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Meloni straccia-pensioni. Ancora sulla finanziaria

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Dicembre 14, 2023
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Nell’articolo Si scrive finanziaria si legge attacco alla sanità pubblica! abbiamo mostrato come nella manovra finanziaria che Meloni e compagnia stanno mettendo in campo sia inserito un vero e proprio attacco alla sanità pubblica e un salto in avanti nell’opera di ritiro di quella che è una conquista delle masse popolari strappata con dure lotte nel corso del secolo scorso. Ma non è tutto. Un altro segnale dell’attacco alle conquiste dei lavoratori e delle masse popolari portato avanti dal governo Meloni tramite la manovra finanziaria per il 2024 è rappresentato dalle nuove norme introdotte sulle pensioni.

Come per i precedenti governi, anche per il governo di Lega e FdI, presentatisi nelle ultime campagne elettorali promettendo fuoco e fiamme per “azzerare la legge Fornero” e “difendere le pensioni degli italiani”, la previdenza rappresenta un vero e proprio bancomat, usato per far quadrare i conti sottomettendosi alle volontà dell’UE a trazione franco-tedesca.

Sono oltre 60, infatti, i miliardi che saranno tagliati nei prossimi vent’anni grazie alle misure varate in questa manovra sulla pelle dei pensionati attuali e di quelli futuri. Un primo provvedimento, di cui abbiamo già trattato nell’articolo relativo alle misure sulla sanità pubblica, è quello che taglia la parte retributiva (ovvero quella commisurata all’ultimo stipendio) delle future pensioni per i lavoratori della sanità, degli enti locali, degli uffici giudiziari e degli asili comunali (il famigerato articolo 33 della manovra).

Solo la protesta dei medici e degli operatori sanitari, sfociata nello sciopero del 5 dicembre, ha fatto si che a questo scempio fosse messa una parziale e ridicola pezza con l’emendamento del governo, che elimina il taglio per chi andrà in pensione di vecchiaia (a 67 anni) e solo per medici e infermieri lo attenua in caso di pensione anticipata, riducendolo di un trentaseiesimo per ogni mese di ritardo nel pensionamento. Questo significa che per eliminare il taglio il lavoratore dovrebbe rimanere il servizio per 36 mesi (tre anni) dopo aver raggiunto i requisiti per il pensionamento anticipato che, nel frattempo, è passato dalla “Quota 100” del governo Conte 1 alla “Quota 103” del 2023 (62 anni di età e 41 di contributi) che nel 2024 di fatto viene ad essere una “Quota 104” grazie all’allungamento della “finestra” (il tempo che intercorre tra la maturazione dei requisiti e il pagamento della pensione) da tre a sette mesi e addirittura a nove per i dipendenti pubblici.

Le barricate promesse dalla Lega per mantenere “Quota 103” come propria norma-bandiera si sono dunque rivelate un bluff. Chi vorrà continuare nel 2024 ad andare in pensione anticipata avrà delle penalizzazioni enormi.

Viene ristretto anche l’accesso agli altri canali di pensionamento anticipato, in continuità con quanto già fatto con la manovra dello scorso anno. In particolare: i lavoratori delle categorie cosiddette “fragili” (disoccupati, caregivers, lavori usuranti, diversamente abili) potranno accedere al cosiddetto “Ape sociale” (anticipo pensionistico, ovvero un assegno ponte di 1500 euro al mese erogato fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione) a partire da 63 anni e 5 mesi e non dai 63 anni, il che ridurrà la platea di lavoratori interessati da 16500 a 12500.

Anche “Opzione Donna”, già ridimensionata nella scorsa manovra con il restringimento delle lavoratrici interessate a caregivers, invalide o licenziate da aziende in crisi, richiederà come requisito minimo un’età anagrafica di 61 anni in luogo dei 60 attuali.

A poco o nulla vale, infine, l’altra “norma-bandiera” della manovra (insieme alla proroga di “Quota 103” sbandierata da Salvini), ovvero il raffreddamento del meccanismo di adeguamento al costo della vita delle pensioni più “ricche” ovvero quelle che arrivano a 10 volte il minimo (5986 euro lordi). Con la manovra dello scorso anno, infatti, lo stesso taglio è stato applicato agli importi superiori di quattro volte al minimo (2394 euro lordi) generando un risparmio per i prossimi vent’anni di circa 37 miliardi.

Come si può impedire tutto questo? Meloni e Salvini vanno cacciati. Per riuscirci bisogna rendergli il paese sempre più ingovernabile, moltiplicare le mobilitazioni, le iniziative di lotta e alzare il livello della lotta a partire dalle prossime date già fissate:
15 dicembre con lo sciopero del trasporto indetto dai sindacati di base e sotto attacco della precettazione di Salvini
16 dicembre con le mobilitazioni indette da Non una di meno in tutta Italia,
18 dicembre quando a scioperare saranno di nuovo i medici e le altre figure sanitarie
24 e 31 dicembre sciopero della grande distribuzione indetto da Usb

È tempo di mobilitarsi, qui ed ora! Aspettare che tutto passi è il modo più efficace affinché tutto degeneri. Cacciare il governo Meloni questo è l’obiettivo che dà sbocco alle mobilitazioni in corso e pone le premesse per imporre un nuovo governo al paese, che trasformi in leggi e misure tutte le rivendicazioni verso le quali l’attuale classe dominante fa orecchie da mercante. Cacciamoli!

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