Ciao compagni e compagne, io sono Leonardo di Studenti x la Palestina Firenze e militante della Voce delle lotte.
Inizierei cercando di farvi un po’ la cronistoria di quello che è successo nel corso dell’ultimo anno con le mobilitazioni studentesche per la Palestina. Il movimento degli studenti per la Palestina non inizia con le accampate ma dal 7 Ottobre dopo i primi bombardamenti sulla striscia di Gaza con una serie di mobilitazioni studentesche, sia nazionali a Roma, sia locali, con alcuni episodi molto gravi di manganellamenti da parte della polizia, a Firenze, a Catania e a Pisa, che hanno fatto molto scalpore e hanno sicuramente dato un impulso in più all’organizzazione di una nuova mobilitazione. A febbraio del 2024 c’è l’organizzazione di uno sciopero dei sindacati di base per la Palestina. Il periodo si conclude in primavera con l’organizzazione delle accampate nazionali. Queste accampate iniziano sull’ondata di una mobilitazione che nasce da prima negli Stati Uniti nei campus delle università, poi in Gran Bretagna e nel resto d’Europa, e che si estende anche a Italia. In Italia non avvengono tutte nello stesso momento le accampate. Ci sono sicuramente delle università che hanno rapporti di forza più favorevoli e riescono a occupare prima i plessi delle università. Per esempio, Firenze è quasi una delle ultime a iniziare una accampata e prende questa decisione particolare di coinvolgere tre università diverse. Non c’è soltanto l’Unifi, ma anche la Scuola Normale Superiore della Sede di Firenze e l’Istituto Europeo. La seconda scelta particolare è che non viene occupata una sede dell’università ma la piazza San Marco che viene ribattezzata Piazza Shireen Abu Akleh, in onore di una giornalista uccisa l’anno prima da un bombardamento Israeliano.
Questa è stata un’esperienza molto bella, sicuramente, ma che non è durata tanto. Ci sono delle accampate che sono durate anche più di un mese, per esempio in Venezia, a Torino, a Milano. A Firenze è durata dieci giorni, ma il fatto di essere in una piazza ha reso ovviamente molto difficile il rimanere lì, per molte scomodità e anche perché c’era molto più attenzione da parte delle forze dell’ordine. Ma in quello spazio, in quei dieci giorni, quello che si è riuscito a fare è stato non solo protestare contro gli accordi tra le università italiane con quelle Israeliane ma anche collaborare, come di fatto nella pratica Ovviamente siamo ancora molto lontani da quello che provarono a fare gli studenti nel ‘68, per motivi di numero e sicuramente anche di maturità e di elaborazione politica.
Ho fatto un po’ questa riflessione in quei giorni. Di solito le nostre vite nel nostro mondo di capitalismo avanzato sono completamente atomizzate, individualizzate. Noi abbiamo una serie di impegni nel corso della giornata e siamo noi che ci spostiamo in posti diversi che fanno in qualche modo parte della nostra vita che però rimane unica, nostra. Quello è stato anche il luogo a riunire la totalità della nostra vita e ha fatto vedere quanto sia importante portare avanti le lotte in una dimensione collettiva, anche spaziale. La cosa importante è che abbiamo finito l’accampata a cui insomma ci è stata un’ottima partecipazione. Almeno nei primi giorni si parlava di 200 studenti, a me è sembrato sempre di più. Ovviamente le cose sono andate un po’ scemando ma la cosa importante è che dopo l’accampata abbiamo continuato ad avere una assemblea permanente che continua tuttora a trovarsi, adesso ci troviamo a Novoli, per motivi climatici, appena riprenderà la Primavera torneremo nel luogo precedente perché c’è comunque una esigenza maggiore e questo è importante anche per farsi vedere. Quindi si è cercato di dare una continuità a quello che si era raggiunto durante l’accampata.
Cosa si era raggiunto durante l’accampata? Una parziale vittoria, nel senso che le richieste come in tutta Italia erano quella della recessione completa immediata di tutti gli accordi con le Università Israeliane e la recissione immediata completa di tutti gli accordi con le aziende che costruiscono armi e esportano armi. Questa cosa ovviamente non ha avuto successo ed era molto difficile, ci sono dei rapporti di forza molto difficili. In questo momento, i primi giorni di Giugno, la Commissione ha forzatamente obbligato i rettori e si è arrivata ad una richiesta molto precisa e cioè che non dovete fare un passo indietro, non dovete accettare nessuna richiesta degli studenti in queste notte. Questo per far vedere quanto sia difficile effettivamente scardinare questo sistema se non c’è una grande mobilitazione dal basso continua e forte. Si può vedere che questa non era una vittoria, ne abbiamo parlato molto durante l’Assemblea. Questo per vedere quanto appunto senza una forte pressione dal basso non ci si può aspettare quelle cose che abbiamo risolto nei luoghi istituzionali perché i luoghi istituzionali sono fatti in modo che la rappresentanza studentesca, che infatti non c’è, è molto indirizzata dal Senato Accademico che deve dare una precisa linea direttiva ai Rettori, cioè di non cedere a nessuna richiesta non è certo una Commissione per l’ultimo grado, tra l’altro composta da docenti e da pochi studenti che possano cambiare i rapporti di forza.
