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[Bologna] Città 30: la città nemica di chi lavora 

Federazione Emilia Romagna by Federazione Emilia Romagna
Gennaio 22, 2024
in Federazione Emilia Romagna, Sezione di Bologna
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Dal 16 gennaio, in gran parte delle strade comunali, hanno preso il via le multe per chi supera i 30 all’ora. Il sindaco PD Matteo Lepore e la sua giunta hanno deciso di rendere Bologna “Città 30” con l’intento, che altro non è che una facciata “progressista”, di “ridurre la mortalità e rendere la città più vivibile e meno inquinata”. Con un servizio del trasposto pubblico locale al colabrodo e infrastrutture inadeguate (basti vedere lo stato e l’ampiezza della rete delle piste ciclabili), la “Città 30” non è che l’ennesima dimostrazione che chi governa il territorio non agisce conformemente alle reali esigenze di chi la città la vive e ci lavora. 

Sono dichiarazioni di chi non sta alzando un dito mentre, in città, rischia di chiudere un’azienda come la IIA che produce autobus ecologici. Sono dette da chi ha martoriato la città con colate di cemento a fini puramente speculativi (il progetto delle scuole Besta sia d’esempio di cosa significa uso speculativo dei fondi – in grossa parte a prestito – del PNRR), da chi “pressa” il Governo centrale, reo di essere troppo timido con la tabella di marcia per l’allargamento di una tangenziale che, da sola, inciderà per il 50% sulle emissioni da traffico veicolare a livello cittadino, cercando in tutti i modi di ostacolare una valutazione dell’impatto sulla salute della popolazione. La medicina d’urgenza sul territorio è al collasso e sempre più spesso ci si sente dire che, per una visita in regime di SSN, “al momento non c’è disponibilità” (giova ricordare che il sindaco è responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio). Il centro città è in buona parte in affitto su Airbnb e simili, per un bilocale si pagano anche 800 euro al mese e la questione del diritto all’abitare è delegata al Questore e alla celere. I Vigili urbani, come avviene ripetutamente in Bolognina, vengono usati come braccio armato per fare controlli e sanzionare i locali che danno vita al quartiere, contribuendo a rendere la città sempre più una vetrina vuota per turisti.

Ora, per continuare a “ridurre la mortalità e rendere la città più vivibile e meno inquinata” (per i ricchi del centro, forse?) Lepore mette in campo controlli di polizia a tappeto (vedi sotto l’immagine dei controlli previsti per la settimana entrante), multe e fondi pubblici regalati ad aziende private che si occuperanno di installare telecamere ultramoderne e sistemi di controllo sempre più invasivi. Tutto questo, ovviamente, scaricando tutti i costi e gli oneri dell’operazione su chi la mattina si alza per andare a lavorare.

A ulteriore dimostrazione delle reali intenzioni oltre le roboanti dichiarazioni, il Comune non si è nemmeno degnato di ridefinire gli orari del trasporto pubblico locale, lasciando che gli autisti TPER, che devono fare lo slalom nella foresta di cantieri e con una situazione ormai cronica di carenza di personale e mezzi, si arrangino da soli. Come loro, si devono arrangiare tutti quelli che al volante ci lavorano (dai tassisti agli autisti privati) o chi, semplicemente, è costretto ad andare al lavoro in macchina. Risultato? Code, ingorghi, smog alle stelle, mezzi di soccorso bloccati nel traffico, il tutto accompagnato dalla solita retorica, che ormai ben conosciamo e che abbiamo sentito per anni a reti unificate e su cui la stampa di regime ricama servizievole, per cui chi dissente è un barbaro nemico della collettività, se non proprio un fascista.

Ciò a maggior ragione se per intestarsi la lotta, sgomita la finta opposizione in Consiglio comunale, quella pur sempre costituita dai partiti che quando sono al governo del territorio fanno esattamente le stesse cose di Lepore. Non sappiamo se Salvini farà concretamente qualcosa per fermare la norma o se, come è più probabile, sta solo facendo finta di opporsi e metterà in campo un’operazione di maquillage. Di sicuro, limitarsi a sperare che Salvini accorra in nostro aiuto non serve: serve mobilitarsi, organizzare azioni creative di disobbedienza e sabotaggio, darsi un piano d’attacco per rendere inapplicabile questa misura fino a costringere l’Amministrazione ad abolirla. 

Serve unire le varie categorie colpite direttamente da questa misura vessatoria (autisti, tassisti eccetera) e permettere il loro protagonismo. Lo sciopero del Trasporto Pubblico Locale (TPL) previsto per mercoledì 24 e indetto dai sindacati di base è un’ottima occasione per procedere, convergendo, in questa direzione!

Quanto più prenderà piede la mobilitazione e l’organizzazione dal basso, tanto più si acuiranno le contraddizioni anche tra i partiti delle Larghe Intese, di cui potremo giovarci. Ciò è già in atto e lo abbiamo visto in questi giorni, quando la destra ha dovuto in fretta e furia chiamare un’iniziativa pubblica sotto il Comune perché in città è un pullulare di mobilitazioni e iniziative dal basso. 

Come P. CARC abbiamo condiviso il percorso di costruzione della partecipata assemblea promossa dal Coordinamento Paradiso su questo tema, e sul più generale tema della Smart City, svoltasi a Villa Paradiso il 20 gennaio. Dalle lotte dei lavoratori, per la difesa dell’ambiente, della Sanità pubblica, per la casa, contro la “Città 30”, contro la censura di guerra: bisogna assediare questa giunta fino a farla crollare. 

A chi giustamente si chiede “cosa viene dopo”, la risposta semplice è: dipende da noi. Viviamo una fase storica in cui l’ordine sociale della borghesia sta cadendo a pezzi. Sta a chi oggi si mobilita farsi non solo portavoce del dissenso ma costruire concretamente organismi che sul territorio diventino i nuovi punti di riferimento per le masse come lo furono i Comitati di Liberazione Nazionale durante la Resistenza. Se ci mettiamo nell’ottica di costruire questo percorso, se scalziamo dal basso i governi locali e nazionali, qualsiasi passacarte delle Larghe Intese venga “dopo” dovrà fare i conti col fatto che sul territorio sta nascendo un nuovo potere. Ciò fino a che non saremo noi ad occupare le loro istituzioni, imponendo nostri rappresentanti e i nostri programmi.   

La “Città 30” è una misura antipopolare: rendiamola, dal basso, ancora più ingestibile e insostenibile fino a farla saltare!

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