La parabola di Marco Rizzo e i suoi insegnamenti

Con il “Forum per l’Indipendenza Italiana” tenutosi a Roma il 25 e 26 novembre scorso, Gianni Alemanno insieme a vari frammenti della destra reazionaria italiana ha fondato il nuovo partito Indipendenza.
Fin qui la notizia è che alcuni scimmiottatori del fascismo del secolo scorso si stanno riorganizzando, in concorrenza con Fratelli d’Italia, per costruire una propria area di consenso nell’elettorato di destra deluso dal rapido abbandono della bandiera della sovranità e grandezza nazionali, ereditate dal fascismo, che Giorgia Meloni ha agitato finché è stata all’opposizione del governo Draghi.

Nella Dichiarazione Generale del VI Congresso del P.Carc avevamo indicato questa possibilità (“se dismette l’armamentario del fascismo del secolo scorso, FdI viene scavalcato a destra da quanti, Alemanno & C. in primis, non hanno seguito Meloni nella creazione di FdI mentre invece, se lo imbraccia, offre margini di ripresa ai professionisti dell’antifascismo padronale, in particolare il Pd”).
Questa rimpatriata di camerati avrebbe avuto scarsa rilevanza per il movimento comunista se non fosse stato per la partecipazione di Marco Rizzo, già segretario generale e attualmente presidente onorario del Partito Comunista (Pc). Infatti Rizzo ha scelto la fondazione del partito di Alemanno come palcoscenico per rivendicare pubblicamente l’interlocuzione di Democrazia Sovrana e Popolare (Dsp) con l’area dei “sovranisti” di Alemanno.

Dsp è il partito elettorale creato dallo stesso Rizzo insieme a Francesco Toscano (animatore del canale web Visione Tv) dopo l’esaurimento della coalizione elettorale Italia Sovrana e Popolare con cui il Pc si è presentato alle elezioni politiche del 25 settembre 2022.
I dialoghi tra Rizzo e Alemanno non sono casuali né incidentali. Con la partecipazione al Forum di Alemanno, Rizzo ha soltanto proseguito sulla linea imbracciata dalla prima metà del 2022: tirata la conclusione che era fallito il tentativo di rientrare in parlamento con simboli comunisti, ha deciso di puntare sulla costruzione di cartelli elettorali costituiti per confluenza tra Pc e organismi di area sovranista e no Green pass.
La differenza è che questa volta l’apparato mass-mediatico ha ricamato alla grande su una futura combinazione elettorale Rizzo-Alemanno. Per Rizzo si è probabilmente trattato di un’abile mossa comunicativa con cui ottenere spazio sui media e accreditare Dsp come portavoce dell’elettorato malcontento dell’operato del governo Meloni che, in continuità con il governo Draghi e i governi delle Larghe Intese che lo hanno preceduto, è servo degli imperialisti Usa-Nato, è complice dei sionisti di Israele e va a braccetto con gli imperialisti Ue.
Nell’immediato la sua mossa sta suscitando una nuova ondata di fuoriuscite dal Pc dopo quelle del 2020, del 2021 e del 2022, ha seminato perplessità e disorientamento nei compagni ancora iscritti al Pc, ha alimentato la sfiducia nella causa del comunismo in quei compagni che, pur non iscritti al Pc, consideravano Rizzo un punto di riferimento per l’azione svolta contro la denigrazione dell’Urss e di Stalin (la linea degli “errori e orrori del comunismo novecentesco” patrocinata da Bertinotti & C.), per l’obiettivo strategico dichiarato dell’instaurazione del socialismo in Italia, per il richiamo a Pietro Secchia e alla sinistra del vecchio Pci.

