza-941100.jpeg?fit=1024%2C577&ssl=1)
