Il 10 maggio, le strade di Susa sono state attraversate dalla Marcia popolare No Tav: in migliaia contro il deposito di smarino nella piana segusina e a cui hanno aderito, tra gli altri, anche tredici sindaci e l’Unione montana (qui il post di Nicoletta Dosio sulla giornata).
Telt con il suo cantiere Tav continua l’opera di devastazione e avvelenamento della Val di Susa, aggravando i disagi e i problemi per la popolazione locale. In questo, Susa ne è investita in pieno: l’autoporto militarizzato è il sito di stoccaggio “temporaneo” individuato per i detriti e gli scarti degli scavi Tav (lo smarino). Questo, verrà ammassato in tensostrutture e le lavorazioni del materiale saranno prive di aspirazioni, senza contare che deve essere trasportato via camion a Susa (cosa che implica maggior inquinamento e disagi ulteriori…). Quel che è quindi prevedibile sono, con il vento valligiano, vere e proprie tempeste di polveri ad inquinare in maniera mortifera l’intero fondo valle visto che, tra altre sostanze pericolose, lo smarino contiene amianto. Se a ciò si aggiunge l’elevato livello di Pfas nell’acqua, l’avvelenamento è servito.
Così facendo, si uccide il territorio: la statale sempre più inagibile (tra camion, fortini, chiusure, ecc.) e la rete ferroviaria per i regionali già picconata e cronicizzata da ritardi e soppressioni di corse rendono Susa a rischio vivibilità. Infatti, in parallelo c’è il progetto di chiudere la Stazione FS cittadina. Ciò impedirebbe a tanti di poter accedere ai servizi primari quali ospedale e scuole che quindi a loro volta ne risentirebbero notevolmente. Per queste ragioni, durante la Marcia, il Movimento No Tav ha simbolicamente chiuso e transennato con nastri gli ingressi della stazione, dell’ospedale, delle scuole e del Municipio a voler sottolineare il destino a cui vanno incontro e l’inaccessibilità prossima futura per gli abitanti. Inoltre, con uno striscione, è stato denunciato che ormai il Municipio sta lavorando come un “ufficio di Telt” in quanto ormai esautorato da ogni potere decisionale sul territorio.
La linea storica Susa-Bussoleno è vitale per la Valle: non servono grandi opere inutili e dannose come il Tav, bensì potenziare il trasporto pubblico locale presente e renderlo veramente accessibile. È per questo che si batte il Comitato pendolari Valsusa Sfm3 (Servizio Ferroviario Metropolitano Torino-Susa-Bardonecchia) e che abbiamo intervistato a margine della Marcia popolare.
Dall’intervista, emerge bene quanto sia necessario organizzarsi “come il Movimento No Tav” e tutte le sue componenti e l’importanza di fare rete, coordinandosi con altri Comitati simili. Risulta quindi chiaro che la difesa dell’ambiente, della salute, della propria terra e di chi la vive è non solo necessario e legittimo ma significa anche essere partigiani oggi contro speculatori, forze d’occupazione e mafia. Una questione di governo e di gestione del territorio, cioè è una questione di governo popolare del territorio e il Movimento No Tav ne è l’embrione: a sarà düra ma fermare lo scempio del Tav non è solo necessario, è anche possibile!

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