Ieri mattina, davanti al tribunale di Firenze di viale Guidoni, si è tenuto il presidio in solidarietà al nostro compagno Simone Casella in occasione dell’udienza di appello contro il suo licenziamento da parte di Worsp; azienda, precisiamo, che ha in appalto i servizi di vigilanza in diversi ospedali e presidi sanitari della Toscana Nord-Ovest.
Negli interventi dei compagni e compagne che sono venuti a dare il proprio sostegno a Simone si evince l’importanza della solidarietà di classe verso una una lotta che non è soltanto quella dell’ex delegato FILCAMS CGIL, ma riguarda ogni lavoratore che quotidianamente combatte in difesa di diritti, salario e sicurezza.
Simone ha deciso di non chinare la testa davanti alle provocazioni e all’arroganza dei padroni che alla Worsp erano pane quotidiano, e di non piegarsi a una sentenza ingiusta che in primo grado lo ha condannato anche al pagamento delle spese legali oltre che rigettare la richiesta di reintegro. Ebbene, ieri il giudice ha proposto una conciliazione fra Simone e l’azienda per chiudere la vertenza (con prossima udienza fissata al 20 marzo). Il fatto che Worsp abbia accettato la proposta di conciliazione indica che non sono per niente sicuri del loro “buon operato”, e che è stato più che giusto dare battaglia in questi 38 mesi (!) contro un licenziamento pretestuoso di un delegato sindacale; è stato più che giusto farlo nelle aule di tribunale, nel Consiglio Comunale di Pisa, ma soprattutto fuori: davanti ai cancelli delle fabbriche, nelle piazze, nelle iniziative promosse da compagni, lavoratori e sindacalisti, nelle sedi politiche e nei circoli. E’ grazie a questa rete che si è costruita e alimentata dal basso che Simone ha trovato la forza e il sostegno per lottare contro la repressione aziendale!
La mobilitazione in vista dell’appello, di contro alla linea sostanzialmente remissiva della Cgil di Pisa che dopo la conferma del licenziamento è sostanzialmente sparita, ha evidentemente influito sul ribaltamento della sentenza di primo grado inducendo il giudice a proporre la conciliazione. Nei prossimi giorni discuteremo con Simone e gli avvocati su come proseguire la lotta.
Ringraziamo tutti coloro che stamani hanno partecipato al presidio: in primo luogo gli operai ex Lucchini di Piombino, della Piaggio di Pontedera, della Bobst di Firenze, Delio Fantasia segretario FLMU CUB a Cassino e licenziato politico da Stellantis, i due delegati USB della mensa universitaria di Firenze e della Worsp.
Abbiamo condiviso con tutti che la repressione aziendale (e non) è una questione collettiva, infatti la solidarietà serve non solo a difendere il singolo lavoratore o delegato ma anche a promuovere e formare altre avanguardie di lotta nei posti di lavoro: questi sono una risorsa e un patrimonio del movimento operaio e popolare che i padroni provano a disarticolare con mobbing, reparti confino, licenziamenti ingiusti.
Dunque, come ci insegna la vertenza di Simone, l’unica risposta possibile è organizzarsi, mobilitarsi e insorgere contro i padroni! Non sono loro ad essere forti, siamo noi che dobbiamo far valere la nostra forza!
Ci adopereremo per rendere anche la campagna referendaria promossa dalla CGIL uno strumento per sviluppare la lotta in difesa dei delegati licenziati, mettendo a valore i tanti iscritti disponibili a mobilitarsi per recuperare terreno nei rapporti di forza con i padroni e che, anziché essere sostenuti e valorizzati dai loro dirigenti sindacali, sono liquidati e mal tollerati proprio come Simone. Continueremo a organizzare presidi, casse di resistenza, convegni e mobilitazioni di ogni sorta sul tema della repressione aziendale e coordinamenti come “Fare Rete contro la repressione politico-sindacale” di cui Simone è promotore, sostenendo fino in fondo e in ogni situazione chi viene colpito dalla repressione del padrone. Questa è la “via maestra” che si deve seguire se veramente si è intenzionati a buttare a mare il Job’s Act, la mafia degli appalti e i licenziamenti illegittimi: il resto sono parole e slogan da kermesse.
Federazione Toscana del P.CARC

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