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Cgil e Anpi rispondono “presente” alla chiamata dei guerrafondai europei. Che fare?

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Marzo 18, 2025
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Il quotidiano La Repubblica, attraverso la penna lecchivendola di Michele Serra, ha lanciato negli scorsi giorni un appello a mobilitarsi per l’Europa il 15 marzo prossimo a Roma, in piazza del Popolo. Si scrive così, ma si legge: mobilitarsi a favore degli imperialisti europei per approvare i nuovi invii di armi all’Ucraina, spedire truppe europee sul campo e contendere agli Usa la ricostruzione del paese.

L’Ucraina, quel tanto amato e strano paese democratico governato da neonazisti, è sempre più un osso da spolpare. E anche in Italia i pupazzi meloniani di Trump da un lato e quelli piddini della von der Leyen dall’altro, litigano per avere la propria parte. La comunicazione di servizio va quindi a chi, terrorizzato dalla guerra, pensa sia una buona idea partecipare a quella piazza: il 15 marzo è la piazza dei guerrafondai Ue. Nulla più.

E infatti tra i primi aderenti anche un militante, tra i più ardimentosi, dei guerrafondai di casa nostra, Carlo Calenda. È lui che con la solita faccia di bronzo e la mimetica di pace, in preparazione della manifestazione arriva a lanciare i dieci punti per costruire una “grande potenza europea”. E la pace che fine ha fatto? Probabilmente se la metterà sotto i piedi insieme agli altri promotori piddini di questa manifestazione.

Del resto è così che calpestano da anni anche la Costituzione italiana. Pacifisti con l’elmetto della Nato all’estero e democratico-progressisti in guerra contro i lavoratori in casa (vedi Decreto Minniti, Jobs Act, ecc.).

  • L’appello delle Sezioni di base dell’Anpi contro la partecipazione alla manifestazione del 15 marzo

Nella piazza degli intruppati in marcia verso la terza guerra mondiale e sotto la bandiere del disco stellato europeo, ci sarà poi Maurizio Landini. Il segretario nazionale della Cgil ha infatti dato adesione per se e per i suoi, ma senza bandiere e probabilmente con l’indicazione di partecipare con occhiali e baffi finti. Meglio non farsi riconoscere tanto è lo sdegno che questa decisione sta suscitando.

Diverse le voci critiche che si sono levate verso l’adesione a questa manifestazione. Sono state pubblicate una lettera da parte di diversi RSU e delegati e una petizione di iscritti che denunciano il fatto che quest’adesione non è stata decisa democraticamente ed è contraria ai principi e allo statuto della CGIL.

Girano in chat e sui social interventi e prese di posizione di esponenti della sinistra CGIL come Giacinto Botti, di Radici del sindacato e di altri singoli esponenti. E non sono mancate le critiche da parte di organizzazioni politiche (vedasi la lettera del PRC di Prato alla Cgil locale), di organismi popolari (vedasi l’immagine di Landini con l’elmetto di guerra pubblicata dal Comitato No Nato di Ancona) o anche il tam tam social che chiamano al boicottaggio della manifestazione, #iorestocasa.

Potere al Popolo e Democrazia Sovrana e Popolare (quest’ultima chiamando a un’assurda contro-mobilitazione di bandiere tricolore) hanno indetto mobilitazioni alternative. Altre mobilitazioni contro la guerra e in solidarietà con la Palestina erano invece già in programma e stanno diventando punto di riferimento per tutti quei lavoratori e iscritti alla Cgil che non vogliono intrupparsi nella terza guerra mondiale.

Per ogni singolo lavoratore iscritto alla Cgil la questione non è solo non partecipare alla marcia guerrafondaia ed europeista del 15 marzo, ma pretendere che la Cgil NON vi partecipi in nessuna forma e anzi la boicotti. Il sindacato è dei lavoratori, non dei burocrati che rispondono presente! ai richiami del padrone.
La Cgil dovrebbe essere sulle barricate per i referendum contro il Jobs Act e non c’è, dovrebbe essere sulle barricate per il rinnovo dei Ccnl (in particolare quello dei metalmeccanici) e non c’è, dovrebbe essere sulle barricate contro il carovita e non c’è. La Cgil NON deve essere sulla barricata innalzata dai guerrafondai e da coloro che da 40 anni bastonano i lavoratori italiani e le loro famiglie.
Discorso analogo vale per l’Anpi che hanno trasformato i loro stessi iscritti in marionette al servizio dell’”esercito europeo” e della Terza guerra mondiale.

Le prese di posizione di iscritti e delegati contro questa uscita di Landini sono sicuramente importanti ed è giusto che anche altri lavoratori prendano posizione: li invitiamo a farlo pubblicamente.

Le mobilitazioni indette in risposta all’oscena chiamata alla guerra di Repubblica sono sicuramente un passo in più rispetto alla mera presa di posizione. Stesso discorso per tutte quelle mobilitazioni contro la guerra a cui gli iscritti e i delegati hanno dichiarato di voler partecipare in quella giornata disertando la piazza filo guerra e filo Ue.

A tutto questo CONTRO bisogna però aggiungere il PER. I problema principale è fare proposte alternative, spingere all’individuazione di una soluzione politica. Serve un piano e un progetto alternativo per il nostro paese. Serve ragionare e individuare proposte e linee d’azione per diventare quell’alternativa e non relegarsi al solito ruolo di chi si lamenta o rivendica a chi ha il potere di fare questa o quell’altra cosa.

