Il fronte degli scontenti, degli indignati e oppositori al governo Meloni è maggioranza del paese.
La debolezza di questo governo è una campana che suona per tutti quelli che vogliono fermarlo e rovesciarlo e tanti di noi, oggi, sono qui per questo.
Sì, perché la mobilitazione contro il Decreto Sicurezza, iniziata mesi fa, è un rivolo della più ampia lotta contro il governo Meloni e quanto più il governo procede nell’attuazione del suo programma, tanto più suscita la resistenza delle masse popolari.
Ci sono tutte le condizioni per vincere la battaglia contro questa misura liberticida rendendo il decreto inapplicabile. La strada è stata aperta in questi mesi da chi è sceso in piazza sfidando i divieti del governo e facendone carta straccia, difendendo il diritto di manifestare contro “la sobrietà” che una cricca di nostalgici del ventennio ha provato a imporre per contenere le celebrazioni del 25 Aprile, non potendole impedire.
Ebbene, bisogna proseguire per questa strada facendo valere nella pratica il principio per cui gli interessi delle masse popolari sono sempre legittimi, anche quando la classe dominante mette fuori legge le strade per affermarli e perseguirli.
Questo presuppone contrastare sistematicamente la divisione fra “buoni e cattivi” a cui la classe dominante fa ricorso per criminalizzare chi pratica azioni di lotta e vuol dire praticare la solidarietà di classe davanti alla repressione.
La solidarietà di classe è non solo sostegno contro la ferocia della borghesia, è prima di tutto solidarietà con chi sta dalla stessa parte della barricata. Chi decide chi sono i buoni e chi sono i cattivi?
Gli sfruttatori, gli oppressori, i guerrafondai e i criminali di guerra pretendono di deciderlo loro!
La lotta contro la repressione è lotta contro la differenziazione: la lotta di classe e gli interessi della classe operaia e delle masse popolari vanno anteposti sempre e comunque alle chiacchiere e alla legalità della classe dominante.
Serve lavorare più coscientemente alla costruzione di un ampio fronte che raccoglie tutte le forze, gli organismi e i singoli che hanno motivo di e interesse a contrastare tutti i tentativi di restringimento degli spazi di iniziativa politica, che coincidono con i tentativi di smantellare, un passo alla volta, i diritti democratici conquistati nel nostro paese grazie alla vittoria della Resistenza sul nazifascismo.
È importante imparare a combinare di più e meglio tutte le lotte e tutte le mobilitazioni: da quella per il rinnovo dei CCNL dei metalmeccanici e per la sicurezza sul lavoro; ai referendum dell’8 e del 9 giugno, alle mobilitazioni in solidarietà alla Resistenza palestinese e contro la guerra, come quella annunciata per il 21 giugno.
Alcuni segnali indicano che nel nostro paese un movimento politico di ampia portata sta muovendo i suoi passi con continuità.
Le mobilitazioni di aprile e di maggio ne sono state un’avvisaglia – la manifestazione del 5 aprile a Roma contro la guerra, quella del 12 a Milano in solidarietà al popolo palestinese, la diffusa mobilitazione del 25 Aprile, quella di fine maggio contro il decreto sicurezza e la miriade di iniziative, cortei e proteste che hanno in lungo e in largo alzato la bandiera palestinese lungo le tappe del Giro d’Italia. Il movimento popolare si sta dispiegando ed è possibile portarlo a compiere un salto.
Il salto consiste nel dargli uno sbocco politico. Significa rendere ingestibile il paese al governo Meloni fino a cacciarlo e impedire che al suo posto si installi un altro governo delle Larghe Intese – diverso dal precedente solo nelle apparenze (ad esempio un governo del PD e dei suoi cespugli) – e imporre un governo di emergenza popolare formato da persone che godono della fiducia dei lavoratori e delle masse popolari, che agisce su mandato delle organizzazioni operaie e popolari, che attuando la Costituzione del 1948, dà forza di legge alle loro principali rivendicazioni.
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