[Bologna] Il PD cerca il morto? A devastazione e repressione, rispondiamo con l’organizzazione e l’ingovernabilità dal basso!  

Contro il presidio popolare permanente sotto minaccia di sgombero e per permetterne la devastazione ambientale e sociale ordinata dall’Amministrazione comunale del Partito Democratico (PD) negli ultimi giorni, a Bologna, abbiamo visto la celere (venuta anche da Padova e quindi con un alto costo per i contribuenti: soldi sottratti alla Sanità, all’Istruzione, alla prevenzione della sicurezza sul lavoro, ecc.) e la Digos occupare con violenza il Parco Don Bosco. Infatti, per garantire la speculazione edilizia del quartiere San Donato, gli agenti non hanno esitato a rompere un braccio a un anziano attivista e a pestare chiunque osasse provare a farsi largo per impedire l’abbattimento, abbracciandoli, degli alberi. Vomitevole, a corredo, il solito piagnisteo dei “sindacati” di Polizia sulle “violenze subite”, primo fra tutti il SAP (Sindacato Autonomo di Polizia), quello stesso SAP che ha dedicato agli assassini in divisa di Federico Aldrovandi ben 5 minuti di applausi e di cui era Segretario Gianni Tonelli. Questo il vero volto dello stato borghese, delle sue articolazioni e delle sue “forze dell’ordine”.

Infatti, i lavori di abbattimento degli alberi sono andati avanti in una situazione di illegalità e di totale insicurezza, oltre che per tutti i presenti, per gli stessi operai fino a quando non c’erano più, grazie alla resistenza organizzata degli attivisti che hanno giustamente violato le recinzioni (è legittimo fare tutto ciò che va negli interessi delle masse popolari, anche se è illegale!), le condizioni per procedere oltre. La ritorsione poliziesca però è arrivata stanotte, quando, intorno al parco, si è scatenata una vera e propria caccia all’uomo da parte dei Carabinieri. Il risultato è stato un violento abuso in divisa, subito denunciato pubblicamente: un ragazzo di 19 anni solidale del presidio è stato, dopo ben due scariche di taser e l’uso dello spray al peperoncino, pestato a sangue con i Carabinieri che hanno impedito l’intervento di una dottoressa presente e ritardato l’arrivo dell’ambulanza. Mentre scriviamo, il giovane compagno è processato per direttissima e le sue condizioni di salute sono incerte.

È evidente che il sindaco Matteo Lepore e la sua vice Emily Clancy stanno cercando (e cioè stanno creando le condizioni perché succeda) il morto e che il giochino è quello a cui siamo ben abituati: distinguere il “comitato buono” dai “ragazzi anarchici cattivi”, aspettando che i buoni si dissocino dai cattivi. Del resto, la divisione fra buoni e cattivi eseguita in base a criteri stabiliti dalla borghesia e i loro agenti e sgherri (come le dichiarazioni del Questore A. Sbordone) è la tradizionale arma che la classe dominante usa e incentiva per dividere il fronte della resistenza e anche per dividere le masse popolari. Fortunatamente, questi maldestri tentativi, tipici dei nostalgici del ventennio amici di Lepore che sono al governo nazionale (per cui i partigiani erano “terroristi”) e che l’ex Prefetto di Bologna Matteo Piantedosi, oggi Ministro dell’Interno, fa da sempre propri, si scontrano con la compattezza di un movimento che ha saputo negli ultimi mesi mettere in campo ogni tipo di azione (ludica, culturale e anche fisica di disobbedienza quando necessario) pur di raggiungere l’obiettivo di fermare la macchina mangia vite e mangia soldi del sistema affaristico, clientelare e poliziesco del PD.

