[Toscana] Ancora sull’attacco repressivo a Colle Val D’Elsa

La sezione del P.CARC di Siena/Val D’Elsa ieri ha denunciato un palese abuso di autorità, (qui il link) un atto illegale, compiuto da una pattuglia dei carabinieri di Colle Val D’Elsa nei confronti di un nostro giovanissimo compagno. Ci torniamo sopra per puntualizzare alcuni dettagli esemplari dello sporco tentativo di intimidazione e invitare i collettivi studenteschi, le forze politiche, le organizzazioni operaie e popolari a fare altrettanto: cioè denunciare ogni forma di abuso da parte delle così dette forze dell’ordine.

Vogliamo denunciare, soprattutto, il tentativo di fare un interrogatorio al compagno durante il fermo, minacciandolo di non lasciarlo andare finché non avesse detto dove intendeva recarsi e per quale motivo. Sappiamo bene che polizia, carabinieri e digos non si fanno problemi a usare pratiche illegali (come provare a imporre un interrogatorio durante un controllo di documenti) ma non per questo dobbiamo piegarci a questa pratica, ignorarla o fare spallucce perché “tanto fanno così”, dobbiamo, anzi, denunciare sempre e a gran voce ogni forma di abuso, anche quelli che apparentemente non sembrano così gravi.

Poi, sono diventati immediatamente più “tranquilli” quando sono arrivati a dare man forte ad Andrea altri compagni, adulti, anche se hanno continuato con domande e mezze provocazioni tese a indagare su cosa stessero facendo e perché, come se non fossero liberi (al pari degli altri cittadini) di camminare per la strada, vedersi, ragionare, di fare alcunchè di criminale di cui dover rendere conto. Infatti, secondo la Legge, una persona che viene fermata dalle forze dell’ordine non è tenuta nemmeno a dare i documenti (come la coppia di carabinieri ha invece insistentemente asserito con il compagno per mettergli pressione), ma soltanto a dichiarare le proprie generalità: solo in caso di “incertezza” li deve mostrare per procedere all’identificazione. Il fermato ha a sua volta il diritto di richiedere all’agente le generalità, il numero di matricola e il corpo di appartenenza in special modo se chi procede al fermo è in borghese; ma è lecito farlo anche se sono in divisa d’ordinanza, in quanto si deve avere il diritto di sapere con chi si parla.

Questa e altre informazioni su come comportarsi in caso di controlli, fermi e altre questioni riguardanti i rapporti con le forze dell’ordine sono reperibili nel nostro Manuale di Autodifesa Legale, che invitiamo i compagni a studiare (in modo individuale e meglio ancora collettivamente) per imparare a contrastare e respingere questi attacchi. E’ fondamentale conoscere i nostri diritti per esercitarli e impedire abusi come questo, giustificati solo da evidenti scopi intimidatori che vanno respinti al mittente: anche questo significa “attuare le parti progressiste della Costituzione”, difendere quelle conquiste strappate con la Resistenza partigiana che ai padroni e ai loro lacchè stanno sempre più strette.

Solidarietà a tutti i compagni colpiti dalla repressione e dalle intimidazioni delle forze dell’ordine!

Basta abusi in divisa, grandi o piccoli che essi siano!

La Federazione Toscana del P.CARC

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