Dalle piazze del 25 Aprile la resistenza avanza in tutta Italia

Non è stata una ricorrenza

Il 25 Aprile è stata una giornata di mobilitazione generalizzata. Una marea di manifestanti ha invaso il paese da nord a sud in solidarietà con la resistenza palestinese, contro la guerra e contro il governo Meloni.

Lo sdegno verso il governo dei nostalgici del ventennio, le sue misure di guerra, gli attacchi alla libertà di esprimere il proprio dissenso e organizzare la resistenza sono stati il cuore di tutte queste piazze. È stato così tanto che gli esponenti del governo non hanno messo piede in nessuna di queste iniziative, ad eccezione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, sonoramente fischiato e contestato a Treviso.

Il 25 Aprile non è stato però solo questo. In questa giornata, infatti, il Pd e i suoi accoliti avevano predisposto tutto affinché le celebrazioni del 25 Aprile diventassero una grande speculazione in chiave elettorale contro “il moderno fascismo del governo Meloni”.

A tal proposito hanno sfruttato fino in fondo i numerosi assist che gli esponenti del governo Meloni hanno offerto loro: dalle polemiche sulla censura della Rai a Scurati alle esternazioni di Salvini. Tuttavia l’operazione è riuscita solo nella misura in cui i principali organi di informazione hanno dato spazio e fiato a questa pantomima.

La manovra non è riuscita affatto nell’intento di intruppare le larghe masse nelle file dell’antifascismo padronale. Anzi un filo conduttore che lega gran parte delle mobilitazioni è stato quello di non limitarsi a contestare il governo Meloni ma prendere di mira anche il Pd. Nelle celebrazioni istituzionali, dal corteo di Milano alle mille iniziative organizzate nel resto del paese, tante sono state le contestazioni, le irruzioni e in alcuni casi la cacciata di ogni bandiera del Pd, della Nato, dell’Unione europea e dello Stato sionista di Israele.

Di seguito le corrispondenze che abbiamo raccolto da alcune piazze e iniziative del 25 Aprile in cui siamo stati presenti.

A Milano la contestazione è di massa

Anche quest’anno una ristretta minoranza di persone costituita dai vertici del Pd, +Europa, Azione, Italia viva e la comunità sionista, ha provato a imporre i suoi vessilli: quelli dello Stato sionista d’Israele che conduce il genocidio del popolo palestinese, quelli della Nato e quelli della Ue. Una cricca che non ha nulla a che fare con la manifestazione del 25 Aprile e la conduce su posizioni opposte e inconciliabili rispetto alle posizioni – ai valori, agli ideali, alle aspirazioni – per cui decine di migliaia di persone sono scese in piazza. Uno sfregio alla storia della Resistenza, ai partigiani, agli antifascisti di questo paese e ai resistenti di ogni tempo e di ogni paese.

Per questo dopo aver lanciato un appello i giovani Palestinesi e UDAP si sono riuniti in Piazza Duomo, per garantire che in quella piazza – che è il “cuore” della manifestazione – sventolassero migliaia di bandiere palestinesi contrariamente a quanto disposto dal comitato organizzatore che voleva relegare le bandiere della Palestina alla coda del corteo per “non disturbare” i promotori del genocidio in corso in Palestina, che dovevano sfilare indisturbati alla testa.

Per questo varie realtà organizzate si sono date appuntamento per denunciare la presenza dei sionisti e filoatlantisti che stavano alla testa del corteo. Anche se le forze dell’ordine hanno provato ad isolare questa parte del corteo, la contestazione è diventata di massa. Si è creato un corridoio di persone che contestavano da entrambi i lati del corteo la presenza degli sciacalli sionisti.

