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Intervento di Chiara Pastacaldi del P.Carc

Compagno A by Compagno A
Maggio 13, 2025
in Prima assemblea nazionale dei giovani
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Ciao a tutti,

io sono Chiara Pastacaldi, Responsabile Nazionale del Settore Lavoro Giovani del Partito dei CARC. Do il benvenuto a tutti i partecipanti a questa Assemblea, la Prima Assemblea Giovani nella storia del Partito dei CARC, un evento importante, che, devo dire, durante la fase di costruzione ha destato una certa curiosità in una buona fetta dei nostri referenti rispetto ai motivi per i quali venisse svolto.

C’è prima di tutto un motivo di carattere oggettivo: nei mesi scorsi i giovani hanno assunto un ruolo decisivo nella lotta di classe nel nostro paese. Il 2024 è stato l’anno dell’Intifada studentesca, con la quale gli studenti sono stati in grado di assestare dei colpi importanti ai sionisti ottenendo l’interruzione dei rapporti di alcune università italiane con atenei israeliani. Il 2025 si è aperto con importanti mobilitazioni animate principalmente da giovani in varie città contro gli abusi delle Forze dell’Ordine in seguito all’uccisione di Ramy, e ancora nei territori stanno nascendo Assemblee Precarie di studenti e ricercatori che si organizzano contro la Riforma Bernini e i suoi tagli all’università. Fra l’altro, proprio ieri l’altro è arrivata la notizia che quest’ultimo è stato bloccato in seguito alle proteste di ricercatori e studenti: un’ulteriore conferma che la lotta paga.

Fra i motivi che ci portano a fare questa prima assemblea ce n’è poi uno di carattere soggettivo, che riguarda il Partito dei CARC, ed è lo sviluppo del suo Settore Lavoro Giovani, un settore che esiste dal 2014 e che ci porta, a quasi due anni dal VI Congresso, ad avere un intervento più o meno consolidato davanti alle scuole e alle università in molti dei territori nei quali siamo presenti. Abbiamo nostri giovani compagni che si stanno cimentando nella costruzione di collettivi studenteschi, altri attivi in organismi giovanili promossi da altre organizzazioni, altri ancora sono giovani e giovanissimi membri di Partito che stanno costruendo sezioni in luoghi dove il Partito ancora non è presente. L’esposizione mediatica degli ultimi mesi in seguito all’Avviso ai Naviganti n. 145 del (n)PCI ha avuto come risultato il fatto che molti giovani si siano incuriositi e avvicinati a noi.

Da qui l’esigenza di un momento di discussione e confronto specifico per i giovani. Un’esigenza motivata anche dal fatto che i giovani proletari, insieme alle donne e agli immigrati, sono i settori delle masse popolari che subiscono di più sulla propria pelle gli effetti della crisi del sistema capitalista, sono i primi bersagli della guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia muove nei confronti delle masse popolari. Pensiamo agli effetti che ha avuto la gestione criminale della pandemia da Covid-19 su giovani e giovanissimi, che sono stati abbandonati all’isolamento sociale con conseguenze molto pesanti in termini di benessere mentale. Penso che ognuno dei presenti in questa stanza faccia fatica a immaginarsi un giovane proletario che abbia fiducia nel futuro. E in effetti, se la direzione della società rimane in mano alla borghesia, è un’illusione pensare che qualcosa possa migliorare: nei posti di lavoro i giovani sono sottoposti a salari da fame che non bastano per sostenere una vita che è sempre più cara e alla precarietà, gli attacchi al diritto allo studio proseguono e si estendono, aumenta la repressione nei confronti di chi si organizza.

Questi sono gli effetti degli ultimi colpi di coda di una classe, la borghesia, reazionaria ormai da 150 anni, il cui permanere al potere sprofonda l’umanità nel baratro della terza guerra mondiale. La guerra in corso è una guerra ibrida promossa dai gruppi imperialisti USA e NATO nel tentativo disperato di arginare il loro declino: il nostro paese vi è pienamente coinvolto, lo si vede dalla complicità con lo stato sionista d’Israele (i video dell’incontro di Mattarella col presidente israeliano Herzog di pochi giorni fa sono l’ennesima riprova che fa cadere ogni possibile maschera di umanitarismo), dai milioni di euro sottratti a scuola e sanità e inviati dall’Italia per finanziare la guerra in Ucraina, dal processo crescente di militarizzazione di scuole e università. C’è una guerra che la borghesia conduce anche sul fronte interno, la combatte a colpi di morti per malasanità, delocalizzazioni e licenziamenti e aumento della repressione.

Ma sotto le ceneri di questo vecchio mondo c’è un fuoco che cova, c’è una generazione di giovani, una parte, certamente piccola, di questi è presente a questa assemblea, che si rendono conto che l’unico modo per costruire un futuro dignitoso per se stessi e per la propria classe è quello di organizzarsi e lottare per costruire una nuova società, spesso sono loro che educano i propri genitori e le persone adulte che hanno intorno. Sono le giovani e i giovani che hanno reso ogni scuola teatro di mobilitazione contro la violenza di genere di un sistema patriarcale come quello capitalista, i giovani e le giovani che, con grande senso di responsabilità, difendono il pianeta dalla devastazione ambientale di cui è pienamente responsabile la borghesia, i giovani in prima linea nello sfidare le leggi ingiuste, come fatto a Roma il 5 ottobre scorso.