L’altra cosa che vorrei dirvi è che appunto a livello nazionale si è cercato di avere i momenti di confronto tra le varie accampate i due momenti, la prima a Roma, il 1 di Giugno e poi la seconda durante il Festival No Tav in Val di Susa, questi momenti nazionali hanno sicuramente messo in luce qualcosa che era già emerso da alcune accampate locali, ma ancora di più. Quello che è sicuramente mancato ad un momento è stata una direzione politica, al primo giorno di assemblea nazionale a Roma la sensazione era proprio che ci fossero le varie realtà che compongono un’assemblea che portava dal loro punto di vista e che non ci fosse dialogo, questa cosa è continuata anche all’assemblea nazionale. Ovviamente questa problematica si è avvolta nel momento in cui il 5 ottobre a Roma si sono create delle fratture, questo ovviamente non ha giovato a nessuno, queste fratture hanno messo in luce mancanze da entrambe le parti ce cercavano di mettersi alla direzione del movimento, organizzazioni che hanno incorporato alla dirigenza della mobilitazione membri collegati all’ANP e questo è molto grave perché l’ANP rappresenta la colonizzazione da parte d’Israele. Non è possibile ovviamente portare alla testa del movimento organizzazioni che non solo vogliono la fine dei bombardamenti su Gaza, ma anche la fine del sistema colonizzatore israeliano, un’entità politica che di fatto difende questo stato di cose. Dall’altra parte però, si è caduti un po’ in settarismi nel non accettare un dialogo politico che non doveva essere una cessione alle posizioni dell’avversario ma doveva essere proprio il modo per costruire l’egemonia sul movimento. Egemonia che di fatto c’era perché nella manifestazione del 5 Ottobre c’erano 15 mila persone arrivate in una situazione oggettivamente difficile perché la manifestazione era vietata, non si sapeva cosa gli sarebbe successo; il fatto che 15 mila persone si siano presentate lo stesso sostanzialmente seguendo le stesse parole d’ordine dimostra che il movimento era unito. Da quel momento in poi anche grazie al fatto del cessate il fuoco a Gaza, con la diminuzione dell’attenzione internazionale su quello che stava succedendo lì, insomma appunto è un po’ diminuita la spinta mobilitativa e l’attenzione devo dire che le assemblee le continuiamo a fare ma la situazione non è cambiata, questo bisogna dirlo per essere realisti. C’era la possibilità che si legasse ed era giusto che si legasse alla lotta contro il DDL1660, che ha colpito prima ancora di essere effettivo, infatti aveva già colpito in qualche modo prima, nella manifestazione del 5 Ottobre. È venuta a mancare questa cosa qui, nel senso che si è parlato sempre meno di lotta contro il DDL Sicurezza , ma questa è una delle prime cose che continua a essere portata avanti e poi ovviamente la mobilitazione che ha cominciato a prendere piedi in università ha creato un altro sbocco possibile alla mobilitazione degli Studenti x per la Palestina.
Io penso che quello che sta succedendo in Serbia può far vedere quanto il movimento studentesco può essere determinante per cambiare i rapporti di forza in un paese. In Italia le cose sono un po’ diverse, è più difficile. Se posso fare una parola su quello che è stato detto prima, credo che non si debba rischiare di cadere nel mito della crisi, quindi quello di vedere l’oggettiva crisi del capitale come stimolo immediato per l’insorgenza di una rivoluzione; non è il caso questo. Si vede sempre di più quanto, rispetto alla situazione oggettiva mondiale di oggi, il movimento si trova in inferiorità e il nostro obiettivo è quello di cercare di preparare il percorso. Da questo punto di vista in questo momento l’unione con le assemblee precarie è sicuramente una direttrice di organizzazione, nel senso che quello che sicuramente ci vuole è che questi momenti comincino a procedere insieme per portare un movimento universitario. Si deve tornare a fare delle richieste universitarie sia studentesche sia di lavoratori nell’università e in questo verranno incorporate le richieste per il contributo per la Palestina.
Le assemblee sono partecipate per lo più da persone già militanti da varie realtà, questo significa che in questo momento, a differenza di quando sono iniziate le accampate, il movimento non può essere definito di massa. Si parla di movimento di massa quando appunto partecipano persone che non fanno già parte di militanze, mentre dalla fine dell’estate in poi è stato sempre un movimento di militanti; e questa cosa è una barriera che in realtà c’è sempre stata, ma che va rotta. Quello che si spera e che si cerca di fare è che la primavera ovviamente è sempre stato un momento di lotta politica più attiva, perché nelle università ci sono appunto dei momenti critici che sono per esempio i periodi di esami, invernali in particolare, è difficile che gli studenti si mobilitino, se c’è deve essere qualcosa di molto grave. Però la speranza è che adesso con la primavera e di nuovo con un’onda lunga che in questo sta avvenendo per esempio in Serbia, abbiamo organizzato un evento su quello che sta succedendo in Serbia e sugli insegnamenti che può darci anche qui in Italia. Sperare che questo e l’alleanza con l’assemblea precaria, nonostante i passi indietro che possono essere stati fatti dalla ministra Bernini in questi giorni, ma che assolutamente non vanno a cambiare la situazione perché i tagli ci sono lo stesso e i rettori italiani hanno accettato pienamente con vigore l’attuazione di questa riforma; la speranza è appunto che questo diventi un movimento universitario più ampio e quello che dobbiamo fare come giovani rivoluzionari è quello di costruire egemonia all’interno delle università su questo.