Il tutto è poi stato sintetizzato in uno spezzone unitario con Partito dei Carc, Miracolo a Milano, Patria Socialista, Resistenza Popolare e Movimento Politico per il Socialismo dietro allo striscione “Dal Donbass alla Palestina – Liberazione dalla NATO assassina”. Questo ha portato anche lungo il corteo la necessità di imporre una nuova liberazione, dalla NATO e dai suoi servi delle Larghe Intese. Tante le compagne e compagni mossi da sentimenti realmente antifascisti, che hanno la bandiera rossa nel cuore, che sono solidali con la resistenza palestinese (a dimostrazione, le tante bandiere palestinesi presenti in tutto il corteo), hanno espresso la loro solidarietà e appoggio a chi si è opposto alla presenza dei sionisti e delle Larghe Intese.

Diamo solidarietà ai ragazzi fermati e arrestati che hanno contestato l’arrivo della brigata ebraica in piazza Duomo e che hanno giustamente risposto alle loro provocazioni del tipo “vi abbiamo fatto 30.000 morti” e che, insieme alla miriade di bandiere palestinesi già in piazza hanno contribuito a che la brigata ebraica e i loro sostenitori si sciogliessero come neve al sole.

A Milano, nelle celebrazioni del 25 Aprile, dalla testa alla coda del corteo, ha vinto quindi la solidarietà alla resistenza palestinese, contro le guerre imperialiste foraggiate dalla NATO e dalla UE e sostenute dal governo Meloni e dal polo Pd. Dalla testa alla coda del corteo i provocatori e gli sciacalli del 25 Aprile sono stati isolati e contestati, i sionisti e filoatlantisti con i loro sostenitori organizzati con la brigata ebraica, non sono nemmeno arrivati al palco.

I sionisti hanno provato a fare la voce grossa a Roma

L’insozzatura di regime del 25 Aprile quest’anno ha interessato la piazza romana di Porta San Paolo, prescelta dagli estremisti di destra della comunità sionista, con l’appoggio istituzionale, poliziesco e mediatico di cui tradizionalmente godono, per un’oltraggiosa scorribanda contro la memoria della Resistenza al nazi-fascismo.

Centinaia di antifascisti, tra cui i compagni del P.CARC, si sono opposti a questa provocazione contrastando sul campo il tentativo di piegare il significato del 25 Aprile e della piazza di Porta San Paolo alla propaganda sionista del genocidio in corso a Gaza. Il tutto sotto il frequente lancio di sassi, petardi e oggetti vari da parte dei sionisti protetti dalla polizia.

Terminata l’occupazione di Porta San Paolo da parte sionista insieme ad altri compagni e compagne abbiamo mantenuto la nostra presenza in piazza per continuare a presidiarla contro i tentativi di strumentalizzazione del 25 Aprile da parte di agenti NATO, UE e sionisti ma anche contro la scelta, operata da Rete dei Comunisti e dal Coordinamento di Solidarietà con la Resistenza Palestinese, di abbandonare Porta San Paolo subito dopo la fine della scorribanda sionista anziché portare con forza la denuncia del genocidio in corso in Palestina, della guerra mondiale in cui il governo Meloni e le larghe intese ci trascinano nonché l’appello a cacciare il governo Meloni, tra la massa dei partecipanti alla mobilitazione ANPI.

È quel che abbiamo fatto con le nostre forze, insieme ai compagni di Educatori per la Palestina e con altri compagni rimasti a presidiare Porta San Paolo, contribuendo ad orientare il clima di una piazza al mattino presa in ostaggio dagli abbruttiti picchiatori sionisti e poi dai professionisti dell’antifascismo padronale come il sindaco Gualtieri che celebra la Resistenza a chiacchiere ma partecipa al partito dei guerrafondai di oggi. Quanto accaduto dimostra l’importanza di rafforzare l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) e l’azione di quanti al suo interno danno battaglia per impedirne la trasformazione in un appendice di regime e ostaggio delle manovre guerrafondaie in corso. La scorribanda dei sionisti (alias Brigata Ebraica) è l’esemplificazione della rovina cui è destinata andare incontro l’ANPI seguendo questa strada.

A Napoli il corteo di movimento sfila per la città

Il 25 Aprile a Napoli ha visto l’organizzazione di una manifestazione ampia e partecipata caratterizzata sui temi della Resistenza, contro la guerra e il governo Meloni. Una mobilitazione di oltre 5.000 manifestanti, che ha visto confluire il grosso del movimento di resistenza cittadino, con delegazioni anche da altre città della Campania.