Il nuovo segretario generale del Pc Alberto Lombardo, nel suo intervento (pubblicato su La Riscossa del 24 ottobre 2023) al 23° Incontro internazionale dei partiti comunisti e operai tenutosi a Smirne, in Turchia dal 21 al 23 ottobre 2023, ha sostenuto in questo modo la linea imboccata da Rizzo a partire dal 2022:
“Siamo tutti d’accordo sul fatto che oggi nell’Europa occidentale non esistono condizioni oggettive per la presa del potere da parte delle organizzazioni politiche del proletariato.
La lotta per la sovranità nazionale ci allontana o ci avvicina alla creazione di tali precondizioni?
Porre soltanto la prospettiva del socialismo, senza delineare quali siano i passi concreti per realizzarlo, lo rende un obiettivo irrealizzabile agli occhi delle grandi masse, lo allontana in una prospettiva utopica, lo distacca dai bisogni e dalle contraddizioni realmente vissute dalla maggior parte delle persone.
La necessità e l’inevitabilità del socialismo devono emergere nella coscienza delle persone nel fuoco della lotta antimperialista.
Tutti i partiti comunisti che hanno vinto lo hanno fatto attraverso questa strada, dimostrandosi i veri inflessibili paladini della sovranità nazionale”.

Lombardo nel suo intervento cita Marx, Engels, Lenin e Stalin, in particolare richiama il Discorso del XIX Congresso del Pcus (14 ottobre 1952), in cui Stalin dice che la borghesia ha da tempo gettato nella polvere la bandiera dell’indipendenza, della sovranità dei singoli paesi e della libertà dei popoli e delle nazioni e che sta ai partiti comunisti e democratici raccoglierla e portarla avanti.
Noi siamo favorevoli alla lotta per la sovranità nazionale contro la Ue, contro le altre istituzioni del sistema imperialista mondiale (Fmi, Banca Mondiale, ecc.) e contro il loro braccio armato (Nato). Non perché, come sostiene Lombardo, “non esistono le condizioni oggettive per la presa del potere da parte delle organizzazioni politiche del proletariato”: come insegna Lenin, queste esistono da quando è iniziata l’epoca imperialista!
Il problema, come sempre Lenin ha messo bene in luce nel febbraio del 1922 (Note di un pubblicista) a proposito dei partiti comunisti che si erano formati in Europa e nell’America del Nord dopo la Rivoluzione d’Ottobre per iniziativa dell’Internazionale Comunista fondata nel 1919, sono le condizioni soggettive: “la trasformazione di un partito europeo di tipo vecchio, parlamentare, riformista di fatto e appena sfumato di colore rivoluzionario, in un partito di tiponuovo, realmente rivoluzionario e realmente comunista, è una cosa estremamente ardua. (…) Rinnovare nella vita quotidiana lo stiledi lavoro del partito, trasformare la routine quotidiana, fare in modo che il partito divenga l’avanguardia del proletariato rivoluzionario, senza allontanarsi dalle masse, ma avvicinandosi sempre più ad esse, sollevandole alla coscienza rivoluzionaria e alla lotta rivoluzionaria: ecco, il compito più difficile, ma anche il più importante”.
Siamo favorevoli alla lotta per la sovranità nazionale perché il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, Usa e sionisti mostrerà la strada e aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi e l’Italia può essere questo paese. Da una parte, infatti, il nostro è un paese imperialista come gli altri, dall’altra è un paese imperialista con le seguenti particolarità: 1. è sede del Papato, potere internazionale e occulto, di ultima istanza, del paese (è questo che fa dell’Italia una Repubblica Pontificia); 2. è ancora sostanzialmente diviso in due parti, il Nord e il Sud, sebbene in misura minore che nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria; 3. vi ha un ruolo importante l’attività politica ed economica svolta dalle organizzazioni criminali (Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta); 4. da oltre settant’anni è occupato dalla Nato (istituzione del complesso militare-industriale-finanziario che governa gli Usa e ha un avamposto nello Stato d’Israele) e da vari decenni è sempre più profondamente coinvolto nella Ue e nelle altre istituzioni dei gruppi imperialisti europei.