In questo contesto, i comunicati di Coalizione civica e simili, per cui fare speculazione edilizia al Don Bosco (fare la Città 30, fare il Passante, fare il tram…) e devastare l’ambiente sarebbe giusto, o comunque bisognerebbe “discuterne civilmente”, ma manganellare è sbagliato, servono solo a reggere il sacco all’Amministrazione, a fare la parte del poliziotto buono che accetterebbe i dissociati a braccia aperte, a rifare insomma il trucco a una cricca il cui carattere criminale non può più essere nascosto da nessuna foglia di fico. Di qualsiasi cosa incolperanno il compagno (di furto, sembrerebbe essere l’accusa) che hanno massacrato stanotte diciamo subito che siamo, con lui, complici e solidali. Diciamo che l’occupante del parco e della città sono il PD e le Forze dell’Ordine armate dal PD, che violenta è la distruzione dell’ambiente, dei nostri quartieri e delle nostre vite. Che tutto quello che succede in quel parco non succederebbe se loro non stessero tentando di occuparlo e non stessero tentando di distruggerlo (non è forse il progetto stesso del PD un furto ai danni del quartiere?). Che la responsabilità politica ultima di tutto ciò che accade, compresa la repressione e la violenza delle Forze dell’Ordine, qui al Don Bosco e altrove è del PD. Inoltre, diciamo chiaramente e “preventivamente” che non si tratta di individuare, isolare e reprimere le singole mele marce (e lo stesso vale, per esempio, per l’aggressione dei Carabinieri contro un lavoratore a Modena di poco tempo fa). Si tratta di mobilitarsi per difendere ciò che rimane degli spazi di agibilità che le masse popolari hanno conquistato con la Resistenza antifascista e di ribaltare contro il nemico gli attacchi repressivi e gli abusi usandoli per accusare il sistema che li ha permessi (passare da accusati ad accusatori!).

Viviamo una fase in cui la classe dominante, stante l’aggravarsi della crisi politica ed economica, è costretta ad estendere sempre più le misure repressive perché non ha altro modo, oltre all’intossicazione sui media di regime, per far fronte all’estesa resistenza che la sua criminale gestione della società produce. Questo è un segno di debolezza di cui è possibile avvalersi, per far ricadere il sasso sui piedi di chi l’ha lanciato. È questo, dunque, il momento di costruire una risposta cittadina e di massa. L’Amministrazione è stata costretta a smascherarsi nella gestione dell’ordine pubblico perché è stata messa all’angolo politicamente e lasciata senza alternative. L’autorevolezza che il Comitato Besta ha costruito e la montante solidarietà che la lotta sta ricevendo sono ora un’arma che bisogna spendere per tramutare la difesa in attacco, irrompere politicamente in Comune, creare una situazione di ingovernabilità nel quartiere e in città. Per farlo, bisogna avvalersi della parte sana, popolare e organizzata della città, chiamando pubblicamente tutte le organizzazioni a schierarsi e partecipare e tornando a lavorare capillarmente sugli abitanti del quartiere. 

Nella misura delle nostre forze, il Partito dei CARC sostiene ogni forma di organizzazione popolare e chiunque voglia mettersi su questa via. Denunciamo qui pubblicamente che siamo al corrente che esiste nel movimento cittadino chi mette in giro dicerie che noi saremmo infiltrati, un vecchio e tossico adagio che ricorre anche in situazioni come questa. Rimandiamo a questo articolo chiunque volesse approfondire la questione. Ci limitiamo qui a esortare chi ha questi comportamenti ad aiutare noi e tutto il movimento a smascherare, mostrando le prove (se le si ha e non le si mostra, è tanto grave quanto gli infiltrati e i provocatori), gli infiltrati denunciando la cosa pubblicamente. In caso contrario, con le dicerie a mezza bocca, magari mosse da un ridicolo (se non fosse deleterio) spirito di concorrenza, fa in buona sostanza il gioco della Questura e dei nemici di classe.

Avanti nel costruire un fronte comune contro cementificazione, devastazione e repressione: per una città che risponda agli interessi delle masse popolari!

La solidarietà di classe è un’arma potente: trasformiamo l’indignazione e la rabbia in organizzazione operaia e popolare in ogni dove!

Difendiamo, applicandola, l’agibilità politica popolare contro le politiche speculative e securitarie dell’Amministrazione comunale!

Per prevenire e gestire la repressione, qui liberamente scaricabile, il Piccolo Manuale di Autodifesa Legale.

Ci vediamo alle 19:00 per l’assemblea pubblica al parco Don Bosco: partecipiamo e invitiamo a partecipare in massa!

Toccano uno, toccano tutti!

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