Il 21 maggio a L’Aquila si è svolta la quarta udienza del processo politico contro il partigiano palestinese Anan Yaeesh palestinese residente in Italia e recluso nel carcere di Terni. Arrestato il 26 gennaio 2024 su richiesta delle autorità israeliane, Anan ha rischiato di essere estradato in Israele dove sarebbe stato sottoposto a trattamenti inumani.
Grazie all’ampio e diffuso movimento di solidarietà e alla campagna che si è sviluppata in tutta Italia, la Corte d’Appello de L’Aquila ha respinto, nel marzo del 2024, la richiesta di estradizione riconoscendo, di fatto, il rischio di tortura.
Il respingimento ha fatto decadere i motivi per la carcerazione di Anan (cioè i fini estradizionali) ma questo non è bastato a mettere un punto all’accanimento politico e giudiziario nei confronti suoi e di altri attivisti palestinesi. Le autorità del nostro paese hanno infatti avviato un’indagine italiana per “associazione con finalità di terrorismo internazionale” (art. 270 – bis c.p.).
Il processo è persecutorio e del tutto politico. Già dalla prima udienza il giudice contro ogni principio costituzionale ha ammesso al dibattimento i verbali degli interrogatori estorti con la tortura (quindi illegali) dallo Shin Bet e dalla polizia giudiziaria israeliana (quindi dalla polizia di un altro paese), estromettendo dal processo la grande maggioranza dei testimoni chiamati dalla difesa, ricorrendo addirittura alla manomissione delle dichiarazioni di Anan durante il processo tramite il traduttore incaricato dal tribunale.
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Questa quarta udienza, che doveva essere decisiva, per lungaggini burocratiche non si è di fatto svolta, limitandosi ad aggiornare il calendario delle prossime udienze. Si è comunque svolto il presidio davanti al tribunale e nelle piazze in solidarietà con la Palestina di questi giorni la campagna di solidarietà per Anan è stata uno dei temi più sentiti e centrali.
I tempi definiti per il processo sono la chiusura dell’attività istruttoria entro il 27 giugno e altri passaggi fino all’arringa difensiva e la sentenza che si terranno il 10 luglio. Appuntamenti che richiedono un rafforzamento e una prosecuzione dell’attività del comitato Free Anan, del movimento di solidarietà con la Palestina e anche delle lotte in corso contro la repressione e le politiche securitarie messe in campo dal governo Meloni.
Il processo a L’Aquila non è “un affare” che riguarda solo il movimento in solidarietà alla Palestina e la schiera di militanti che “ci sono sempre”: può e deve diventare un problema politico di carattere generale, che coinvolge la parte più ampia possibile del movimento popolare e la schiera di solidali, democratici e società civile. Una lotta che va portata in ogni piazza, mobilitazione e iniziativa di lotta condotta in questa fase.
La campagna in solidarietà ad Anan, infatti, si inquadra nella e si deve alimentare della lotta contro il coinvolgimento dell’Italia (in aperta violazione dell’articolo 11 della Costituzione) nelle guerre in Medioriente, nell’est Europa e in ognuno dei focolai della Terza guerra mondiale a pezzi in corso in questi anni. Deve quindi servire a far confluire in un fronte comune contro il governo Meloni e contro ogni governo fautore di misure repressive, securitarie, guerrafondaie e anticostituzionali (come già sono stati ad esempio i governi del PD) l’ampio movimento che si sta sviluppando contro la guerra, l’economia di guerra, contro il genocidio e le politiche repressive finalizzate a silenziare il dissenso e l’iniziativa delle masse popolari.
Le masse popolari dei paesi imperialisti devono raccogliere il testimone che il popolo palestinese e i popoli del Medio Oriente – dal Libano allo Yemen all’Iraq – hanno gloriosamente portato fin qui e che ci consegnano. Questo è il nostro compito, qui, in Italia, adesso. Un compito che nella settimana che si apre si traduce nel partecipare e promuovere la partecipazione in massa alla mobilitazione contro il DL Sicurezza che si terrà a Roma, il 31 maggio. Organizziamo la resistenza, soffiamo sul fuoco della rivolta!






