martedì, Luglio 21, 2026
  • Login
Partito dei CARC
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
Partito dei CARC
No Result
View All Result

Lavoratrici, c’è uno sciopero da costruire!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Febbraio 14, 2025
in In breve
A A
0
0
SHARES
8
VIEWS
CondividiShare on TwitterInvia

Per il nono anno consecutivo Non una di meno (NUDM) ha lanciato lo sciopero dell’8 marzo, a cui alcuni sindacati, come la Cub, l’Usi e lo Slai Cobas, hanno già dato copertura sindacale proclamando lo sciopero per l’intera giornata.

Quello in programma per il prossimo 8 marzo è uno sciopero più che mai politico. Dalla discussione collettiva che da settimane coinvolge i nodi territoriali di NUDM, è emerso apertamente lo stretto legame tra la condizione di discriminazione e violenza che le donne delle masse popolari subiscono nella vita e sul lavoro e l’aggravarsi della crisi del capitalismo, con le conseguenti misure lacrime e sangue con cui le classi dominanti scaricano la crisi sulle masse popolari. Nel nostro paese questo oggi si traduce con l’operato del governo Meloni.

Tra i contenuti dello sciopero c’è infatti la lotta contro la guerra e l’economia di guerra e in solidarietà con la resistenza palestinese, la lotta contro la militarizzazione di scuole, università e territori, contro l’inflazione e per il salario minimo e un reddito di autodeterminazione. Lotte che quotidianamente le donne conducono in ogni angolo del paese e che alimentano un sentimento di riscossa che da anni, soprattutto ogni 25 novembre e con gli scioperi dell’8 marzo, si riversa nelle piazze a difesa dei diritti delle donne. Sentimento che deve trasformarsi, a partire dai posti di lavoro, in organizzazione per cacciare il governo Meloni.

Due anni di attacchi alle donne delle masse popolari
Da quando si è insediato, il governo Meloni ha sferrato più o meno apertamente continui attacchi ai diritti delle donne, a partire dall’eliminazione del Reddito di cittadinanza (RdC) misura a cui molte donne inserire in percorsi di uscita dalla violenza e che non avevano più autonomia finanziaria, avevano fatto ricorso per ricominciare, ma di cui dal 2023 non possono più usufruire.
Con l’approvazione del Ddl lavoro dello scorso dicembre è stata approvata la semplificazione dei licenziamenti per assenza ingiustificata, che eliminando l’obbligo della convalida da parte dell’Ispettorato del lavoro, reintroduce le c.d. dimissioni in bianco, che da sempre hanno colpito anche le lavoratrici-madri.
Ma il governo Meloni ha anche peggiorato l’Opzione donna, aumentando l’età anagrafica per il pensionamento delle donne, oltre ad avere inserito lo “sconto” sui contributi pensionistici e il mese aggiuntivo di congedo parentale retribuito all’80%, che si sono rivelate solo misure di propaganda perché i requisiti per potervi accedere sono talmente selettivi che solo un numero marginale di donne riesce ad accedervi.
A queste aggiungiamo anche quella contenuta nel non ancora approvato Ddl 1660, dove il rinvio del carcere per donne incinte e delle mamme fino a un anno di età del figlio passa dall’essere obbligatorio a facoltativo e discrezionale.
Misure dirette a cui si sommano le ripercussioni indirette dello smantellamento più complessivo dell’apparato produttivo e di servizi del paese.

Quando la discriminazione e la violenza contro le donne delle masse popolari diventano legge, per le operaie e le lavoratrici, scioperare per cacciare il governo Meloni diventa un dovere. È con questo spirito che ogni lavoratrice può e deve fin da subito cominciare a costruire nel proprio posto di lavoro lo sciopero del prossimo 8 marzo. In modo da farne occasione e strumento per portare, prima e dopo l’8, l’organizzazione delle donne nei posti di lavoro.

Ogni lavoratrice che sia iscritta o meno a un sindacato, può cominciare a parlare dei contenuti dello sciopero, anche con due o tre colleghe, a partire da un volantino o dalle piattaforme dei sindacati che lo hanno proclamato.

Ogni lavoratrice iscritta a un sindacato che per ora non converge nello sciopero dell’8 marzo, come la Cgil o altri sindacati di base, deve coordinarsi con gli altri iscritti per fare pressione sulle RSU, le RSA e i funzionari affinché si unisca alle altre sigle. Estendendo così partecipazione e coordinamento.

