Riaffermare i valori, il contenuto e l’attualità della Resistenza

Per una nuova Liberazione. 25 aprile a Milano

Come ogni anno, ma più che negli anni passati, decine di migliaia di persone parteciperanno al corteo del 25 Aprile a Milano. L’azione del governo Meloni – nostalgici del Ventennio e nipoti dei fucilatori di partigiani – suscita malcontento e proteste fra le masse popolari e la grave situazione generale – con la terza guerra mondiale che avanza e un genocidio conclamato in corso – le spinge a mobilitarsi.
A Milano, decine di migliaia di persone parteciperanno alla manifestazione come naturale e immediata risposta al corso disastroso delle cose imposto dalla classe dominante italiana e sovranazionale e molte di esse, giustamente, aggiungeranno alla rivendicazione dei valori e dei risultati della vittoria della Resistenza sui nazifascisti anche la solidarietà al popolo palestinese e il sostegno alla sua resistenza.

A Milano, una ristretta minoranza di persone, una ristretta cricca costituita dai vertici del Pd, +Europa, Azione, Italia viva e la comunità sionista, vuole imporsi alla testa del corteo e imporre i loro vessilli: quelli dello Stato sionista d’Israele che conduce il genocidio del popolo palestinese, quelli della Nato e quelli della Ue.
Una forzatura che ha una storia, ma che nel 2022 ha fatto un salto: fra i vessilli innalzati svettavano i simboli dei battaglioni nazisti ucraini. I fautori di quello sfregio oggi intendono imprimere un ulteriore salto.
Quella ristretta minoranza di persone, quella cricca, snatura la manifestazione del 25 Aprile e la conduce su posizioni opposte e inconciliabili rispetto alle posizioni – ai valori, agli ideali, alle aspirazioni – per cui decine di migliaia di persone scendono in piazza. Quella ristretta minoranza di persone è un corpo estraneo e ostile alla manifestazione.
La sua presenza al corteo, oggi come negli anni passati, è possibile SOLO per la sudditanza di una parte dei vertici dell’ANPI e del Comitato promotore della manifestazione. Ed è garantita SOLO dalla protezione di un ingente servizio d’ordine poliziesco e non.

Coerentemente con il percorso iniziato nel 2022 e proseguito nel 2023, anche nel 2024 rigettiamo l’idea di lasciare le celebrazioni del 25 Aprile in mano a quella ristretta cerchia di provocatori e di sciacalli. Rigettiamo l’idea di lasciare loro la possibilità di una sfilata che – letteralmente – è uno sfregio alla storia della Resistenza, ai partigiani, agli antifascisti di questo paese e ai resistenti di ogni tempo e di ogni paese.
Chi si fa complice e servo degli imperialisti e dei sionisti, come la cricca di minoranza che vuole stumentalizzare il 25 Aprile, non ha né titolo né diritto – e quindi non deve avere agibilità – di intestarsi le celebrazioni della Resistenza e della Liberazione.

È ovvio che se per garantire la presenza di questa ristretta minoranza i vertici dell’ANPI e il Comitato promotore della manifestazione si appellerà al Ministero dell’Interno del governo Meloni, alla Prefettura, alla Polizia e ai Carabinieri, ciò non sarà solo un ulteriore sfregio alla memoria, alla Resistenza, alla Liberazione, ma anche la dimostrazione che tutti gli appelli a scendere in piazza contro il governo “fascista” di giorgia Meloni sono strumentali “marchette” elettorali per i promotori dell’antifascismo padronale, il Pd.

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Con la necessaria determinazione a mettere in atto tutte le iniziative adeguate a isolare i provocatori e gli usurpatori del 25 Aprile, ma anche con la serenità di chi è consapevole di essere parte della grande maggioranza di coloro che riempiranno quella piazza:

– sottoscriviamo e sosteniamo l’appello lanciato dai giovani Palestinesi per un ritrovo in Piazza Duomo alle h 13:30. è la legittima iniziativa per garantire che in Piazza Duomo – che è il “cuore” della manifestazione – sventolino migliaia di bandiere palestinesi contrariamente a quanto disposto dal comitato organizzatore che voleva relegare le bandiere della Palestina alla coda del corteo per “non disturbare” i promotori del genocidio in corso in Palestina, che sfileranno alla testa [l’appello integrale in appendice];

– diamo appuntamento in C.so Venezia, all’altezza del civico 16, alle h 12:30 – dietro lo striscione “per una nuova liberazione nazionale dalla Nato, dai sionisti e dalla Ue” – a tutti coloro che non vogliono rinunciare al corteo e vogliono isolare i provocatori e gli usurpatori. Saremo parte di un più ampio spezzone antifascista, antimperialista, unitario e plurale;

– sosteniamo – politicamente, moralmente e dove possibile anche praticamente – tutte le iniziative finalizzate a isolare e cacciare usurpatori e provocatori e a riaffermare i valori e il contenuto della Resistenza.

