Nei mesi tra marzo e luglio 2024 gli studenti universitari e medi di tutta Italia, raccogliendo l’appello dell’università palestinese di Birzeit e sull’onda delle imponenti mobilitazioni studentesche negli USA e in tutta Europa, occuparono in massa con le proprie tende gran parte degli atenei di tutto il paese, nacque il movimento delle accampate per la Palestina, l’Intifada studentesca in Italia. Tale movimento, nato come evoluzione della lotta per il boicottaggio accademico contro Israele, riuscì a creare in ogni università occupata delle assemblee studentesche di nuovo tipo. Esse, infatti, si concretizzavano come assemblee unitarie di varie organizzazioni studentesche, spesso molto diverse tra loro. Tali assemblee non solo gestivano i vari aspetti dell’occupazione ma anche divennero delle fucine di costruzione di un modello di scuola e ricerca diverso da quello portato avanti dal governo Meloni e la sua finta opposizione.
Tali organismi seppero fin da subito collegarsi tra loro a livello cittadino e nazionale, creando nel concreto un vero e proprio movimento nazionale di massa organizzato. Quest’ultimo infine uscì dalle università e si collegò e rafforzò in modo importante il movimento popolare contro la guerra e in solidarietà al popolo palestinese, riuscendo in questo modo anche a ottenere importanti vittorie. Dalla rottura degli accordi con le università e aziende israeliane (vedi università di Pisa, Bari, Torino e la Statale di Milano ecc.) all’ottenimento di tavoli paritetici per la discussione e riscrittura dei parametri con cui le università fanno accordi con aziende e enti esterni. Il massimo apice raggiunto da questo importante e inedito movimento studentesco nazionale fu la giornata di manifestazione nazionale a Roma contro il governo Meloni, l’1 giugno, e i due giorni di assemblea nazionale, sempre a Roma, il 2 e 3 Giugno. Dal mese di giugno in poi gran parte delle occupazioni nelle università si sciolsero e il movimento delle accampate non ebbe un momento di riflusso. Ciò è dovuto, certamente, anche a dinamiche interne al movimento in solidarietà alla Palestina, in particolare la lotta tra due linee, tra una linea avanzata, che promuove la violazione delle leggi repressive delle Larghe Intese, e una linea arretrata, che tende all’opposto a sottostare alle leggi e divieti dei complici dei sionisti. Ma ciò che nel nostro bilancio è stato principale è stata l’incapacità di trasformarsi da movimento contro il governo Meloni a movimento per la sua cacciata.
Questa esperienza è stata, per noi giovani comunisti della Carovana, pregna di importanti conferme e insegnamenti. Essa ha dimostrato come la situazione oggettiva spinge alla creazione, a partire anche solo da singole tematiche e rivendicazioni politiche, di movimenti studenteschi unitari potenzialmente di portata nazionale. Si è visto ieri con l’Intifada studentesca, oggi lo si vede, per esempio, nella lotta contro il DDL Bernini e la riforma Valditara. Dimostra che tali movimenti, se sviluppati, possono elevare i propri obbiettivi politici e portare lo scontro dal campo rivendicativo alla lotta contro il governo, e quindi potenzialmente alla lotta per la sua cacciata. Dimostra anche che quest’ultimo aspetto, unito all’imposizione del Governo di Blocco Popolare, è l’obbiettivo politico necessario affinché oggi un movimento del genere possa vincere e svilupparsi, difendendo le vittorie ottenute e dando forma di legge al modello di scuola progettato nelle occupazioni. Infine l’esperienza dell’intifada ha evidenziato che:
- nella lotta in corso ogni metodo di lotta, dal uso degli organi di rappresentanza nelle scuole alle azioni conflittuali e disobbedienti, è utile allo sviluppo della mobilitazione e pertanto essi non devono essere messi in contrapposizione;
- che un’organizzazione studentesca avanzata sopravvive e si sviluppa quanto essa riesce anche ad uscire dall’università e dalla propria scuola, collegandosi con il resto delle masse popolari organizzate e attuando con esse dal basso un nuovo modello di governo del territorio;
- che lo sbocco finale di ogni lotta, affinché essa abbia effettiva continuità e possa raggiungere i suoi obbiettivi, deve essere la cacciata delle Larghe Intese e l’imposizione di un governo emanazione del movimento popolare, quello che chiamiamo Governo di Blocco Popolare.