Ogni lavoratrice inoltre può promuovere assemblee sul proprio posto di lavoro, o spingere le RSA a farlo, per discutere dei problemi specifici che le donne e le lavoratrici madri incontrano quotidianamente e di come le misure di questo governo contribuiscono a peggiorarli. Possono usare queste assemblee, coinvolgendo tutte le lavoratrici e i lavoratori, per discutere delle modalità di adesione allo sciopero, soprattutto nei settori che prevedono le fasce di garanzia come la sanità e la grande distribuzione (GDO) e dove spesso la precettazione viene usata come deterrente. In questo caso le lavoratrici possono decidere di organizzarsi con gli altri lavoratori per avvalersi del diritto di scambiare il proprio turno con un collega e potersi astenere dal lavoro il giorno dello sciopero.

Nei luoghi di lavoro dove scioperare invece non è possibile, si può usare lo sciopero per alimentare la discussione con i colleghi, con gli utenti e i loro parenti in caso di strutture sanitarie, o con i clienti in caso di altre attività, mettendo in risalto lo sciopero indossando, ad esempio, spille o magliette con su scritto “io non posso scioperare”. Laddove non è possibile il confronto dentro il posto di lavoro, organizzare incontri fuori da lavoro – anche di fronte a un caffè – è un modo per avviare il confronto con colleghe. Un’ulteriore soluzione può essere quella di ragionare con le colleghe di aderire allo sciopero solo l’ultima ora del turno di lavoro. In questo modo oltre a non perdere i soldi dell’intera giornata, il padrone si troverà a dover sostituire le lavoratrici in sciopero all’ultimo momento o a dover trovare lavoratori in sostituzione agli scioperanti per una sola ora (piuttosto complicato).

In ogni caso tutte le lavoratrici hanno il diritto di scioperare, indipendentemente dal fatto che siano iscritte o meno a un sindacato e possono scioperare anche se il sindacato a cui sono iscritte o che è presente nella loro azienda non proclama lo sciopero.

Leggi anche SCIOPERIAMO CONTRO LA VIOLENZA PATRIARCALE. VADEMECUM 8M2024

Infine, le lavoratrici che non possono scioperare l’8 marzo perché non lavorano il sabato, hanno l’opportunità di giocare un ruolo fondamentale per sostenere e rafforzare lo sciopero, e dare una spallata più forte al governo Meloni. Innanzitutto usando comunque lo sciopero per confrontarsi con colleghe e colleghi. Promuovendo ad esempio assemblee all’interno dei posti di lavoro per discutere delle ragioni dello sciopero e organizzare forme di lotta a sostegno di questo, partecipando in collettivo alle manifestazioni della giornata o con volantinaggi e presidi davanti ai centri commerciali, supermercati e ospedali; davanti ai posti di lavoro dove ci sono donne e madri lavoratrici, che devono unirsi alla lotta per cacciare il governo Meloni, primo passo nella difesa e per la riconquista dei loro diritti e di quelli delle donne della loro classe.

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…
ShareTweetSendShareShareSend
Previous Post

Gli scioperi del trasporto e il futuro del governo

Next Post

[Toscana] Contro censura e repressione: solidarietà a Firenze Antifascista

Related Posts

Per Fakir nessuna pace senza giustizia
Federazione Emilia Romagna

Per Fakir nessuna pace senza giustizia

by Sezione di Bologna
Luglio 20, 2026
0

...

Dal dibattito “Gli insegnamenti di Cuba e Venezuela per avanzare nella rivoluzione socialista”
Federazione Toscana

Dal dibattito “Gli insegnamenti di Cuba e Venezuela per avanzare nella rivoluzione socialista”

by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Luglio 20, 2026
0

...

Genova. Un altro mondo è possibile. Con la lotta di classe possiamo costruirlo

Genova. Un altro mondo è possibile. Con la lotta di classe possiamo costruirlo

Luglio 19, 2026
Sicurezza popolare nei quartieri: un esempio dal Quartiere Luzzatti-Ascarelli di Napoli

Sicurezza popolare nei quartieri: un esempio dal Quartiere Luzzatti-Ascarelli di Napoli

Luglio 18, 2026
Il movimento comunista e la lotta alla repressione del governo Meloni

Dalla Seconda sessione del Tavolo Permanente dei Comunisti

Luglio 15, 2026
Sull’iniziativa contro la repressione del 10 luglio in Senato

Sull’iniziativa contro la repressione del 10 luglio in Senato

Luglio 15, 2026

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali

2025 P.Carc

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Gestisci Consenso Cookie

Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali
  • Log in

2025 P.Carc

%d