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Ancora sulla finanziaria del governo Meloni

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Dicembre 20, 2023
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Negli articoli precedenti abbiamo trattato delle misure previste dalla manovra, che sarà approvata entro fine mese, riguardanti la sanità e le pensioni. Si tratta di misure che, come evidenziato dagli articoli, segnano un ulteriore salto di qualità nell’attacco alle conquiste delle masse popolari e alle loro condizioni di vita. Il complesso della manovra conferma quest’intenzione da parte del governo Meloni e di tutte le forze delle Larghe Intese, che si combina con altri tre aspetti.

1. L’aumento senza precedenti della spesa militare e dei fondi per il sostegno all’Ucraina, in ossequio ai diktat dei gruppi imperialisti USA e sionisti e della NATO;

2. Il sostanziale rispetto dei vincoli di bilancio imposti dall’UE, con cui pure aumentano le frizioni rispetto ai tempi del governo Draghi (più vicino ai gruppi imperialisti franco-tedeschi);

3. Il tentativo, sempre più ridicolo e disperato, di tenere insieme tutte le fazioni del polo di “centro-destra” e di mantenere un minimo di consenso almeno di una parte delle masse popolari tramite misure palesemente elettorali (ricordiamo che si avvicinano le elezioni europee e le regionali).

Si scrive finanziaria si legge attacco alla sanità pubblica!

Un primo dato riguarda proprio i numeri della manovra, che dimostrano da un lato che la borghesia imperialista e il proprio Stato per reggersi in piedi a dispetto della crisi generale per sovrapproduzione di capitale devono spolpare le risorse del paese (la produzione di beni e servizi, il sostegno al reddito delle masse popolari) a favore della speculazione finanziaria, dall’altro che il governo cerca sistematicamente di nascondere la realtà.

La manovra muove infatti risorse per circa 25 miliardi di euro, poco più di 1 punto di PIL e il governo stesso prevede effetti sull’economia, pure secondo parametri borghesi, molto modesti, circa lo 0,2% del PIL cui si dovrebbe sommare l’1% previsto dal PNRR per una crescita del PIL dell’1,2% nel 2024. Tuttavia, queste previsioni sono largamente sovrastimate: il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio, prevede una crescita dello 0,7% con un conseguente e ulteriore aumento del deficit di bilancio rispetto a quanto previsto dal governo. Il “buco” che eventualmente si verrà a creare (circa 10 miliardi) sarà coperto, neanche a dirlo, con tagli lineari alla spesa pubblica per beni e servizi (già ridotta di circa due miliardi e mezzo di euro, nonostante l’ultimo emendamento alleggerisca il taglio per gli enti locali). Insomma anche stanno ai criteri e parametri dell’economia capitalista la manovra non ha niente a che vedere con le dichiarazioni della Meloni e del suo governo.

Il “piatto forte” della manovra, secondo la propaganda di regime, è l’articolo 5 contenente le misure sul taglio del “cuneo fiscale”, ovvero l’insieme dei contributi previdenziali e delle tasse che gravano sui redditi da lavoro. Tuttavia, si tratta solo di una proroga, a scopi puramente elettorali (prevista guarda caso solo per il 2024), di una misura già varata con la scorsa manovra che peraltro incide in maniera irrilevante sulle tasche dei lavoratori. Infatti, secondo le simulazioni effettuate dai promotori della campagna “Sbilanciamoci!”, l’accorpamento dei primi due scaglioni IRPEF previsto dalla manovra avrebbe effetti per soli 8 euro al mese sui redditi intorno ai 20mila euro: nulla a fronte di un’inflazione cumulata di oltre il 16% negli ultimi tre anni.

Meloni straccia-pensioni. Ancora sulla finanziaria

Ma le misure fiscali non finiscono qui: non solo su molti proprietari di prime case grava il rischio di una terza rata dell’IMU (chi con le nuove aliquote pagherà di meno rispetto all’anno precedente dovrà pagare di nuovo a febbraio), ma soprattutto sui prodotti per l’infanzia e per l’igiene femminile l’IVA passerà dal 5 al 10%, alla faccia degli appelli a fare più figli e a rilanciare la natalità!

Con questa manovra, inoltre, aumenta ulteriormente la spesa militare. Il bilancio della difesa cresce di quasi due miliardi, cui vanno aggiunti i soldi delle missioni militari (1,4 miliardi) e quelli per gli investimenti sull’acquisto di nuovi sistemi d’arma, 8 miliardi l’anno da qui al 2026.

Infine, per continuare a soddisfare gli appetiti delle solite imprese appaltatrici, non potevano mancare i fondi per le grandi opere inutili e dannose. In particolare, per il Ponte sullo stretto di Messina, sono previsti 11 miliardi da qui al 2032 (780 milioni accantonati per il 2024), mentre l’avvio in questi giorni dei lavori per il tunnel di base della TAV Torino-Lione rappresenta un nuovo affronto al movimento NO TAV e alle masse popolari della Val di Susa, che saranno certamente oggetto di nuovi attacchi repressivi.

In conclusione, il contenuto della manovra conferma che il governo Meloni e le Larghe Intese non hanno alcuna intenzione di retrocedere rispetto all’attuazione del programma comune della borghesia imperialista, fatto di lacrime, sangue e guerra per le masse popolari, unica soluzione che le classi dominanti riescono a prospettare per la crisi generale.

Tuttavia, le divisioni sempre più laceranti che attraversano la maggioranza di governo, i partiti delle Larghe Intese e le fazioni della borghesia e le mobilitazioni che si sono susseguite in questi mesi, su tutte gli scioperi organizzati da CGIL e UIL, dimostrano la debolezza del regime politico della borghesia, spaccato e sempre più lontano dalle masse popolari.

Si tratta ora di fare leva sulle aspettative e sul malcontento suscitati dallo “sciopero in 5 tappe” di novembre e dicembre per costruire, con la mobilitazione di tutti i lavoratori a prescindere dalla tessera sindacale, un unico sciopero in grado di fermare il paese, riempire la capitale e assediare il palazzo. Una strada che coinvolge e chiama a dare il proprio contributo tutti i lavoratori, i sindacati di base e la parte migliore di quelli confederali, le forze sociali e politiche che vogliono farla finita con il governo Meloni e tutti i governi nemici dei lavoratori. Una strada in cui costruire con la lotta e l’organizzazione dal basso un governo che esprima gli interessi della maggioranza della popolazione e metta al centro la parola d’ordine “lavoro utile e dignitoso per tutti!”

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