Quarto anniversario del lockdown. Non è andato “tutto bene”

A quattro anni dal primo lockdown per il Covid-19, la situazione del nostro paese è peggiore di quella pre-pandemia, sotto tutti i punti di vista. I servizi pubblici, a partire dalla scuola e dalle politiche di welfare, sono stati ulteriormente smantellati (vedi l’approvazione della riforma Valditara o l’abolizione del Reddito di Cittadinanza); l’apparato produttivo del paese è in dismissione (come l’ex-Ilva di Taranto o il settore automotive) e si calcola che al 2022 – secondo i più recenti dati Istat – ci fossero 5,6 milioni di persone sotto la soglia di povertà.

Sul fronte della sanità pubblica la situazione è ugualmente disastrosa. In Italia sono morte per Covid quasi 200 mila persone, senza contare quelle morte per altre patologie, conseguenza delle mancate cure o dei ritardi nelle diagnosi.

Secondo il rapporto della Fondazione Gimbe dello scorso ottobre, tra il 2010 e il 2019 sono stati tolti alla sanità 37 miliardi di euro, mentre dal 2020 al 2023 i fondi sono stati aumentati di 11,2 miliardi, ma l’aumento è servito, in prevalenza, a finanziare la sanità privata e a coprire i costi dell’energia aumentati a dismisura a causa della speculazione e del conflitto in Ucraina, senza considerare l’inflazione…

E i soldi del Pnrr che avrebbero dovuto “rilanciare il paese”? Una bella fregatura, come volevasi dimostrare.

Al di là dei numeri, ognuno di noi vede che i tagli alla sanità sono tangibili. Trovare un medico di base è diventato praticamente impossibile, i tempi per esami e cure sono lunghissimi, il personale sanitario è costantemente in sottorganico, la sanità territoriale è inesistente – con enormi differenze tra Nord e Sud, destinate ad aumentare per effetto dell’autonomia differenziata – e curarsi è diventato un lusso. Nel frattempo, la sanità privata, le assicurazioni sanitarie e i fondi integrativi fioriscono.

No, non è andato tutto bene. Oggi, nel bel mezzo della terza guerra mondiale a pezzi in cui la classe dominante coinvolge anche le masse popolari del nostro paese, gli slogan del periodo del Covid suonano come uno schiaffo in faccia.

Perché gli arcobaleni, gli “andrà tutto bene”, i “siamo tutti sulla stessa barca” sono stati il cavallo di Troia dell’accelerazione dello smantellamento della sanità pubblica di cui oggi vediamo gli effetti.

Dietro gli slogan di Conte, Speranza, Fontana e del resto del circo (nessuno di questi ha pagato per la gestione criminale dell’emergenza) si sono celate enormi manovre speculative, tagli e favori agli amici degli amici. Il Green Pass di Draghi – che oggi in molti rinnegano – e le “politiche di unità nazionale” non sono servite affatto a uscire dall’emergenza, ma a comprimere ulteriormente le libertà e i diritti dei lavoratori e del resto delle masse popolari, criminalizzando chiunque si opponesse alla narrazione e alle politiche del governo e della Ue.

Questo meccanismo di intossicazione – che rientra nel regime di controrivoluzione preventiva – prosegue anche oggi perché è l’unica arma con la quale la classe dominante può cercare di frenare il malcontento delle masse popolari. Da Sanremo alla Ferragni, dalla cronaca nera al calciomercato l’importante è che non si parli dei problemi reali, quelli per cui le masse popolari hanno la necessità di organizzarsi e, in molti casi, hanno già iniziato a farlo.

Infatti, nonostante questo articolato sistema, l’esperienza pratica ha la meglio. La gente scende in piazza, si ribella alla narrazione falsa dei media, non si accontenta delle frasi di circostanza e sciopera, manifesta, si organizza e comincia a ragionare sulle alternative alla barbarie nella quale viviamo.

“Ne usciremo migliori”, altro slogan inflazionato del periodo del Covid. Ecco, “uscirne migliori” per la nostra classe vuol dire comprendere che non ci possiamo fidare di chi ci ha trascinato nel baratro, vuol dire imparare sempre meglio che esistono interessi di classe contrapposti e inconciliabili. È da qui che dobbiamo partire per costruire il nuovo.

Il vento sta cambiando e tirerà tanto più forte quanto soffieremo in una direzione ben precisa. È il vento della riscossa delle masse popolari, è il vento della rivoluzione socialista, unico vero antidoto alle pandemie, alla catastrofe, alla guerra mondiale.

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