Il livello raggiunto dalla crisi del sistema di potere della borghesia imperialista nostrana (le difficoltà crescenti a dare un indirizzo unitario all’attività del suo Stato e della Pubblica Amministrazione, il distacco crescente tra masse popolari e il sistema politico borghese) si combina con questi aspetti strutturali e fa dell’Italia un “anello debole” della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti Usa, sionisti ed europei.
Sta al movimento comunista cosciente e organizzato mobilitare le masse popolari, di cui il proletariato è la componente principale, a impugnare la bandiera della sovranità nazionale e portarla alla vittoria sulla base dell’instaurazione del socialismo nei singoli paesi e della conseguente creazione di un sistema internazionale di solidarietà, collaborazione e scambio tra paesi indipendenti: con il socialismo questo è del tutto possibile, mentre il capitalismo per sua natura contrappone un paese all’altro, come contrappone gli individui tra loro.
Proporsi di lottare per la sovranità del proprio paese senza contemporaneamente lottare per l’instaurazione del socialismo porta acqua alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari.
Proprio per questo l’azione dei comunisti rispetto ai gruppi e alle organizzazioni “sovraniste” (cioè che assumono come proprio obiettivo la riconquista della sovranità nazionale) consiste non nel cercare di ottenerne i voti, ma nell’allargarne l’attività su ognuno dei fronti in cui si articola, nel nostro paese, la lotta per la sovranità nazionale:

– lotta contro la Nato (basi e installazioni militari, partecipazione a missioni di guerra, partecipazione alle sanzioni economiche contro altri paesi, impunità dei soldati Usa a fronte di reati comuni per cui non sono processati, ecc.);

– lotta contro la Ue e le sue istituzioni (debito pubblico, patti di stabilità, pareggio di bilancio in Costituzione, assegnazione di quote di produzione in campo agricolo e industriale, ecc.);

– lotta per impedire chiusure e delocalizzazione delle aziende italiane e la loro vendita ai gruppi multinazionali, per mantenerle aperte e in funzione in Italia (attuazione degli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione), per nazionalizzare le aziende come Alitalia, Stellantis, Tim, ecc. Non c’è sovranità nazionale né benessere popolare né sicurezza personale senza direzione delle autorità italiane e dei lavoratori sulle attività economiche che si svolgono in Italia;

– lotta contro il Vaticano (abolizione dei Patti Lateranensi e dei privilegi della Chiesa cattolica rispetto alle altre organizzazioni e associazioni religiose).

È, sia detto per inciso, anche il modo per non finire, passo dopo passo, al carro della destra reazionaria che storicamente in Italia agita la bandiera della “sovranità nazionale” a fini elettorali per poi agire da vendipatria una volta al governo, come da ultimo insegna il governo Meloni, ma anche la storia dello stesso Alemanno.
Chi tira lezione dall’esperienza del primo Pci anziché limitarsi a esaltarne l’opera, troverà che è mettendosi alla testa della lotta delle masse popolari contro il nazifascismo che il Pci ha costretto i partiti borghesi a rincorrerlo sul suo terreno, non cercando una qualche alleanza con loro.

La deriva di Marco Rizzo non è l’ultimo, ennesimo, tradimento di un capo o un caso di impazzimento. In realtà, Rizzo che avvia interlocuzioni con i “patrioti” Alemanno, Granata e Di Stefano sta soltanto attuando in nuove forme, portandola fino alle estreme conseguenze, una ben precisa deviazione politica che ha contraddistinto l’insieme del suo percorso: l’elettoralismo, cioè ridurre l’attività dei comunisti alla partecipazione alle competizioni elettorali e alle assemblee elettive. A ben vedere, è qualcosa di più di una deviazione del solo Rizzo. Il bilancio dell’esperienza mostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la concezione che la borghesia cederebbe il potere al partito comunista che prevalesse nelle elezioni è da ingenui o da imbroglioni e che la via democratica e parlamentare al socialismo (elettoralismo) è una delle deviazioni storiche del movimento comunista dei paesi imperialisti, assieme all’economicismo (concentrare la propria azione esclusivamente nelle lotte per strappare migliori condizioni di vita e lavoro per le masse popolari, concepire la rivoluzione socialista come una rivolta generale delle masse popolari che scoppierebbe a seguito di un crescendo di rivendicazioni sindacali e politiche e di proteste) e al militarismo (la concezione secondo cui la lotta armata è sempre la principale forma di lotta con cui le masse popolari devono affrontare la borghesia o, detto in altri termini, la concezione che l’egemonia della borghesia sulle masse popolari si basa principalmente sulla forza delle armi e sulla repressione).
L’idea che la ragion d’essere dei comunisti sia l’ingresso nelle assemblee elettive interessa infatti il grosso delle organizzazioni del movimento comunista del nostro paese.
Vale anche per molti degli attuali critici di Rizzo, che fino a quando militavano in Pc condividevano l’idea di costruire, una campagna elettorale dopo l’altra, un partito comunista grande e forte come era stato il primo Pci. Ma un partito comunista costruito tramite le elezioni è inevitabilmente, quali che siano le dichiarazioni e le intenzioni anche individualmente oneste, un partito elettorale, fautore della via elettorale (parlamentare, “democratica”) al socialismo che l’esperienza del movimento comunista ha già dimostrato essere fallimentare.
L’esperienza del Prc e del PdCI sta lì a dimostrare che chi vuole cominciare da dove il Pci è finito, è destinato a vivacchiare senza raggiungere neanche lontanamente la forza sia pure solo elettorale e parlamentare del Pci. Può cianciare di “sponda politica”, di “sponda istituzionale”, di “sponda parlamentare” delle lotte delle masse popolari. Ma il Pci ha svolto questo ruolo (dimostratosi a lungo andare fallimentare e rovinoso per il movimento comunista e le masse popolari) perché il periodo si prestava e, soprattutto, perché ha usato, e dilapidato, in questo ruolo il patrimonio di forza che il Pci aveva accumulato precedentemente, nella lotta contro il fascismo, nella Resistenza e nella lotta contro il regime Dc dei primi anni dopo la Resistenza.

