Sfruttiamo tutte le occasioni: elezioni regionali comprese!
Il 25 Aprile in Toscana, come in tutto il paese, è stata una giornata di mobilitazione diffusa e di lotta politica dispiegata, il punto di arrivo di un mese caratterizzato da manifestazioni, scioperi, proteste e iniziative (vedi qui). A dispetto di chi continua a diffondere disfattisimo e rassegnazione; a dire che “la gente non si muove”, nel mese di aprile si è palesata la superiore disponibilità delle masse popolari a mobilitarsi: decine e decine sono state le piazze e le iniziative in cui da un capo all’altro della Toscana, anche nelle zone più periferiche, le masse popolari hanno ribadito la loro contrarietà alla guerra, alla militarizzazione dei territori e dell’economia, al genocidio in Palestina, al sionismo e al Governo Meloni.
Queste piazze hanno fatto vivere concretamente il principio per cui il 25 Aprile è un giorno di lotta in cui celebrare coloro che 80 anni fa hanno combattuto per liberare l’Italia e l’Europa dal nazifascismo, ossia dalla dittatura terroristica della borghesia imperialista che si era dispiegata contro il movimento operaio e comunista dell’epoca.
In Italia la Resistenza è stata: liberazione dall’occupante, liberazione dal fascismo, liberazione dallo sfruttamento del capitale. Ebbene, questa Resistenza è rimasta evidentemente incompiuta: spetta a noi portarla fino in fondo e liberarci dai caporioni della finanzia internazionale, dai guerrafondai dell’UE e della NATO, dal Vaticano e dalla Criminalità Organizzata, dagli esponenti dei partiti delle Larghe Intese come lo sono tanto il PD quanto Fratelli d’Italia. Nel comunicato di preparazione delle attività per il 25 aprile avevamo scritto che avremmo partecipato anche alle celebrazioni istituzionali, non solo per contendere alle Larghe Intese l’orientamento delle masse popolari che vi avrebbero preso parte ma anche per smascherare l’antifascismo padronale di chi condanna il fascismo del secolo scorso mentre tollera e legittima le operazioni più criminali condotte dalla borghesia imperialista ai giorni nostri, come il genocidio in Palestina o i massacri delle popolazioni russofone del Donbass per mano della cricca di nazisti ucraini sostenuti dagli USA e dall’UE.
Il PD – che governa la nostra regione – è fautore dell’una e dell’altra cosa e sta trasformando la Toscana in un vero e proprio hub militare a disposizione della NATO, degli imperialisti USA e dei sionisti. Sul territorio pisano e livornese, già sottoposto a processi di militarizzazione dovuti alla presenza di Camp Darby, si aggiunge (notizia di questi giorni) la volontà di costruire un Hangar da 40 milioni di euro all’interno dell’aeroporto militare di Pisa (città, lo ricordiamo, amministrata dalla Lega) finalizzato al trasporto di truppe e al loro equipaggiamento. Questi soldi si sommano ai 200 milioni di euro stanziati per ampliare Camp Darby e ai 250 milioni per il primo lotto della base militare al CISAM (costo complessivo: 520 milioni). Inoltre, negli ultimi giorni abbiamo appreso dal Comitato No Comando Nato né a Firenze né altrove, che si avvicina l’insediamento del Comando NATO nella Caserma Predieri di Rovezzano a Firenze (30 milioni di stanziamento). L’insediamento di questo comando è un ulteriore passo nel processo di occupazione di suolo italiano da parte della NATO e attesta la nostra posizione di paese a sovranità limitata. Ebbene, il PD mentre si professa antifascista, sostiene le politiche criminali della NATO, sostiene la guerra in Ucraina e i battaglioni nazisti, sostiene il genocidio in Palestina. La Sindaca di Firenze, Sara Funaro, mentre si professa antifascista, tace sull’insediamento del Comando NATO – quindi nei fatti collabora – destinando la popolazione fiorentina a diventar scudo umano degli interessi della NATO e degli imperialisti USA. Allo stesso modo Funaro tace sul genocidio in corso in Palestina e sulle richieste di associazioni, comitati, lavoratori, sindacati e pezzi della sua stessa maggioranza, di destituzione del Console onorario di Israele, il sionista Marco Carrai, dalla presidenza della Fondazione Meyer.
La lotta contro la NATO e contro il genocidio del popolo palestinese è la stessa lotta in quanto è lotta contro l’imperialismo statunitense ed europeo, è la lotta contro lo sviluppo della Terza Guerra Mondiale, è lotta contro il colonialismo e il sionismo che è la forma specificamente ebrea di quei movimenti reazionari (come il fascismo e il nazismo) che nel secolo scorso si sono proposti di risolvere nell’ambito del capitalismo i problemi sociali creati e/o mantenuti dal capitalismo stesso. Nel caso di specie, il sionismo ha “risposto” al problema della persecuzione degli ebrei in Europa usurpando i palestinesi della loro terra. I sionisti si sono installati in Palestina con il sostegno dei principali gruppi imperialisti e lo stato d’Israele è diventato l’avamposto militare e politico dell’imperialismo USA contro la rivoluzione democratica che avanzava nei paesi arabi. Il legame tra sionismo e imperialismo USA è evidente: entrambi per sopravvivere lottano contro le masse popolari e contro la loro emancipazione ma la Resistenza nazionale del popolo palestinese che va avanti da oltre 70 anni, mette a dura prova questo “sodalizio”. Per questo suo contributo tutte le classi sfruttate e i popoli oppressi sono debitori verso il popolo palestine!