Da questo punto di vista nelle ultime settimane è stata positiva la presa di posizione di Giuliano Marrucci, di Ottolina TV, che ha lanciato la necessità di costruire un Comitato di Liberazione Nazionale che aggreghi tutte le forze contrarie alla guerra, alle politiche antisociali, repressive e securitarie promosse da centrodestra e centrosinistra negli ultimi anni e si ponga il problema darsi un programma di governo alternativo del paese e mobilitarsi per attuarlo. Questa proposta di Marrucci così com’è è parziale perché vede come unico sbocco quello di costruire una lista elettorale ma è comunque importante perché si pone il giusto problema e prova a dare una soluzione.

Quello che bisogna assolutamente evitare, quindi, è che queste sparate dei vertici Cgil diventino un deterrente per i lavoratori e il resto delle masse popolari a mobilitarsi PER i referendum di primavera di abrogazione del Jobas Act e altre leggi antioperaie, PER il rinnovo dei CCNL e la difesa dei posti di lavoro, PER fermare la guerra e le spese militari, PER l’attuazione delle parti progressiste e democratiche della Costituzione e PER cambiare il paese.

Questa non è una scelta da delegare a Meloni o Schlein e tanto meno a Landini. È una scelta che ciascun lavoratore e ciascun gruppo di lavoratori deve prendere e darsi i mezzi per portarla avanti. Far ingoiare a Landini l’adesione alla manifestazione del 15 marzo per i delegati, RSU e iscritti alla CGIL deve tradursi nei seguenti passi:
1. Costruire in ogni azienda, quartiere e città i comitati referendari. Vincere è possibile se i lavoratori dispiegheranno tutta la loro forza e saranno capaci dei tirarsi dietro il resto delle masse popolari. Questa l’esperienza condotta in occasione degli ultimi referendum vinti, dall’acqua pubblica al taglio dei parlamentari. Facendo questo alimenteremo la forza e l’organizzazione dei lavoratori sui luoghi di lavoro e nuove condizioni per il cambiamento del paese.
2. Aderire in massa a tutti gli scioperi indetti nella lotta per l’aggiornamento dei CCNL, spingere i propri delegati e colleghi a indire mobilitazioni e alzare il tono della lotta (vedi esempio dei picchetti, presidi e azioni condotte dagli operai Trasnova di Pomigliano a fine anno). La classe operaia e i lavoratori italiani possono e devono diventare la principale spina nel fianco del governo Meloni.
3. Mobilitarsi contro la guerra e l’occupazione di forze straniere, Usa, Ue e sionisti, del nostro paese. Le campagne di boicottaggio, i coordinamenti, le reti e gli organismi contro la guerra (vedi il Coordinamento Nazionale No Nato o le tante reti cittadine per la Palestina) conducono una lotta strettamente legata a quella degli operai e dei lavoratori perché prendono di mira lo stesso nemico: i capitalisti, la loro sete di profitto e sfruttamento. Ma soprattutto il governo Meloni. E allora serve convergere per cacciarlo!

In definitiva la questione determinante è organizzare la rivolta sociale che Landini ha lanciato e che potrà svilupparsi, nonostante Landini, solo se i lavoratori la svilupperanno. Le prese di posizione, le petizioni e l’indignazione di queste ore, per non limitarsi a essere lo sfogo del momento, devono darsi questo sbocco. Uno sbocco non solo possibile ma necessario. Uno sbocco che è sulla bocca di migliaia di lavoratori del nostro paese e che ha bisogno di diventare organizzazione, mobilitazione e costruzione di un’alternativa valida per cui lottare.

Questo è quello che Giuseppe Di Vittorio e Teresa Noce (che tanti lavoratori stanno citando in queste ore) farebbero in una situazione del genere. Tutto quanto detto finora dimostra che questi ingredienti ci sono tutti. Se Landini ha scherzato a lanciare i referendum e la rivolta sociale, i lavoratori devono fare sul serio perché la situazione è maledettamente seria. Alla lotta!

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Comments 1

  1. Gennaro Guida says:
    1 anno ago

    Visto che avete chiesto il mio parere, vi ringrazio e vi dico la mia. Ho scritto a Serra e gli ho dato la mia adesione, osservando che condivido le dichiarate intenzioni di pace, non vedo perché non dovrei credergli. Uno dei vizi più funesti che si riscontrano negli interventi politici è che i partecipanti di tutte le bandiere si occupano soprattutto di esprimere le loro critiche sulle posizioni che non condividono anziché cercare i punti che si potrebbero accettare. In questo modo si gioca solo al massacro e di regola finisce male. Per fare l’esempio di Serra, ho aderito alla sua proposta, ma ho aggiunto che fatta a quel modo mi sembra inutile e probabilmente inefficace perché è assurdo voler rivolgersi all’Europa e parlare solo all’Italia. La mia reazione, penso, è tale che si presta a far nascere un colloquio costruttivo, un vero dialogo. Nella ricerca mia personale di pace, conosco qualcosa del Sarc, vi ho trovato gente meravigliosa, ho detto la mia e spero che il mio seme germogli, con me o senza di me. Quello che ho ricevuto è già molto, ho imparato a condividere qualcosa con loro. Io sono vecchio e devo dire che ho imparato a vivere in pace solo a questa età, perciò auguro a tutti di vivere a lungo.

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