[Toscana] Aderiamo e partecipiamo alla manifestazione: “Fermiamo l’escalation. Uniti contro armi, guerra e fossile” del 21 ottobre

Il 21 ottobre aderiamo e invitiamo a partecipare alla manifestazione nazionale “Fermare l’escalation. Uniti contro armi, guerra e fossili” che si terrà a San Piero a Grado (PI). Nella stessa giornata si terranno altre due manifestazioni contro la guerra e la militarizzazione a Ghedi (BS) e a Palermo.

Con questa data gli organizzatori intendono mettere al centro i temi della lotta contro la militarizzazione dei nostri territori e in generale contro l’escalation bellica, la denuncia dei tagli alla spesa sociale in particolare sanità, all’istruzione, servizi sociali, dell’aumento del carovita e della necessità di alzare i salari a fronte della crescita dell’inflazione. E ancora: l’emergenza climatica e la devastazione ambientale, le grandi opere inutili e dannose per la salute e per l’ambiente.

I contenuti della mobilitazione assumono un valore particolarmente importante per la città a la provincia di Pisa, in quanto sede di Camp Darby – il polo logistico militare USA più grande al di fuori della madre patria – e in quanto al centro del progetto di costruzione della nuova base militare atta ad ospitare il reparto speciale dei Carabinieri Tuscania. Il processo di rafforzamento dell’Hub militare di Pisa (ricordiamo che il territorio presenta anche diversi poligoni di tiro, l’aeroporto militare e confina con il porto nucleare di Livorno) è  conseguente  alle politiche guerrafondaie e antipopolari che hanno caratterizzato gli ultimi governi delle Larghe Intese (dal PD passando per la Lega fino a FI e FdI) e che stanno proseguendo coinvolgendo ulteriori città come Firenze, dove, nella Caserma Predieri di Rovezzano dovrebbe insediarsi il Quartier generale permanente della Multinational Division South della NATO e contro cui i cittadini si sono organizzati costituendo il comitato “No comando NATO né a Firenze né altrove”.

La direzione è chiara: i territori considerati più strategici devono prostrarsi e mettere a disposizione le proprie risorse, i lavoratori e il resto delle masse popolari che li abitano, devono chinare la testa e fare sacrifici, in nome degli interessi dei gruppi imperialisti USA, UE e sionisti per permettere le loro scorrerie e i loro traffici. Tutto questo non ha niente a che vedere con forme di “difesa nazionale” (così come provano a spacciare queste opere). Difendere le masse popolari del nostro paese oggi significa garantire a tutti un lavoro utile, dignitoso e sicuro, assicurare a ognuno un luogo in cui abitare, offrire un’istruzione gratuita e di qualità in scuole che non crollano a pezzi, dare la possibilità a tutti di potersi curare.

La militarizzazione dei territori, che si è ulteriormente accelerata con l’avvio della guerra USA-NATO in Ucraina contro la Federazione Russa, ha dato vita a nuove forme di resistenza dal basso che si sono concretizzate in organizzazioni di lavoratori, studenti, abitanti, come i lavoratori aeroportuali di Pisa, il Movimento No Base-né a Coltano né Altrove, il comitato No Comando Nato di Firenze, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, e ha rafforzato quelle esistenti come il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e tante altre realtà antimilitariste che hanno accumulato una lunga esperienza di lotta contro le basi militari, la guerra e la devastazione ambientale in vari punti del nostro paese.

La manifestazione del 21 ottobre si inserisce in un periodo ricco di importanti iniziative di lotta che, a partire dall’inizio del mese di ottobre, si sono sviluppate e vanno oggi costruendosi in tutto il paese, come lo sciopero generale del sindacalismo di base del 20 ottobre; delle mobilitazioni del 4 novembre in occasione della Giornata delle Forze Armate (lanciata dall’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e Università) per contrastare la normalizzazione della cultura della guerra all’interno dei luoghi di formazione, la manifestazione nazionale “La Via Maestra. Insieme per la Costituzione” che si è svolta a Roma lo scorso 7 ottobre e molte altre.

Questo sommovimento deve alimentare l’unità delle forze e organizzare il malcontento popolare contro l’economia di guerra, le politiche di austerità e lo smantellamento di diritti dei lavoratori e del resto delle masse popolari.

Che l’attuale governo non sia in grado di mettere in pratica neanche le promesse per cui è stato votato lo abbiamo visto in meno di un anno quando si è manifestato come concreta prosecuzione dell’Agenda Draghi. Le mobilitazioni di questo ottobre e delle prossime settimane devono servire a elevare la più ampia mobilitazione per alimentare l’ingovernabilità dal basso ai vertici del nostro paese, qualunque sia la fazione delle Larghe Intese al governo: nessuno di loro attuerà mai le misure che strumentalmente rivendica all’opposizione!

Pertanto cacciare il governo Meloni è una rivendicazione giusta e importante ma dev’essere il primo passo da compiere per costruire l’alternativa che occorre: un governo di emergenza delle masse popolari organizzate. Solo un governo del genere avrà interesse e possibilità di mettere al centro del suo operato le vere misure d’emergenza che rispondono ai bisogni delle masse popolari: dal ritiro dei soldati e della partecipazione del nostro paese alle missioni di guerra USA e NATO, alla nazionalizzazione delle aziende che i padroni vogliono chiudere o delocalizzare, ad una politica energetica atta realmente alla transizione ecologica, alla calmierazione dei prezzi dei beni di prima necessità, alla rimessa in sesto della sanità pubblica, della scuola e degli altri servizi pubblici, alla riconversione di caserme e basi militari in alloggi popolari. Sappiamo che a tutto questo non possono rispondere le istituzioni borghesi perchè non hanno il minimo interesse, né possibilità di mettere in pratica neanche una parte di queste misure misure.

Partecipiamo a questa manifestazione, dunque, per unirci ai comitati e ai movimenti nella lotta contro le politiche che favoriscono l’economia di guerra promuovendo la partecipazione dei lavoratori delle aziende del territorio, in particolare gli operai delle aziende che maggiormente caratterizzano il tessuto produttivo del nostro territorio, affinché diventino protagonisti della lotta per una nuova liberazione del paese: dalla guerra degli USA e della NATO, da Confindustria, dalle banche, dal Vaticano e dall’Unione Europea, che ci affamano, e dai padroni che ci sfruttano!

Federazione Toscana del P.CARC

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