Agli organizzatori dell’ Assemblea Nazionale dell’8 ottobre e dello sciopero generale del 20 ottobre

Cari compagni,

vi ringraziamo dell’invito all’Assemblea Nazionale dell’8 ottobre 2023.

I temi all’ordine del giorno sono aspetti centrali della lotta e dell’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari del nostro paese e non solo. Inoltre rappresentano il contenuto attraverso cui sviluppare il processo di coordinamento tra le organizzazioni del sindacalismo alternativo e di base.

Gli imperialisti USA-NATO e UE a cui risponde il Governo Meloni sono gli artefici e i promotori della guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari e della mobilitazione reazionaria e della guerra.

Il Governo Meloni opera in continuazione con i precedenti (agenda Draghi) in un contesto di crisi generale (economica, ambientale, sociale) e per tenersi a galla contribuisce ad alimentare la mobilitazione reazionaria, lo sviluppo della tendenza a una guerra sempre più dispiegata e guerreggiata: una tendenza che si accentua in ogni angolo del mondo.

Il nostro paese, su mandato degli USA, dell’UE e del Vaticano, è in prima fila nella promozione e nella gestione della guerra a cominciare dai traffici di armi in cui l’Italia e i suoi Governi ricoprono un ruolo di primo piano (come produttore e sponda), con la concessione delle basi militari NATO e l’intervento attivo delle nostre forze armate nel sostegno (logistico e non solo) all’aggressione alla Federazione Russa.

La classe dominante “affronta la crisi” attraverso il progressivo smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese, dalla Wartsila di Trieste all’ex ILVA di Taranto, dalle aziende ex FIAT (GKN, Irisbus, Magneti Marelli, eccetera). Un’opera che minaccia la sovranità nazionale e l’autonomia produttiva del nostro paese attraverso la svendita agli imperialisti europei ed extraeuropei di interi settori industriali, che non esitano a depredare e poi abbandonare come nel caso della siderurgia (una per tutte le acciaierie ex Lucchini di Piombino svendute alla Jindal SW), come per la produzione di elettrodomestici (Whirlpool e Electrolux), del settore delle telecomunicazioni (svendita di TIMA al fondo USA KKR), agroalimentare e molti altri.

Insieme a tutto questo, sono effetti della guerra di sterminio non dichiarata dei padroni verso la classe operaia e verso tutti i lavoratori la continua strage di morti e gli infortuni sul lavoro, l’aumento delle malattie e delle patologie a causa dello smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata e dell’inquinamento dei territori, le morti come conseguenza del disagio sociale diffuso e alimentato a piene a mani dal contesto dei paesi a capitalismo avanzato e non solo.

Il Governo Meloni non ha interesse a prendere le misure necessarie per calmierare l’aumento dell’inflazione e contrastare l’esplosione del carovita, per migliorare le condizioni economiche, di lavoro e di vita delle masse popolari! Non ha l’interesse politico a farlo poiché è emanazione della borghesia, risponde agli interessi dei capitalisti, delle organizzazioni criminali, del Vaticano e dei gruppi imperialisti USA e UE che spremono e opprimono le masse popolari.

Nel nostro paese i salari sono bloccati da oltre 30 anni e anzi hanno perso potere d’acquisto, la disoccupazione non diminuisce e in risposta hanno eliminato il reddito di cittadinanza portando centinaia di migliaia di proletari nel baratro della precarietà e della miseria; i prezzi sono aumentati del +15,5% da dicembre 2020 a dicembre 2022, la povertà cresce (attualmente 5,6 milioni di persone vivono in povertà assoluta e la previsione è che ben 15 milioni, il 25,4% della popolazione, sono a rischio di povertà o di esclusione sociale), sono 10,6 milioni i pensionati (59% del totale) che hanno una pensione inferiore a 750 euro al mese.

La ricchezza del paese è nelle mani di pochi: il 5% della popolazione del nostro paese detiene il 41,7% della ricchezza nazionale netta, mentre l’80% detiene solo il 31,4%.