Oltre alla fiumana indistinta (il grosso del corteo) con bandiere palestinesi, capitanata dal movimento di solidarietà con la Palestina, seguita da spezzoni di Potere al popolo, gruppi studenteschi, Sinistra Classe e Rivoluzione, sindacati di base ma anche realtà popolari come il Comitato Free Assange, Scampia per la Palestina, Consulta popolare sanità e salute e altre.

La piazza è stata piuttosto combattiva dal punto di vista dei contenuti e della netta opposizione al governo Meloni. Sono state fatte piccole azioni di lotta e dimostrative durante il percorso. Non ci sono stati particolari problemi di ordine pubblico e non c’è stata alcuna presenza del Pd che insieme a Cgile e M5s ha tenuto un’iniziativa pubblica di lettura della Costituzione in un’altra piazza (decisamente meno partecipata del corteo di movimento).

A Firenze contestazioni e corteo di movimento

Il 25 mattina ci sono state alcune contestazioni alle iniziative istituzionali organizzate da Firenze per la Palestina. Sono stati lanciati slogan e agitati cartelli, tra cui quello più approvato, anche da soggetti dell’ANPI e probabilmente della base PD, era contro Carrai a conferma dello sdegno delle masse popolari verso il soggetto.

Nel pomeriggio c’è stata la mobilitazione di piazza S. Spirito. Molto partecipata quest’anno soprattutto da giovani. Il corteo di almeno 2mila persone ha sfilato con una certa combattività per la città. Fra gli interventi sono spiccati gli studenti, il No Comando NATO e Sanitari per Gaza.

Erano presenti e sono intervenuti anche il CdF GKN, i sindacati di base che il Primo Maggio sfileranno dal cantiere Esselunga di via Mariti, varie forze politiche: oltre al P.CARC c’erano PRC, FGC e SCR ma soprattutto una marea di masse popolari. Non c’era il PD che in città in questo giorno non ha veramente cittadinanza.

A Reggio Emilia passeggiata antifascista e spezzone contro la guerra

Nei giorni precedenti al corteo del 25 Aprile è stata costruita una piccola operazione di avvicinamento, ovvero la passeggiata antifascista in viale Umberto I di pulizia dei simboli fascisti, che ha visto la partecipazione di circa trenta persone di varie organizzazioni partitiche e non.

Il 25 Aprile è stato costruito uno spezzone unitario contro la guerra alla manifestazione istituzionale. Erano presenti anche alcuni palestinesi fuggiti da Gaza oltre rappresentanti di varie forze politiche come P.CARC, PaP, PRC, Resistenza Popolare, SCR e PCL, il Movimento per Reggio Emilia e REagire. C’erano anche diversi RSU della Cgil, il Comitato Autonomo Mirabello e Costituente Comunista Emilia Romagna.

Rispetto alla gestione della piazza, le contestazioni al PD e alla presenza di bandiere ucraine e israeliane sono state costanti fin dall’inizio fino all’apice in piazza Martiri dove abbiamo preso di mira, a pochi metri, Prodi, Delrio, sindaco Vecchi e accoliti.

Le contestazioni e gli slogan contro la NATO, i sionisti e il genocidio in corso ai danni del popolo Palestinese portati avanti per tutto il corteo, ha spinto a che in piazza i vessilli israeliani venissero chiusi. La contestazione è andata avanti a voce durante i comizi. C’è stato poi un tentativo repressivo da parte della Digos che si è schierata in forze minacciando di denunciare gli autori dello spezzone per manifestazione non autorizzata.

A Bologna, Cesena, Rimini con i compagni di Costituente Comunista Emilia Romagna e molti altri compagni abbiamo volantinato portando la parola d’ordine di una nuova liberazione nazionale del nostro paese dalla NATO e dai sionisti e della nostra regione dal PD, il partito del cemento e della guerra.

