Mi presento, sono Paolo Bertolozzi, sono il coordinatore nazionale dei Giovani Comunisti, che è la giovanile del PRC. Intanto ringrazio il Partito dei CARC e i suoi giovani per averci invitato a questa loro prima assemblea.Per i nostri due partiti, soprattutto anche a Firenze in particolare, c’è una grande collaborazione su molti temi. Accennavo prima, quando chiacchieravo con Chiara, al tema dell’opposizione alle basi NATO e ovviamente lo sviluppo del tema, non solo all’opposizione della base in sé, ma di tutta la struttura imperialistica e tutta la struttura di dominio che gli Stati Uniti pongono all’interno del nostro paese. E per noi giovani comunisti e comuniste è estremamente importante partecipare a questi momenti di confronto, portando i nostri saluti, portando la nostra visione, perché crediamo – e l’ho sentito spesso negli interventi precedenti – che l’unità, la collaborazione tra movimenti comunisti, partiti e organizzazioni comuniste sia molto importante e necessaria in un momento come questo dove sembra potersi riaccendere una minima scintilla.Lo abbiamo visto, sono state citate più volte, le accampate studentesche e tutte le mobilitazioni che sono avvenute nelle università italiane in sostegno al popolo palestinese. E la questione giovanile – è stata detta in vari interventi che ho condiviso – di questa mancanza di orizzonte, di questa mancanza di vedere una possibilità di un futuro migliore che è proprio della nostra generazione e che non era propria delle generazioni precedenti, che vedevano la storia con le sorti progressive; si interfaccia, si collega in maniera stretta a due questioni. La prima è che negli ultimi trent’anni abbiamo visto un’egemonia culturale liberista che è riuscita, soprattutto nei giovani, a far passare una mentalità individualista e di “importanza dell’individuo a discapito del collettivo”.Questo ha comportato il fatto che è diventato molto più complesso, negli ultimi vent’anni, riuscire a mobilitare una massa molto ampia di persone. Con alcune, meno male che ci sono, eccezioni, come abbiamo visto durante le accampate palestinesi; perché si è toccato un punto centrale, un punto veramente importante, che è quello di solidarietà a un popolo che sta subendo un genocidio.E questa egemonia culturale di stampo liberista che vediamo attorno a noi, che si collega anche con un anticomunismo generico e che presto diventerà un “anti-antifascismo” generale – lo stiamo vedendo un po’ in quello che succede, non solo nelle sue più ovvie manifestazioni, come è il governo Meloni, ma anche, diciamo così, in un “anti-antifascismo” generale di base, dove la discriminante antifascista non è più così importante come lo era magari anche solo dieci anni fa, quindici anni fa, venti anni fa di sicuro – queste due questioni, questa questione si innesta dell’egemonia culturale liberista, soprattutto sulle nuove generazioni, ma non solo, si innesta alla mancanza di orizzonti di prospettiva determinata dalla – è stata citata anche dall’intervento precedente – dalla crisi climatica, cioè il fatto che si andrà necessariamente incontro a una catastrofe.La catastrofe climatica, che non è che avverrà tra duecento o trecento anni ma che sta avvenendo attualmente. Il fatto che in Emilia Romagna, in un anno e mezzo, siano avvenuti due o tre, se non vado errato, eventi catastrofici di alluvioni – quando prima magari ne avveniva una volta ogni quindici anni – non è un caso, è qualcosa che si svilupperà, diventerà ancora più grande, diventerà ancora peggiore e probabilmente ogni sei mesi vedremo ogni inverno, ogni autunno vedremo un’alluvione del genere in determinati posti che sono particolarmente soggetti. Quindi la questione ambientale e la questione culturale vanno sempre lette, ovviamente, nella contraddizione capitale-lavoro, che diventa il terzo punto centrale della mancanza dell’orizzonte, ossia che i giovani saranno necessariamente precari, ossia non vedono un’altra soluzione, un proprio futuro che il precariato.Precariato che si ha in tutti i settori, sia dal precariato che noi chiamiamo, con un concetto che stiamo sviluppando, “precariato della penna”, cioè di quei ragazzi e delle ragazze che si trovano dopo un percorso di studi – anche molto corposo – si trovano necessariamente precari e il precariato “normale” delle tipologie di lavoratori e lavoratrici non culturali e questa cosa della necessità del precariato fonda il terzo pilastro di questa mancanza di orizzonte. Io so che sarò precario, lo so necessariamente perché se mi va bene tra un anno e mezzo farò un praticantato a 400 euro al mese di rimborso; se mi va male sto a casa ancora con i miei a mandare curriculum – quindi diventa un’impossibilità di vedere il proprio futuro. E questo perché nel sistema capitalistico le contraddizioni si stanno rendendo talmente forti e talmente “pungono le persone nel proprio vivo” perché lo stato sociale è stato smantellato piano piano che è possibile che nei prossimi anni vi sia una possibilità del movimento socialista e comunista di ripresa.Tant’è che, se non vado errato, il centro studi del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha previsto che nel 2035/36 potrebbe esserci una ripresa dei movimenti socialisti e comunisti mondiali.Questa è la loro previsione, speriamo che si avveri o che si anticipi anche di un po’. Quindi è necessario per le giovani generazioni – vado a concludere – la prospettiva comunista perché è l’unica in grado di sovvertire i rapporti di forza che ci sono attualmente.

