[RAVENNA] Meloni sei il fango, noi siamo il badile

Complici e solidali con chi in Via Diaz ha scritto “Meloni sei il fango noi siamo il badile” ed è per questo ora oggetto di intimidazioni da parte della Polizia politica (indagati per “imbrattamenti, oltraggio a un corpo politico e minaccia”). Il Resto del Carlino del 9 luglio definisce l’accaduto “un’opera non esattamente indispensabile”. Non sembra però che alla redazione di questo giornale ritengono indispensabili, invece, le analisi e le bonifiche dei terreni inquinati dall’alluvione, non sembra che ritengono indispensabili le opere di manutenzione del territorio, l’erogazione dei ristori ai cittadini colpiti e alle piccole attività in fallimento. 

Pertanto, quella scritta è, sì indispensabile: perché dice la verità. La verità di un territorio abbandonato a sé stesso nel corso dell’emergenza, vittima di speculazione e cementificazione, le cui responsabilità politiche ricadono tutti sui partiti di governo locali e nazionali, a partire dal partito della guerra e del cemento e cioè il Partito Democratico di Bonaccini e Schlein. Quella scritta dice la verità e dà voce ad una comunità che in queste settimane sta facendo fronte all’emergenza con l’autorganizzazione e con la solidarietà dal basso: le Brigate di Solidarietà prima e i comitati di cittadini oggi che si ritrovano per ragionare collettivamente su cosa serve fare sono la dimostrazione che la soluzione non può che venire dal basso. 

Assediare le Amministrazioni Locali, definire le priorità degli interventi e coinvolgere tecnici ed esperti per elaborare la progettualità dei lavori che servono e che corrispondono agli interessi dei cittadini è ciò che è necessario e legittimo fare e continuare a fare.

Che sia un reato dire la verità non ci sorprende: il caso del nostro compagno Lino Parra ne è una prova. Lino è sotto processo perché durante un volantinaggio di fronte ai cancelli della Sevel (gruppo FCA) di Atessa, con il megafono avrebbe pronunciato parole che non andavano dette: qui, per approfondire, l’appello a Lino

I proletari non hanno, come i padroni, le colonne del Resto del Carlino per dire la loro verità. I muri sono da sempre il mezzo di espressione legittimo delle masse popolari. È giusto che i muri parlino e dicano la verità: come oggi a Ravenna i muri dicono “Meloni sei il fango”, a Milano i muri hanno detto “Fontana assassino” riguardo alle responsabilità della sua giunta lombarda nella gestione criminale della pandemia. Come nella poesia di Brecht, a cancellare la scritta “W Lenin” dal muro della prigione, “i secondini mandarono un muratore armato di coltello. E quello raschiò una lettera dopo l’altra, per un’ora buona. E quand’ebbe finito, c’era nella cella, ormai senza colore ma incisa a fondo nel muro, la scritta invincibile: viva Lenin! E ora levate il muro! Disse il soldato”. La classe dominante teme la verità e non si cancella con la repressione anzi, la si mette solo in evidenza. Le masse popolari non sono solo il “badile”, ma anche la “cazzuola” della costruzione di una nuova società, a partire dalla gestione dei propri territori.

Allargare la solidarietà! 

Mettere i veri responsabili nel mirino! Assediare le istituzioni! Costruire dal basso la rete degli organismi operai e popolari del nuovo potere!

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