A Catania e Palermo contestato il Pd

A Catania è stato organizzato uno spezzone di movimento all’interno del corteo istituzionale. L’episodio più rilevante del corteo si è verificato praticamente all’inizio, quando si stavano rodando ancora le varie composizioni e i vari spezzoni. Dietro uno spezzone composto da P.CARC, USB, collettivo di medicina e altri aggregati afferenti al CSP si era piazzato inspiegabilmente il PD. Al che dallo spezzone hanno iniziato a lanciare cori contro il PD e per la sua cacciata dal corteo. Ci sono stati degli scambi verbali fra alcuni compagni ed esponenti del PD poi sfociati in spintoni fra i due spezzoni. Il PD ha provato a superare lo spezzone dei compagni ma questi si sono schierati in cordone. A questo punto è intervenuta la PS ha scortato il PD davanti fra ANPI e altre realtà istituzionali.

Lo spezzone dei compagni ha continuato secondo il suo programma con interventi a megafono e cori sulle questioni della resistenza palestinese, della guerra interna, della rivoluzione e simile. Un’azione organizzata durante il corteo è stata quella di bruciare una bandiera israeliana davanti al comune di Catania

Anche a Palermo c’è stata una manifestazione partecipata e caratterizzata dal sostegno alla resistenza palestinese e alla cacciata del governo Meloni. Anche in questo caso il Pd è stato oggetto di contestazioni.

A Trieste niente corteo istituzionale

A Trieste non c’è stato un corteo istituzionale, nemmeno indetto dall’ANPI. Le condizioni atmosferiche erano pessime ma questo non ha demoralizzato i protagonisti del corteo di movimento. La partenza era prevista alle 12 (quella indicata dalla Questura) ma si è praticata una forzatura e si è partiti alle 10 dopo un blando tentativo di impedirlo da parte della polizia presente con un numero imprecisato di agenti Digos.

Il corteo è arrivato alla Risiera di S. Sabba blindato da polizia, carabinieri e una agenzia privata per effettuare perquisizioni a chi entrava in Risiera (regolata attraverso un “contapersone”). I manifestanti sono stati fermati a circa 100 metri dall’ingresso e blindato dai celerini.

Erano presenti tante bandiere palestinesi ma anche riferimenti al governo Meloni e alla chiusura dei consultori fatto da NUDM. Con una forzatura al grido di “siamo tutte antifasciste” e “non ci fanno entrare alla Risiera” il corteo è riuscita a entrare in Risiera dove si è conclusa la mobilitazione.

Due esempi di irruzione nella campagna elettorale

A Castellammare, dove sono in corso le elezioni amministrative, la sezione locale del P.CARC ha organizzato un intervento in grande stile nella marcia che ogni anno l’Anpi organizza in città. L’azione consisteva nel fare diffusione di un volantino in cui lanciavano le parole d’ordine di riscossa e di costruzione della nuova liberazione di Castellammare e del paese. Per l’occasione è stato realizzato uno striscione con le parole d’ordine “Per una nuova liberazione | A Castellammare non c’è posto per persecutori dei partigiani e antifascismo padronale | Questa la nostra campagna elettorale”.

Alcuni esponenti del PD locale si sono presentati in forma sciolta (senza bandiere) ma visto il megafono, lo striscione e le bandiere alla testa del corteo hanno preferito andarsene. Non è mancata una provocazione da parte di un esponente dell’Anpi che ha cercato a inizio marcia di far togliere le bandiere dei comunisti ma è stato subito isolato e messo in condizioni di andarsene e riapparire solo al concentramento finale.

La partecipazione così organizzata ha alzato il livello di combattività del corteo e infuso coraggio anche agli altri compagni che vi hanno partecipato. Tanto che a fine corteo anche le cariche istituzionali hanno dovuto fare i propri comizi vicino allo striscione, attorniati dalle bandiere rosse e parlando in un megafono recante i simboli comunisti.