Ecco, questa prima Assemblea l’abbiamo chiamata “A conquistare la rossa primavera” e abbiamo deciso di costruirla in occasione dell’80° anniversario della vittoria della Resistenza perché ognuno di noi si può e si deve identificare in quel partigiano disegnato sul manifesto: la storia di Teresa Noce, Alessandro Vaia, Elio Chianesi, sono storie che si intrecciano e intersecano con le nostre. Le migliaia di giovani che si sono legati al partito comunista e hanno combattuto eroicamente lottavano per liberare il paese dal nazifascismo e anche per fare dell’Italia un nuovo paese socialista ed è solo per errori e limiti del partito comunista del tempo che questo obbiettivo non fu raggiunto. Da lì noi dobbiamo raccogliere il testimone e ripartire, perché 80 anni dopo il compito storico che abbiamo davanti come giovani proletari è sempre lo stesso: fare dell’Italia un nuovo paese socialista. È cambiata la casacca del nostro nemico di classe, oggi non si tratta più di liberare il paese dalle camicie nere e dall’occupante tedesco, ma dai numerosi agenti sionisti che operano nel nostro paese (come ha reso noto su ampia scala il (n)PCI con l’Avviso ai Naviganti, per fare un esempio a Firenze c’è la questione di Marco Carrai), dalle centinaia di basi NATO disseminate nel paese, dagli uomini in giacca e cravatta della finanza, in poche parole da tutti i padroni stranieri e nostrani.

Si tratta che ognuno di noi giovani decida di impiegare il proprio tempo, le proprie energie, la propria creatività e intelligenza per far nascere un’umanità oggettivamente superiore, che è quella socialista. Si tratta quindi di riprendere il cammino interrotto; oggi nel nostro paese esiste un partito che ha fatto un serio bilancio dei motivi per i quali il Partito Comunista Italiano al quale non è mancato certo il coraggio e l’eroismo di molti giovanissimi non è riuscito a fare la rivoluzione socialista, abbiamo un partito che si è costituito nella clandestinità (condizione necessaria: se diciamo che siamo in guerra contro la borghesia, perché dovremmo rendere noti al nemico piani e strutture logistiche e organizzative?), un partito che ha elaborato una strategia e una tattica per fare dell’Italia un paese socialista e questo partito è il (n)PCI, che è dirigente di una guerra popolare rivoluzionaria che le masse popolari devono condurre contro la borghesia imperialista: la spirale di guerra nella quale ci trascina la classe dominante non si ferma “soltanto” resistendo e opponendosi, è necessario passare dalla difesa all’attacco.

A qualcuno può sembrare una forzatura il parallelismo con i partigiani: senz’altro si tratta di due fasi storiche diverse, la Resistenza è stato il momento più alto raggiunto dalla lotta di classe nel nostro paese, nel 1945 il movimento comunista era forte e, conseguentemente a questo, il nuovo potere, quello della classe operaia e del resto delle masse popolari organizzate era arrivato ad eguagliare quello della borghesia… Oggi, dopo la sconfitta subita nel secolo scorso (derivante dal fatto che in nessun paese imperialista è stata fatta la rivoluzione socialista) il movimento comunista è ancora debole ma è in una fase di rinascita, eppure la scelta di campo e di vita che noi giovani siamo chiamati a fare è sempre la stessa, e a ben vedere anche oggi esiste già un dualismo di potere, esiste un potere rappresentato dalla parte sana del paese, dagli operai del CdF GKN che dicono giustamente “siamo classe dirigente”, dagli studenti dell’Intifada, un potere che rappresenta il futuro e che si contrappone a quello borghese che è ormai superato dalla storia, un potere che è compito dei comunisti ovunque collocati prima di tutto essere in grado di vedere, poi sostenere, rafforzare, portare a fare dei passi in avanti, fino a portarlo a soppiantare quello della borghesia imperialista.

Per la giornata di oggi abbiamo una scaletta molto fitta, abbiamo invitato a portare un contributo alla discussione varie realtà, alcune delle quali lo hanno raccolto per partecipare in presenza, altre non potevano essere presenti e hanno mandato dei contributi scritti o video, ebbene oggi parleremo di varie tematiche, ogni compagna o compagno che prenderà parola ci porterà di esperienze di organizzazione e lotta, anche problematiche e difficoltà, parleremo di lotta contro la militarizzazione delle scuole, del bilancio e delle linee di sviluppo dell’Intifada studentesca, di organizzazione contro il DDL Bernini, di esperienze di lotta dei giovani contro la repressione.