La lotta contro gli USA-NATO e il sionismo deve vivere con più forza e in modo più coordinato nelle nostre battaglie quotidiane perchè impedire che la NATO si installi a Firenze significa indebolire la presenza degli imperialisti USA sul nostro territorio e di conseguenza anche quella dei sionisti. Dobbiamo obbligare l’Amministrazione di Firenze a interrompere ogni relazione istituzionale ed economica con le istituzioni, le Università e le aziende israeliane e a procedere con la rimozione del console di Israele dalla Fondazione Meyer così come richiesto dalle associazioni Firenze per la Palestina e Sanitari per Gaza, dobbiamo obbligare l’Amministrazione di Firenze a impedire la realizzazione del progetto di comando NATO nella caserma Predieri di Rovezzano. Le settimane che abbiamo davanti sono un’altra importante occasione per far montare “la maionese della mobilitazione” contro la guerra e l’economia di guerra per rafforzare la nostra resistenza contro i governi locali e nazionali proni ai guerrafondai e ai loro interessi (se non propriamente espressione di questi).
La giornata del 25 Aprile, ha mostrato in piccola parte la relazione fra la debolezza del governo Meloni e in generale delle Larghe Intese e la potenziale forza delle masse popolari organizzate.
Abbiamo di fronte a noi settimane di mobilitazioni per sprigionare quella forza a un livello superiore, a partire dalla manifestazione convocata per il 17 maggio da Firenze per la Palestina (ore 14.30 da piazza San Lorenzo a piazza Poggi) passando per la giornata del 2 giugno e i tanti altri appuntamenti che saranno chiamati dal Comitato No comando Nato, dal Movimento no base, dai lavoratori in lotta contro la guerra, dai comitati che si battono per la sanità, dagli studenti.
Abbiamo davanti a noi la campagna elettorale per le elezioni regionali di cui approfittare per indebolire i partiti della guerra, per alimentare la costruzione di un Fronte anti Larghe Intese, cioè di un’alleanza tra le forze politiche, sociali, sindacali, popolari che si coordinano e agiscono unitariamente per promuovere il protagonismo e l’irruzione delle masse popolari nella campagna elettorale e mettere al centro i temi decisivi: lavoro, carovita, guerra, sanità, servizi. In Toscana sta nascendo una rete di consiglieri comunali e sindaci, schierati contro le Larghe Intese e 100 tra amministratori e consiglieri hanno sottoscritto un appello contro le politiche di riarmo e di militarizzazione dei territori. Alcuni sindaci della piana fiorentina, come Lorenzo Falchi, e Giuseppe Carovani, nonché esponenti dell’amministrazione comunale di Firenze come Caterina Arciprete (AVS), hanno sottoscritto l’appello promosso da alcune realtà per chiedere al Governatore Giani di destituire Marco Carrai dalla presidenza del Meyer. Bene! Ma sono le organizzazioni operaie e popolari che devono tenere il pallino in mano di ogni singola operazione, devono stare con il fiato sul collo agli eletti e ai futuri candidati e dettare loro il programma elettorale per costruire liste elettorali anti Larghe Intese.
L’agonia del marcio sistema politico che ammorba anche la Toscana si protrarrà, con le sue conseguenze disastrose sulle masse popolari, fintantoché le organizzazioni operaie e popolari, i partiti e i sindacati anti Larghe Intese e il movimento comunista cosciente e organizzato non imporranno una soluzione di governo positiva e veramente alternativa, non imporranno un’Amministrazione Regionale di Emergenza. Puntare a governare: questo dev’essere lo sbocco politico delle rivendicazioni delle organizzazioni operaie e popolari; prendere il governo della Regione: è il modo per realizzare le rivendicazioni necessarie e per mettere mano agli effetti peggiori della crisi sul nostro territorio.
Noi comunisti interverremo nella campagna elettorale portando avanti il nostro piano d’azione che consiste nel:
1. rafforzare l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari,
2. alimentare la mobilitazione generale contro la guerra, gli imperialisti UE, USA-NATO, i sionisti e l’economia di guerra,
3. alimentare e favorire la politica da fronte tra partiti e organismi del movimento comunista (unirsi su tutto quello che può vederci uniti e al contempo sviluppare il dibattito franco e aperto su posizioni e analisi divergenti senza mai far mancare la solidarietà reciproca davanti alla repressione),
4. contendere le masse popolari alle Larghe Intese conquistando centimetro dopo centimetro la loro direzione.
Questo è l’impegno che ci assumiamo e a cui chiamiamo tutti coloro che vogliono liberare la Toscana dalle Larghe Intese a partecipare, per costruire un nuovo Comitato di Liberazione Regionale: la Resistenza è oggi!
27-28-29 giugno
Festa della Riscossa Popolare
Unione Operaia Colonnata
piazza M. Rapisardi 6, Sesto Fiorentino (FI)
Federazione Toscana del P. CARC



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