Sulle aggressioni di Lotta Comunista alle accampate studentesche

Precisamente, quale internazionalismo?

Prima a Milano (21 maggio) e poi a Roma (23 maggio), i militanti di Lotta Comunista hanno aggredito fisicamente gli studenti accampati all’università per “l’intifada studentesca”.
Ovviamente – e giustamente – la faccenda ha sollevato un vespaio e moltissime organizzazioni politiche, partiti e pezzi del movimento popolare hanno espresso solidarietà agli studenti e condannato le azioni di Lotta Comunista.
Ci siamo presi qualche giorno per portare un contributo che non si limitasse alla sacrosanta solidarietà agli studenti. Con questo articolo cerchiamo di mettere a fuoco che “il problema” di Lotta Comunista non risiede solo nelle pratiche ambigue e deleterie (oggettivamente, rispetto al movimento degli studenti hanno svolto il ruolo provocatorio che polizia e carabinieri si sono ben guardati dallo svolgere finora): le pratiche ambigue e deleterie derivano da una concezione, da un’analisi e da una linea sbagliate e controproducenti.
Una questione ideologica, quindi, che non è affatto limitata a Lotta Comunista. Procediamo per punti.

1. Internazionalismo della cattedra

Quale che sia stata la motivazione particolare e contingente, che Lc ha spiegato in un volantino di “chiarimento”, dietro alle aggressioni agli studenti c’è la concezione politica sull’“internazionalismo” tipica dei bordighisti.
Ad esempio, Lc sostiene che “L’unica soluzione alla guerra in corso è l’unione del proletariato palestinese, arabo e israeliano contro le rispettive borghesie”, ma omette completamente il ruolo della Nato e della Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue.
Non solo. Riduce il sostegno alla resistenza palestinese a una forma di sottomissione alla “borghesia reazionaria e nazionalista palestinese”, indica le forze della resistenza palestinese come “forze reazionarie”, stravolgendo così il ruolo delle lotte di liberazione nazionale nei paesi oppressi.
Questa è l’argomentazione “antinazionalista e di classe” su cui pretendono di criticare il movimento degli studenti che rivendicando la sospensione degli accordi di collaborazione tra lo Stato italiano e quello israeliano.
Sul loro giornale, inoltre, spiegano anche che interrompere questi accordi è sbagliato per almeno altri due motivi.
Il primo è che nel capitalismo la ricerca scientifica è in ogni caso asservita agli interessi della classe dominante e potrà essere liberata solo con la rivoluzione socialista.
Il secondo è che i rapporti di collaborazione con Israele permettono ai giovani israeliani di venire a studiare in Italia e di allontanarsi dalla propaganda bellica dei sionisti, ma anche di arricchire di cultura gli studenti italiani.
Se vogliamo “unire i puntini”, Lc collega l’internazionalismo “contro tutte le borghesie” al ritenere inutile ogni tipo di mobilitazione rivendicativa (perché finché non si fa la rivoluzione socialista tutto rimane nella mani della borghesia imperialista, quindi è inutile mobilitarsi) e porta alla preoccupazione di come i figli della borghesia israeliana debbano poter venire a studiare in Italia e abbeverarsi alla fonte pacifista del nostro democratico paese.
C’è più di un cortocircuito, a partire dal fatto che anche il nostro paese è asservito alla borghesia imperialista e la mobilitazione degli studenti va proprio nel senso di contrastare la progressiva militarizzazione della società.
Dunque, è un internazionalismo per lo meno curioso, il loro: inconcludente anche nella teoria. E che finisce per farne gli utili idioti delle classi dominanti di ben due paesi imperialisti: lo Stato illegittimo di Israele e la Repubblica Pontificia italiana!

2. Teoria “battagliera”, pratica attendista

Lotta Comunista, fin dal nome, si professa partito rivoluzionario. Ma di quelle rivoluzioni che vanno aspettate, in cui bisogna avere fede e speranza perché devono cadere dal cielo.
Affermare che è inutile mobilitarsi per rompere l’asservimento della ricerca scientifica al grande capitale, perché nella società borghese tutto è asservito al profitto dei padroni, è la negazione che la ricerca scientifica sia oggetto e terreno, qui e ora, dello scontro di classe. In questo modo Lc arriva a concepire – e a trattare – chi lotta per cacciare gli speculatori e i guerrafondai dalle università e dalle scuole come una presenza inutile e, anzi, dannosa.
L’esempio della ricerca scientifica può essere esteso a ogni campo della lotta di classe e fa emergere le profonde differenze fra Lc e il movimento politico rivoluzionario.
Posto che la rivoluzione socialista non è un elemento metafisico come la intende e la professa Lc, è utile aggiungere che la rivoluzione socialista non scoppia, NON è un moto insurrezionale. È un processo di accumulazioni quantitative che producono salti qualitativi, ha la forma della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata (questo ci hanno insegnato le rivoluzioni vittoriose della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria) e si costruisce moltiplicando gli organismi operai e popolari che agiscono da nuove autorità pubbliche, che con la loro azione occupano i posti che prima erano delle autorità e delle istituzioni della vecchia classe dominante.
Ecco la funzione di tutte quelle mobilitazioni che Lc definisce “inutili e persino dannose”: far compiere alle masse popolari che vi partecipano una scuola di lotta di classe, far emergere i limiti oggettivi delle lotte rivendicative, spingere la loro parte avanzata a porsi l’obiettivo del potere, portare gli organismi operai e popolari ad agire come nuove autorità pubbliche. Non è e non sarà un processo pacifico, né lineare. Non è una roba da guanti bianchi e pranzo di gala. È un processo che necessita dell’azione cosciente dei comunisti, del movimento comunista cosciente e organizzato, del partito comunista, che è il promotore, formatore, educatore e dirigente delle masse popolari.