Ha senso trattare congiuntamente di queste varie esperienze, per quanto diverse, perché nessuna di queste si può risolvere da sola: ognuna chiama in causa il governo, la gestione dei territori. Oggi non si può dire che “non si muove niente”. Chi lo dice è miope o in malafede. il punto è che il movimento delle organizzazioni operaie e popolari procede ancora in ordine sparso, invece è urgente dare un obiettivo politico unitario e di prospettiva per le mobilitazioni studentesche, operaie e popolari che sono già in corso, questo obiettivo è la costituzione del Governo di Blocco Popolare, un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, che abbia la forza e la volontà di prendere le principali misure rivendicate dagli organismi popolari. È giustissimo scendere in piazza e manifestare per l’interruzione dei rapporti degli enti italiani con l’entità sionista, ma chi può prendere questa decisione, il Governo Meloni? Sicuramente no, e neanche, però, l’altro polo delle Larghe Intese, il polo PD, altrettanto guerrafondaio e nemico delle masse popolari. Neanche possiamo aspettare che il movimento comunista diventi grande e forte per poterci occupare della questione del governo, lo sviluppo della crisi è arrivato ad un livello tale che serve prendere ORA delle misure, e d’altronde la storia ha dimostrato che il movimento comunista diventa grande e forte dal momento in cui guida le masse popolari su una linea giusta.

Per questo oggi l’unica soluzione possibile per gli organismi giovanili è quella di rafforzarsi, coordinarsi con le organizzazioni della classe operaia e del resto dei lavoratori con l’obbiettivo cosciente di cacciare il Governo Meloni e sostituirlo con un governo d’emergenza popolare. Attenzione, il termine “cacciare” con la mobilitazione popolare è importante, perché il Governo Meloni non se la sta passando affatto bene, è attraversato da varie contraddizioni, gli scandali e gli scontri tra gruppi di interesse che si susseguono lo stanno rendono sempre più traballante, in particolare si acuiscono gli scontri, in seguito all’elezione di Trump negli USA, fra la parte di borghesia imperialista del nostro paese che vorrebbe sottomettersi ulteriormente agli USA e la parte che ha maggiori interessi con l’Unione Europea.

Noi comunisti dobbiamo essere in grado di approfittare dell’acuirsi degli scontri in nemico, dobbiamo fare in modo che le mille mobilitazioni in corso prendano la direzione politica della cacciata del Governo Meloni e dell’imposizione di un governo d’emergenza popolare che inizia a mettere mano agli effetti più gravi della crisi.

Oggi i principali problemi che ci impediscono di avanzare in questa direzione sono la sfiducia e la rassegnazione, la sfiducia nel fatto che sia possibile imporre un governo di questo tipo, che al massimo possiamo lottare per ottenere qualche vittoria qua e là. Questi fattori, e non certo la forza di una classe dominante sempre più in difficoltà, rallentano la nostra opera: superare la sfiducia, il disfattismo e l’attendismo è fra i compiti principali dei giovani di avanguardia, dei comunisti e dei lavoratori. Le immagini che vengono dalla Striscia di Gaza, rasa al suolo dai sionisti, con le masse popolari e le organizzazioni della Resistenza palestinese che “risorgono” dalle macerie, devono far riflettere sulla potenza che le masse popolari esprimono quando hanno alla testa organizzazioni decise a vincere.

Io quindi vorrei chiudere questo mio intervento introduttivo invitando ciascuno di voi, dalla posizione di lotta che ricopre, che sia un membro del Partito dei CARC o qualcuno che vi si sta avvicinando per la prima volta, un membro di un collettivo studentesco, di un movimento giovanile, a dare uno schiaffo allo scetticismo e a puntare in alto, puntare a governare, perché se è vero che l’imperialismo è l’epoca di putrescenza del sistema capitalista, questo è anche la fase della rivoluzione proletaria, l’anticamera del socialismo.

Prima di iniziare ufficialmente questa giornata che proseguirà nel pomeriggio, abbiamo preparato un piccolo pranzo al sacco al quale vi invitiamo a fermarvi anche come momento di socialità e di conoscenza fra compagni, vorrei leggere delle frasi estrapolate dal testamento di Yaya Sinwar, partigiano, martire della lotta di resistenza del popolo palestinese contro l’occupazione sionista e dirigente politico di Hamas: “Le mie ultime volontà sono quelle di ricordare sempre che la resistenza non è vana e non è solo un proiettile sparato; è piuttosto una vita vissuta con onore e dignità. La prigione e l’assedio mi hanno insegnato che la battaglia è lunga e la strada difficile, ma ho anche imparato che i popoli che rifiutano di arrendersi creano i propri miracoli con le loro mani. Non aspettatevi che il mondo faccia giustizia per voi; ho vissuto e testimoniato come il mondo rimane muto di fronte al nostro dolore. Non aspettatevi giustizia; siate giustizia”.

Questo appello, nel nostro paese, è un invito a prendere in mano il proprio destino e si traduce nel fatto che gli organismi operai e popolari, i coordinamenti, le reti sociali e i movimenti di lotta del paese rafforzino ulteriormente la loro lotta, alzino il tono dello scontro rendendo il paese ingovernabile, rafforzino il proprio ruolo di punto di riferimento per quella parte di masse popolari che non è ancora organizzata e acquisiscano una forza tale da imporsi come unica valida alternativa di governo del paese.

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