I lavoratori ATM di Milano ri-scendono dal tram!

Rilanciamo a seguire la lettera inviataci da una compagna del P.CARC della sezione di Milano nord-est rispetto allo sciopero dei lavoratori ATM di Milano indetto da Al Cobas per il prossimo 10 novembre.

La mobilitazione di venerdì è una tappa di un percorso composto da mille iniziative di base e scioperi in questo autunno rovente che ancora una volta conferma la vivacità del movimento di resistenza che esiste nel nostro paese contro la crisi che il governo Meloni affronta attraverso il progressivo smantellamento dell’apparato produttivo e dei servizi pubblici, con il carovita e alimentando precarietà e disoccupazione. Questo per i lavoratori ATM significa viaggiare con mezzi fatiscenti e accumulare ore e ore di straordinario per integrare uno stipendio che non permettere di arrivare a fine mese.

I lavoratori non sono più disposti a pagare la crisi con il proprio sangue e questo sciopero va concepito, organizzato e promosso in continuità con la lotta delle Organizzazioni Operaie e Popolari più combattive del nostro paese, che negli ultimi anni hanno assunto il ruolo di centro di organizzazione e mobilitazione per i lavoratori e per il resto delle masse popolari. Parliamo del Collettivo di Fabbrica GKN di Campi Bisenzio (Fi), dei lavoratori di Mondo Convenienza a Prato e del CALP di Genova che hanno anche stabilito un certo livello di coordinamento tra di loro e con altri gruppi di lavoratori.

Che questo sciopero sia oggi ambito di lotta e mobilitazione contro la combutta del governo italiano con le guerre condotte dagli imperialisti in tutto il mondo (dall’Ucraina alla Palestina), contro la sottomissione ai gruppi Usa, Ue e sionisti del nostro paese e contro l’azione antipopolare e antisociale del governo Meloni e la prossima legge finanziaria.

Scioperare è un diritto che va esercitato e strappato!

***

Cari compagni,

il prossimo venerdì 10 novembre ci sarà uno sciopero dei lavoratori ATM di Milano indetto da Al Cobas.

Tra i motivi c’è la lotta alla liberalizzazione e privatizzazione dei servizi attualmente gestiti dal Gruppo ATM e per la reinternalizzazione dei servizi di TPL in appalto e subappalto. C’è la lotta contro il progetto ‘Milano Next‘ e quella per la pulizia e la sanificazione delle vetture e degli ambienti, per la tutela della sicurezza dei lavoratori, per la fruizione delle ferie per il personale viaggiante, piani aziendali d’assunzione e trasformazione dei contratti a tempo parziale, per l’aumento di €150 netti per tutti i lavoratori a recupero degli insufficienti aumenti dei contratti nazionali..

Perché quella del prossimo venerdì non resti una protesta simbolica e di rito è necessario farne una scuola di organizzazione tra i lavoratori che sono disponibili oggi a mobilitarsi in prima persona, al di là della tessera sindacale che hanno in tasca. Serve organizzarsi in ogni deposito, coordinarsi fra lavoratori che ricoprono diverse mansioni e che lavorano in depositi differenti.

Serve anche uscire dai depositi per spingere gli utenti a mobilitarsi, a schierarsi con i lavoratori e a sostenerli nella lotta per la riconquista di condizioni di lavoro dignitose, sinonimo di sicurezza per autisti e passeggeri! Non deve esistere, per esempio, che ogni autista abbia solo pochi minuti a disposizione prima di partire per il turno di lavoro per controllare l’efficienza del mezzo e che la maggior parte delle volte debba chiudere uno o due occhi sulla sicurezza per sé stesso e per i passeggeri che trasporterà.

Serve allora costruire lo sciopero dentro l’azienda! Per farlo è necessario prima di tutto promuovere informazione tra colleghi, creare momenti di discussione, come assemblee dentro e fuori dai depositi per sviluppare il confronto, per organizzare iniziative da mettere in campo anche durante lo sciopero, come fu durante gli scioperi del 2003.

Al di là dei tentativi dell’azienda di mettere lavoratori contro lavoratori e lavoratori contro utenti (il Direttore generale Giana a Novembre 2019 si appellava al diritto ai cittadini di muoversi per colpire il diritto di sciopero), è un dato che i lavoratori e le lavoratrici che prendono l’autobus per andare a lavoro subiscono e vivono le stesse contraddizioni dei lavoratori ATM. Sono il carovita e il caro affitti a spingere le masse popolari a vivere fuori Milano e a dover raggiungere il posto di lavoro con mezzi propri e sveglia presto per svolgere un’attività ripetitiva e pesante! Il disagio principale che anche gli utenti subiscono sono il ricatto sul lavoro e la minaccia di perdere la retribuzione, se non il posto, se arrivano in ritardo.

E’ necessario allora costruire lo sciopero anche fuori dai depositi! Rafforzare l’unità fra chi produce un servizio e chi ne usufruisce: attacchinare alle fermate manifesti con i motivi dello sciopero, fare passeggiate lungo le linee degli autobus per parlare con gli utenti, distribuire loro volantini, fare appello alla solidarietà e a sostenere la lotta dei lavoratori ATM perché il problema di ogni lavoratore è un problema sociale e collettivo!

I lavoratori devono non solo aderire allo sciopero, ma lo ribadisco, devono costruirlo!

Devono organizzarsi e organizzare i colleghi sul posto di lavoro a muovere passi in questa direzione!

Devono pianificare fin da subito assemblee e momenti di confronto, spingere anche il sindacato a farlo, per discutere degli esiti dello sciopero e per rilanciare le prossime iniziative.

Basta farsi prendere in giro!

I lavoratori dei trasporti sono il motore che può fermarsi e bloccare la città, prendere in mano le proprie sorti e in definitiva quelle del paese, gli scioperi del 2003 lo hanno dimostrato!

Una compagna del P.CARC

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