L’aumento dei prezzi e dell’inflazione non sono dovuti alla penuria di merce, alla difficoltà nel reperirla e nel distribuirla e neppure alle congiunture del mercato. La reale causa è la speculazione finanziaria che i gruppi capitalisti alimentano con l’appoggio e il benestare dei governi e delle istituzioni sovranazionali (FMI, BCE). Aumento del costo del gas, del petrolio, dell’energia in generale non sono dovuti all’aumento del costo della materia prima o delle lavorazioni per produrla e distribuirla, ma sono causati dalla speculazione. Questa ha ricadute dirette sulla crescita dei prezzi di ogni altra merce.

Il peggioramento delle condizioni delle masse popolari è destinato ad aggravarsi e l’aumento dell’inflazione è destinato a crescere se lasciamo che la classe dominante continui l’opera di devastazione del nostro paese.

Già ora esistono le condizioni per impedire il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, per difendere e conquistare migliori salari, stipendi e pensioni!

Lo sciopero generale del 20 ottobre indetto da SI Cobas, CUB, SGB, AdL Cobas e USI “contro guerra, carovita e precarietà, per aumenti salariali generalizzati e pari all’inflazione”; la raccolta firme lanciata dall’USB (insieme a PaP e PRC) per una legge di iniziativa popolare che introduca il reato di omicidio sul lavoro; le mobilitazioni del 21 ottobre a Ghedi (BS), Coltano (PI), Palermo e Taranto contro la guerra e le basi USA-NATO, la manifestazione nazionale del 4 novembre contro la guerra e altre, così come le decine di mobilitazioni che sono in programma a livello locale, sono iniziative importanti, con una radice e prospettive comuni.

Rappresentano il percorso delle “mille iniziative di base” che stanno alla radice e confermano la vivacità del movimento di resistenza spontanea delle masse popolari del nostro paese, la continuità d’azione di alcune Organizzazioni Operaie e Organizzazioni Popolari che hanno assunto il ruolo di centro di mobilitazione dei lavoratori e del resto delle masse popolari come il Collettivo di Fabbrica GKN, i lavoratori di Mondo Convenienza a Prato, il CALP di Genova, e hanno stabilito un certo livello di coordinamento tra di loro e con altre OO e OP.

A partire dallo sciopero generale del 20 ottobre l’azione sindacale deve inserirsi in questo solco, nel processo di difesa dei diritti e delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, nell’organizzazione e mobilitazione dei lavoratori contro la guerra dei padroni, ma soprattutto per un cambiamento profondo, un cambiamento sociale.

Le organizzazioni sindacali, in particolare il sindacalismo di base, possono e devono organizzare la classe operaia e le masse popolari, mobilitarle nell’immediato nella lotta contro il governo Meloni e i governi della guerra, nella lotta per un’alternativa di governo del paese e inoltre per un diverso ordinamento sociale.

Lo sciopero mostra ai lavoratori iscritti ai sindacati confederali la via da intraprendere per cacciare il governo Meloni e su cui Landini ancora nicchia: vanno rivolte anche a loro le parole d’ordine e le iniziative dal 20 ottobre in poi.

Possono e devono promuovere una mobilitazione generale che, a partire dalla difesa delle condizioni delle masse, sia incanalata e diretta a creare le condizioni per costruire un nuovo governo che sia emanazione delle masse popolari stesse e che risponda ai loro interessi: solo in questo modo sarà possibile, già in questa fase, prendere le misure per ridurre l’inflazione e la speculazione, per migliorare le condizioni economiche, di lavoro e di vita delle masse popolari.

E’ possibile fare di ogni mobilitazione nazionale e locale e di ogni lotta su obiettivi particolari le componenti di un movimento generale per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare!

Il governo che serve al paese – che noi chiamiamo Governo di Blocco Popolare (GBP) – è un governo d’emergenza, è urgente e necessario non solo per gli operai GKN, per i lavoratori della TIM, dell’Alitalia (oggi ITA), della Magneti Marelli, della Wartsila e per ogni altro lavoratore sottoposto allo smembramento dell’azienda, per i lavoratori del Pubblico Impiego ridotti all’osso, ma è fondamentale per la difesa di ogni azienda, di ogni posto di lavoro e per crearne di nuovi.

