Intervista ai Sanitari per Gaza

Parlaci della rete Sanitari per Gaza: come è nata, che obiettivi si pone, che tipo di coordinamento o struttura si sta dando?
La rete Sanitari per Gaza è nata spontaneamente a Firenze, a fine dicembre 2023, sull’esempio di altri gruppi sorti all’estero (Health workers for Gaza, Blouses blanches pour Gaza) e si è subito diffusa rapidamente in altre regioni. Ora è una rete nazionale che si propone di informare e sensibilizzare, condannare e chiedere sanzioni in primis per gli attacchi alle strutture e al personale sanitario a Gaza per mano dei sionisti. È stato anche fatto un database di medici e infermieri disponibili per missioni umanitarie.

A Firenze è stata fatta una mobilitazione forte contro il console di Israele Marco Carrai per la sua nomina alla presidenza della Fondazione Meyer, culminata con una raccolta firme – oltre 10 mila – e una iniziativa di protesta il 29 gennaio, partecipata da un centinaio di persone. Perché vi siete concentrati su questo personaggio?
La figura di Marco Carrai, console di Israele, alla presidenza dell’ospedale pediatrico Meyer è divisiva, di parte e, a seguito dell’accusa di genocidio mossa contro lo Stato sionista dal Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia, anche incompatibile con il codice etico della stessa Fondazione Meyer.
Marco Carrai strumentalizza questo ruolo sia a livello personale che politico. Non possiamo fermare i carri armati israeliani, ma possiamo rifiutare questa ipocrisia e pretendere le sue dimissioni.
Il console di uno Stato accusato di genocidio e responsabile del più grande massacro di bambini degli ultimi tempi non può essere presidente della fondazione di un importante ospedale pediatrico. Prima di essere curati, i bambini non vanno massacrati.

Che giudizio date sull’operato del governo Meloni rispetto al genocidio in atto in Palestina? E che tipo di valutazione fate rispetto al ruolo delle “opposizioni”?
Il governo Meloni si è astenuto durante la votazione all’Onu per il cessate il fuoco, ha sospeso i finanziamenti all’Unrwa, partecipa alle missioni nel Mar Rosso e ha sposato in pieno la posizione del governo di Israele. Il governo Meloni non agisce per fermare il massacro in corso, ne è corresponsabile.
Circa le opposizioni, manca una seria iniziativa, mancano iniziative forti e unitarie. La contestazione è lasciata all’iniziativa dei singoli o di poche associazioni. Anche la nostra rete è nata per colmare un vuoto.

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