3. Idee sbagliate e attendismo sono l’anticamera dello sbandamento

Posto che tanto la concezione di Lc sull’internazionalismo quanto la linea attendista sono fuorvianti e nocive, è utile un breve ragionamento sul ruolo di Lc nella lotta di classe in corso.
Lc non è alla testa del movimento rivoluzionario e non vi contribuisce in alcun modo. Non è alla testa delle lotte rivendicative, anzi le ostacola e le contrasta. Non è alla testa delle proteste e delle mobilitazioni contro la Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue, anzi accusa chi promuove la resistenza popolare (e chi solidarizza con la resistenza popolare) di essere reazionario, islamista radicale, oscurantista. A ben vedere, Lc non è neppure alla testa della mobilitazione per cacciare il governo Meloni.
Tutti indizi sufficienti per concludere che la direzione di Lc è allo sbando e conduce alla sbando la parte di masse popolari che in qualche modo riesce a influenzare attraverso i metodi – è anche una questione di metodi, sì – più simili a quelli di una setta che di una organizzazione del movimento comunista.
Talmente allo sbando da scagliarsi contro gli studenti universitari e contro tutto il movimento di solidarietà al popolo palestinese. Talmente allo sbando da assumere, oggettivamente, il ruolo di provocatori, ruolo che, in piena campagna elettorale, neppure la polizia e i carabinieri di Meloni e Piantedosi si sono sognati di assumere.
Le idee sbagliate hanno spinto Lc a spalleggiare il Ministero degli Interni, le forze di polizia e i sionisti nell’attacco a chi oggi sta promuovendo uno dei più ampi e combattivi movimenti contro la guerra degli ultimi trent’anni.
Un movimento in cui si è incarnata la voglia di tanti giovani delle masse popolari di cambiare il corso delle cose, di fermare le guerre che gli imperialisti muovono nel mondo, di trovare uno sbocco e un’alternativa al marasma.
Solo chi è allo sbando nega che le mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese, in primis quelle degli studenti, alimentano, rafforzano e sostanziano la lotta di liberazione del nostro paese e che combattere i sionisti (e il loro Stato) è parte del compito dei comunisti italiani perché i sionisti sono uno dei gruppi imperialisti che dominano il mondo e sono anche un pezzo della borghesia imperialista che dirige il nostro paese.
Altro che battagliare per mantenere gli accordi con le università! I comunisti devono lottare per cacciare i sionisti dal nostro paese alla stregua dei gruppi Usa, Ue, del Vaticano, di Confindustria e delle organizzazioni criminali!

4. Il ruolo di Lotta Comunista nel movimento operaio

Ma non è “solo questo”. Attraverso una politica di entrismo passivo nella Cgil (entrismo basato sul ruolo da pompiere della mobilitazione operaia), Lc ha effettivamente un seguito in varie aziende del paese, in alcuni casi grandi aziende.
Ebbene, alla luce dell’influenza che potenzialmente ha sul movimento operaio italiano, le posizioni di Lc sono ben più dannose: oggettivamente spingono la classe operaia a schierarsi contro gli studenti.
Non esiste alcuna arzigogolata “giustificazione ideologica” – né strategica né tattica – che consente di inquadrare questa condotta, questo ruolo, come qualcosa di diverso da un incentivo alla mobilitazione reazionaria (mettere masse contro masse).

5. Cosa insegna questa storia?

Insegna che da idee sbagliate discendono pratiche sbagliate. Insegna che il dibattito ideologico, la lotta ideologica, entro il movimento comunista cosciente e organizzato è fondamentale: è l’unica cura efficace alle deviazioni e allo sbandamento. Posizioni simili a quelle di Lc sull’internazionalismo sono diffuse anche nel movimento comunista italiano e internazionale. Da lì derivano le tesi per cui la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione russa sarebbero paesi imperialisti o per cui gli imperialisti Usa e i governi dei paesi che si ribellano all’imperialismo sarebbero “sullo stesso piano” [per approfondire vedi Sulla conferenza teorica sulle crisi economiche dell’imperialismo di Amsterdam].
Ma questa storia insegna anche che i comunisti italiani devono smetterla di occuparsi di tuttologia internazionale e dedicarsi seriamente alla rivoluzione socialista nel proprio paese.
Non spetta ai comunisti italiani dare lezioni o decidere la strada che il popolo palestinese, o qualsiasi altro popolo del mondo, deve compiere per fare le rivoluzione socialista.
È solo facendo avanzare la rivoluzione socialista in Italia che daremo il contributo più alto ed efficace alla rivoluzione proletaria negli altri paesi. Questo è il carattere internazionalista della nostra opera.

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