Un governo che metta al centro concretamente e senza indugio o manovre il rinnovo dignitoso delle decine di CCNL ora in scadenza o scaduti come quello dei Servizi Fiduciari (scaduto da 6 anni e con paghe da tre euro e mezzo all’ora).

Un governo che prenda le misure concrete per il potenziamento della sanità pubblica il cui stato pietoso è stato smascherato dall’emergenza Covid.

Un governo che prenda misure per la difesa dell’ambiente e contro la devastazione ambientale come le bonifiche di SIN e aziende inquinanti come Acciaierie d’Italia a Taranto e molte altre, per alzare i salari e renderli coerenti con il caro vita e l’inflazione, per fermare la strage quotidiana di morti e feriti sul lavoro.

Questa deve essere l’agenda alternativa delle masse popolari organizzate da tradurre in iniziative pratiche e concrete,l’agenda alternativa al programma di lacrime e sangue del Governo Meloni e dei precedenti o futuri governi borghesi. Questa è la guerra che dobbiamo combattere, a questa devono mettersi alla testa le organizzazioni sindacali di base e alternative con l’organizzazione e la mobilitazione generale degli iscritti e di tutti i lavoratori.

Per fare questo, la trasformazione e il percorso che può e deve fare ogni sindacato conflittuale e di base consiste nell’alimentare il confronto con le altre organizzazioni sindacali e contemporaneamente costruire e alimentare l’unità d’azione; nello scendere sul piano della lotta politica e nell’organizzare e favorire la massima partecipazione dei lavoratori; nello sviluppare l’azione sul piano politico intervenendo nella lotta di classe a tutto tondo: diritto alla casa, sanità e istruzione pubbliche, lotta al carovita, difesa ed estensione del reddito di cittadinanza, impedire la costruzione di nuove caserme e basi militari, ecc.

L’assemblea dell’8 ottobre e lo sciopero generale del 20 ottobre che stiamo costruendo deve servire ad alimentare questo processo, ad organizzare le decine di migliaia di delegati, iscritti, militanti di base delle organizzazioni sindacali di base e alternative e confederali, non iscritti, pensionati, giovani studenti che non vogliono arrendersi al catastrofico corso delle cose, che sono già oggi disponibili a mobilitarsi nella lotta in difesa dei salari, alle crescenti prepotenze del padrone, alla sicurezza sempre più scarsa, alla precarietà, alla chiusura, allo smantellamento e delocalizzazione delle aziende e allo sfacelo delle scuole e dei servizi.

Deve servire a metter mano alla frammentazione e litigiosità del campo del sindacalismo di base e conflittuale, troppo spesso diviso da dinamiche concorrenziali e da orticello che producono soltanto sfiducia e rassegnazione e giovano soltanto ai dirigenti dei sindacati di regime e ai padroni. E’ un processo non facile, contraddittorio, fatto di passi avanti e indietro e che negli ultimi tre anni aveva visto dei segnali positivi con i diversi scioperi generali unitarie e lotte comuni in particolare contro la repressione della magistratura. E’ un percorso da riprendere e da cui non ci si può tirare indietro, necessario per fare dei passi avanti nella costruzione del fronte di lotta

Sostenere senza riserve la mobilitazione dei lavoratori della aziende capitaliste in lotta contro le scorrerie di multinazionali e padronato e delle aziende pubbliche contro lo smantellamento dei servizi pubblici e essenziali!

Organizzare e mobilitare le centinaia di migliaia di lavoratori per difendere posti di lavoro, salario e diritti e cacciare il governo farlocco del “prima gli italiani”.

Fare dello sciopero generale del 20 ottobre e delle altre manifestazioni già in programma, di ogni mobilitazione nazionale e locale e di ogni lotta su obiettivi particolari le componenti di un movimento generale contro la guerra dei padroni, per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare!

Partito dei CARC

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