Alla linea del Governo di Blocco Popolare che il P.Carc persegue, alcuni compagni del Pc hanno obiettato che “bisogna prima creare un partito comunista grande e forte, solo a quel punto avrà senso occuparsi del governo del paese”. Ma come diventa grande e forte un partito comunista? Nella Russia dell’inizio del secolo scorso il partito bolscevico è diventato grande e forte perché le masse popolari hanno sperimentato che seguendo la sua linea riuscivano ad avere ragione dello zarismo e a conquistare “pane, terra e pace”. Il Pci non si è messo alla testa della Resistenza contro il nazifascismo quando è stato grande e forte, ma è diventato grande e forte proprio perché ha saputo, passo dopo passo, guidare le masse popolari a battersi in modo efficace contro il nazifascismo.
È proprio per evitare di perpetuare simili deviazioni o di reagire all’una cadendo nell’altra che è imprescindibile per i comunisti fare il bilancio dell’esperienza del vecchio movimento comunista, individuare i limiti e gli errori da cui nel secolo scorso è generata la sua sconfitta e applicare le lezioni che se ne ricavano per la lotta di oggi. Si tratta di un’attività qualitativamente diversa dall’esaltazione acritica di questo o quell’esponente comunista del passato (come per un lungo periodo ha fatto Rizzo con l’esibizione di Pietro Secchia a mo’ di simbolo da cui ripartire) o dal citare Marx, Engels, Lenin e Stalin senza applicarne gli insegnamenti alla lotta per instaurare il socialismo nel nostro paese o dal fare letteratura a carattere storico senza assumersi la responsabilità di indicare le linee contrapposte, gli errori compiuti e i limiti emersi (come fanno Fosco Giannini del neonato Movimento per la Rinascita Comunista e Alessandro Pascale, attuale responsabile formazione e membro dell’Ufficio politico di Pc).

Che l’anno del centenario della morte di Lenin sia l’occasione per rendere vivi i suoi insegnamenti e sottrarsi dalle tare e dalle trappole che il movimento comunista dei paesi imperialisti eredita dalla sua storia!

Print Friendly, PDF & Email

Rispondi

Condividi

Iscriviti alla newsletter

I più letti

Articoli simili
Correlati

[Firenze] Discussione – Liberare Firenze da speculatori e guerrafondai!

Come Federazione Toscana del P.CARC abbiamo organizzato un incontro...

Intervista a Jamal Suboh – Palestinese di Gaza che vive in Italia

"Israele non è uno Stato, è un'occupazione"

Strage di Bargi. Una mattanza chiamata lavoro

Basta subire passiamo all'attacco!

Sulla conferenza teorica sulle crisi economiche dell’imperialismo di Amsterdam

Sulla lotta tra l’instaurazione del socialismo e la decadenza del capitalismo