***

Appello dei Giovani Palestinesi

vedi su Instagram

25 aprile con la resistenza palestinese

Piazza Duomo h 13:30

L’ormai incontrollabile espansione ed intensificazione dei conflitti bellici in atto nel panorama internazionale, la dilagante crisi degli attuali rapporti sociali e la crescente risposta repressiva delle istituzioni politiche liberali nei confronti dei movimenti di lotta e contestazione, ci impongono di superare la semplice commemorazione del passato e di riuscire ad avvalerci della storia per affrontare le contraddizioni del presente. Questa coscienza comporta la necessità di fondare la nostra partecipazione alla data del 25 aprile sulla rivitalizzazione del ruolo che la resistenza partigiana ha assunto nella liberazione, riconoscendolo come parte di un processo storico rivoluzionario che ha contrastato nei fatti il carattere imperialista e coloniale delle forze nazifasciste. La scelta di rimettere la resistenza al centro dell’anniversario della liberazione trova infatti le sue legittime motivazioni nella ripresa dell’emancipazione dei popoli e degli oppressi come principio che lega indissolubilmente le odierne lotte partigiane che stanno affrontando la miseria e le morti prodotte dal colonialismo, all’azione che ha combattuto l’occupazione in Italia.

In un contesto in cui lo sfruttamento dei paesi soggiogati dall’imperialismo e il ricorso alla guerra si dimostra sempre di più come un fenomeno razionale determinato dalla necessità dei paesi capitalisti di estendere competitivamente il loro controllo, contrastare le scelte e le forze politiche che sanciscono questi meccanismi attraverso un’ipotesi rivoluzionaria è l’unica strada per perseguire la volontà di pace e giustizia sociale che ha guidato la resistenza italiana. La presa di posizione contro l’oppressione dei popoli non è dunque una formula astratta, ma la più concreta decisione di organizzarsi per sostenere con ogni mezzo chi decide di sottrarsi allo sfruttamento. Il popolo palestinese che, privato delle proprie terre, dell’accesso alle risorse e costretto alla segregazione, mai ha smesso di credere nel riscatto, rappresenta un importante esempio di lotta partigiana. Sostenere la resistenza che da 75 anni prosegue contro l’occupazione sionista supportata dai paesi NATO, mossi dall’esigenza sistemica di perpetrare politiche egemoniche sul medioriente, è infatti un dovere politico al quale non ci si può sottrarre. Noi riteniamo che chiunque si riconosca nell’eredità lasciata dalla lotta per la liberazione debba rifiutare la guerra imperialista in quanto strumento di oppressione e sfruttamento e schierarsi in contrasto con il governo italiano e tutti quei partiti, tra cui il Partito Democratico, che da decenni si avvalgono di questa data per portare avanti una narrazione copertina di uno Stato libero, cercando di nascondere le politiche imperialiste di cui sono complici, e strumentalizzando quindi, ancora una volta, la lotta portata avanti da chi sosteneva istanze di effettiva liberazione.

Questa pratica di privazione del suo vero significato al 25 aprile è strettamente funzionale agli interessi del centrosinistra, che, sotto lo slogan dell’antifascismo istituzionale, si contrappone al governo attuale solo in maniera formale, pur condividendone pienamente tutte le politiche economiche, sociali e internazionali. Se anche quest’anno il corteo verrà guidato da tali elementi, più che mai le categorie oppresse si ritroveranno estranee in un ambiente che dovrebbe celebrare le loro stesse lotte: non possiamo permettere che accada. Non possiamo permettere che ancora una volta questa giornata sia costellata di bandiere di Israele e della NATO, ormai normalizzate al suo interno: è un affronto troppo audace nei confronti di chi sta portando avanti oggi una vera Resistenza.

A testa alta denunciamo quindi la responsabilità politica di chi vuole strumentalizzare questa giornata per promuovere messaggi guerrafondai, equiparare l’antisemitismo alla strenua opposizione alle politiche criminali e genocide di Israele, e affiancare la lotta partigiana ai soli schieramenti militari utili al disegno criminale imperialista e capitalista, come quelli in Ucraina.

Se dunque l’ANPI vuole davvero soddisfare il compito storico che dice di portare, deve avere la forza morale di schierarsi a fianco di tutti gli oppressi nella loro ricerca di libertà per poter esprimere il proprio diritto all’autodeterminazione: un popolo occupato non può dedicarsi alla propria costruzione e al proprio sviluppo. Lottare per la propria sopravvivenza è tutto ciò che gli rimane. Finché c’è occupazione, qualsiasi altro dibattito è sterile.
Lanciamo un appello sincero ad ANPI, a tutti i compagni, a tutti coloro che si riconoscono negli ideali profondi del 25 aprile, di non abbandonare la piazza in mano ai complici di guerra e genocidio: prendete le distanze dalla propaganda filo-imperialista e filo-sionista.

Noi oggi, e il 25 aprile in piazza, chiediamo a tutti coloro che davvero comprendono il significato della parola resistenza di stare al fianco del popolo palestinese e di trovarsi con noi in piazza Duomo alle 13:30 con bandiere, kufiyye e tutti i simboli palestinesi possibili per ribadire a tutti che il 25 aprile non può essere una mera sfilata, ma la giornata degli oppressi contro gli oppressori. Inoltre, uno Stato, quale è quello italiano, che si professa portavoce dei valori della Resistenza non può processare la resistenza stessa: chiediamo quindi la scarcerazione e la liberazione dei compagni Anan, Ali, Mansour e Luigi!

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