Grazie per l’invito ad intervenire a questa importantissima iniziativa.
Sono entrato nel Partito insieme alla compagna Anna Baglioni quando eravamo giovanissimi, io avevo 18 anni e lei 16. Ora voglio fare una premessa perché, mi hanno colpito le cose che ho sentito da parte dei compagni e anche per parlare dei diritti studenteschi.
Noi venivamo dalle grandi lotte contro la riforma Gelmini – ci fu una mobilitazione che bloccò il paese, portammo avanti battaglie importanti, ci siamo formati tanto in quegli anni e trovare un collettivo di cui far parte era una cosa comune. La forza politica che riuscivamo ad imporre ci permise di portare migliaia di giovani ad una mobilitazione su vasta scala in scontri pesantissimi, ma che ci educarono alla lotta in termini pratici, in termini di lotta alla repressione, poiché anche a quei tempi la subivamo pesantemente. Oggi fare occupazione significa andare incontro alla denuncia, essere convocati in questura, essere trattenuti – come è successo agli studenti manganellati a Pisa – 13 denunce con avviso di garanzia con tutto un processo (anche familiare) pesante.
Oggi bisogna educare i giovani alla protesta, all’autogestione – gli studenti hanno chiesto di essere formati e, per mezzo del Manuale di Autodifesa Legale (MAL), siamo i migliori come partito a formare giovani alla resistenza alla repressione.
L’importanza sta anche nel formare collettivi: quando sono entrato nel partito nello statuto c’era esplicitamente scritto dell’importanza del coordinamento tra studenti e lavoratori, che si educassero i giovani ad andare fuori alle fabbriche,
alle feste degli operai etc. Questo è il punto: uscire dalla scuola, occuparsi dei problemi del territorio, costruire il nuovo potere e portare grandi esempi di mobilitazione, come quello che fu contro la riforma Gelmini. Queste sono direzioni politiche che solo i comunisti possono dare; noi non vogliamo esaltare la crisi, ma la crisi c’è e si percepisce.
Tanti giovani che lavorano avevano e hanno voglia di capire come ci si organizza sui posti di lavoro, che cos’è lo statuto dei lavoratori, il sindacato, etc. Questo è il risultato di tutti i tagli che sono stati fatti all’istruzione: la scuola non parla dei diritti che i lavoratori hanno sul luogo di lavoro. La “alternanza scuola lavoro” si fa, ma alle istituzioni non interessa dire che negli anni ’70 i lavoratori hanno conquistato diritti e statuti – preferisce mandarci al macello. Di conseguenza, noi comunisti, abbiamo anche la responsabilità di introdurli anche al mondo sindacale e fare dei corsi, cose che gli stessi sindacati faticano a fare al giorno d’oggi e che se non facessimo noi la situazione diventerebbe ancora più dura. Io ero delegato sindacale e sono stato licenziato per attività politica sul posto di lavoro.
La priorità è anche, quindi, imparare ad organizzare collettivi nelle scuole per costruirli anche fuori, nelle fabbriche, nei quartieri – creare dei veri e propri soviet. Nel mio posto di lavoro abbiamo cercato di organizzare un collettivo indipendente dal sindacato che si legava ad altri operai e perciò io sono stato colpito dalla repressione, con il giudice che annullava le spese processuali e io rinviato in udienza il 20 Marzo – il presidio del 13 Febbraio ha però rovesciato la situazione e ha provocato una vera e propria scossa nelle aule del Tribunale di Giustizia.
Questa è la forza del partito: il partito che forma giovani, che forma operai che hanno voglia di costruire un mondo nuovo – siamo in fase di guerra e se non si fa il socialismo siamo alla balìa dei pazzi. Viva l’assemblea!