A Colle Val d’Elsa, dove sono in corso le elezioni amministrative, la lista Colle insorge è intervenuta con proprie parole d’ordine e striscione alla Festa della Liberazione in ricordo della lotta partigiana. Il contenuto era quello di non fermarsi alla semplice commemorazione, ma sviluppare le condizioni per una nuova rinascita, di rivendicazione da parte di quanti, ogni giorno, scelgono di prendere parte, di essere partigiani, combattendo la battaglia per una nuova sovranità popolare, per una nuova sovranità nazionale. I compagni della lista hanno denunciato in piazza come i partiti tradizionali dal PD a FDI continuano il percorso lacrime e sangue imposto dalla UE e la politica estera militarista e bellicista della NATO. I servizi pubblici e essenziali vengono ridotti e privatizzati, il lavoro sempre più precarizzato, le morti sul lavoro una tragica costante. A livello regionale e toscano vediamo i disastrosi effetti dei continui tagli sulla sanità e l’ irresponsabilità di quotare in borsa con la Multiutility i servizi essenziali.

Hanno indicato ai presenti di contrastare la retorica dell’antifascismo padronale, di lottare insieme per un governo locale espressione della partecipazione attiva della popolazione, delle associazioni nelle scelte amministrative.

E ora? Continuare a organizzare la resistenza!

Il movimento di resistenza delle masse popolari, le forze politiche e sindacali contrarie alle politiche delle Larghe intese, i sinceri democratici scesi in piazza a difesa della Costituzione e le varie organizzazioni del movimento comunista non devono disperdere le posizioni conquistate con questo 25 Aprile.

Bisogna raccogliere i frutti di questa giornata per alimentare la cacciata del governo Meloni e la sua cricca di nostalgici del Ventennio fascista, non dare tregua al PD e ai suoi accoliti e alimentare un movimento che, dal basso, si coordini per imporre un governo di emergenza popolare: per porre fine alla sudditanza dai sionisti, dalla UE e dalla NATO, per fermare l’escalation di guerra in cui ci stanno trascinando e attuare le misure che servono per una vita e un lavoro dignitoso e sicuro per tutte e tutti.

Questo vuol dire utilizzare per rendere il paese sempre più ingovernabile al governo Meloni, tutte le prossime mobilitazioni in solidarietà con la Palestina, le iniziative per la Giornata internazionale dei lavoratori del 1 maggio, la mobilitazione del 25 maggio contro l’Autonomia differenziata indetta dalla Cgil, le celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno e le elezioni europee e amministrative del 10 giugno. Quella che abbiamo davanti è una campagna elettorale lunghissima in cui bisogna irrompere, usare ogni appiglio e iniziativa per avanzare nella nuova liberazione del nostro paese!

Cosa vuol dire irrompere nella campagna elettorale?
Facciamo appello a tutti coloro, singoli e organizzazioni, che hanno fatto di questo 25 Aprile un’ulteriore tappa per alimentare il movimento di solidarietà alla resistenza palestinese e contro le guerre della NATO e dell’UE a coordinarsi e collaborare insieme per irrompere nella campagna elettorale:
– organizzando contestazioni ai comizi elettorali dei partiti guerrafondai come Fratelli d’Italia, il PD e simili;
– occupando i comitati elettorali dei partiti delle Larghe Intese per denunciare le manovre di guerra che l’Ue chiede al nostro paese di adottare;
– pretendendo che i candidati di liste come Pace terra dignità di Santoro o in parte del M5S prendano posizione sul tema della guerra e sostengano fin da subito la mobilitazione degli operai, portandoli a partecipare a presidi e azioni di lotta;
– irrompendo nei seggi, dove è vietato fare campagna elettorale, ma non è vietata alcuna iniziativa politica di lotta contro la Nato, l’Ue e i sionisti, né contro il governo Meloni e gli altri partiti di Larghe Intese.
Governo e padroni possono sottoscrivere tutti gli accordi che vogliono, ma a decidere se farli rispettare sono gli operai che fanno funzionare le fabbriche, i porti, le ferrovie e gli aeroporti, quelli che movimentano merci e che oggi vengono chiamati a movimentare armi e munizioni verso i teatri di guerra!

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