Ora e sempre Resistenza!

Il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre Resistenza. Queste le parole che più di tutte in questa settimana che dal giorno della Liberazione va al 1° di maggio viene ripetuta nelle manifestazioni, nei presidi e nelle mobilitazioni di tutto il paese. Ma cosa vuol dire che il 25 aprile non è una ricorrenza? Innanzitutto che le manifestazioni e le mobilitazioni in corso non devono servire a “celebrare” la vittoria partigiana o addirittura l’Italia, quella che noi abbiamo chiamato Repubblica Pontificia, ma a riprendere, diffondere e usare il contenuto politico della Resistenza.

Chiamiamo Repubblica Pontificia il sistema politico costituito in Italia sotto il protettorato USA dalla borghesia e dalle altre classi dominanti dopo la vittoria della Resistenza per contenere il movimento comunista e stroncare la rivoluzione socialista nonostante la vittoria della Resistenza che celebriamo il 25 aprile. Questo regime politico è formalmente retto dalla Costituzione Repubblicana del 1948 ma la Corte Pontificia (il Vaticano con la sua Chiesa) è il centro occulto, di fatto e di ultima istanza, del potere. Per saperne di più, vedi il capitolo 2.1.1.2 del Manifesto Programma del (n)PCI, www.nuovopci.it.

Organizzare la nuova Resistenza

La Resistenza non è stata solo una campagna di liberazione del nostro paese dal nazifascismo, è stata il punto più alto raggiunto dalle masse popolari e dai comunisti nella conquista del potere e nella lotta per fare dell’Italia un paese socialista. Diffondere il contenuto politico della Resistenza vuol dire innanzitutto illustrarne il carattere rivoluzionario, la centralità che in quel processo ha avuto la costruzione del nuovo potere da parte del Partito comunista.

La costituzione del CLN e la sua attività sono la migliore dimostrazione di quello che intendiamo con costituire in ogni azienda pubblica o capitalista, in ogni scuola, in ogni quartiere organizzazioni operaie e organizzazioni popolari che assumono il ruolo di nuova autorità pubblica. Le nuove autorità pubbliche nella Resistenza erano i CLN, il Partito comunista le dirigeva e orientava sia direttamente (perché furono i comunisti e parte dei socialisti i principali, anche se non gli unici, animatori di quel processo) sia indirettamente attraverso la politica da fronte con altre forze politiche.

La Resistenza è l’esempio storico che illumina l’opera attuale di costruzione del Governo di Blocco Popolare e mostra il ruolo delle organizzazioni operaie e popolari che ne rappresentano la base, la nervatura e la forza. Un’opera che attraverso la costruzione di una rete di organizzazioni operaie e popolari dovrà porsi l’obiettivo di cacciare gli attuali occupanti del nostro paese:

  • i guerrafondai Usa che hanno reso il nostro paese a protettorato militare americano;
  • gli strozzini della Ue responsabili e mandanti delle misure lacrime e sangue imposte alle masse popolari del nostro paese;
  • i sionisti e il loro ruolo di stampella Usa nel mediterraneo e controllori del sistema d’informazione italiano;
  • le organizzazioni criminali squadracce di repressione e controllo delle masse popolari nel sud e soci d’affari delle altre centrali del potere in tutto il paese;
  • il Vaticano, governo occulto, irresponsabile e di ultima istanza del nostro paese, potere parassitario e complice della guerra, dell’oppressione e della distruzione che gli imperialisti portano avanti in tutto il mondo.

È per questo che serve una nuova liberazione. Per portare fino in fondo la lotta dei partigiani e di chi ha lottato contro la canea nazifascista. Dobbiamo fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

https://www.youtube.com/watch?v=ZWOqF8LtrSY
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Imparare dall’esperienza del CLN nella Liberazione

Per organizzare la nuova Resistenza è importante conoscere e usare l’esperienza fatta dai nostri predecessori. Tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943, la classe dominante italiana travolta da una disfatta bellica ormai sicura, decide di sbarazzarsi di Mussolini e dell’alleanza con la Germania di Hitler. In tutta Italia cominciano a formarsi spontaneamente, nelle aziende, nei quartieri e nei caseggiati, comitati popolari che si pongono l’obiettivo di condurre fino alla vittoria la guerra di liberazione contro il nazifascismo. Il 9 settembre ’43, i sei principali partiti antifascisti (comunisti, socialisti, liberali, democristiani, azionisti, demo-laburisti) costituiscono il Comitato di Liberazione Nazionale, un organismo centrale che ha il compito di coordinare l’azione dei comitati già esistenti, promuovere la formazione di nuovi comitati, inserirli in un quadro nazionale. Il CLN agisce come governo alternativo del paese, in grado di contendere colpo su colpo il potere al governo ufficiale e alle sue istituzioni e dotato di proprie forze armate (le brigate partigiane). Nelle zone di occupazione tedesca, in particolare, esso non si limita alla lotta armata contro i nazifascisti, ma attraverso i CLN locali svolge la funzione di nuovo potere, organizzando scioperi, sabotaggi, riorganizzando la produzione, la requisizione e la distribuzione alla popolazione dei viveri in partenza per la Germania. Nell’estate del 1944, si costituiscono nel nord del paese 21 repubbliche partigiane, zone libere dall’occupazione tedesca dove si installano giunte di governo locale che prefigurano il futuro assetto dell’Italia liberata. In esse vive l’espressione più compiuta del nuovo potere delle masse popolari.

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Da dove derivava il potere del CLN

Il Partito Comunista Italiano, che fu il principale promotore e animatore del CLN, grazie alla sua autorevolezza e alla sua influenza sulle masse popolari e sulla classe operaia, di cui era ormai divenuto Stato Maggiore, si fece portavoce dell’aspirazione diffusa a farla finita col fascismo. La sua azione spinse tutti gli altri partiti antifascisti a rompere gli indugi e a scendere sul terreno della mobilitazione e dell’organizzazione delle masse popolari. Il CLN, di conseguenza, non fu un semplice coordinamento di partiti antifascisti, ma un centro autorevole in grado di dare slancio all’iniziativa delle masse popolari. La sua forza era data dal legame con le masse popolari, che si concretizzava nella formazione di numerosi CLN di base e che lo rendeva capace di elaborare parole d’ordine che le masse seguivano perché le riconoscevano utili ai loro interessi. Da qui, in definitiva, derivò il potere del CLN, l’efficacia e il riconoscimento delle sue disposizioni e della sua organizzazione magistralmente descritta in quest’estratto del libro CLN il Comitato di Liberazione Nazionale della Lombardia al lavoro, nella cospirazione, nell’insurrezione, nella ricostruzione di Emilio Sereni, dirigente del PCI e presidente del CLN Lombardia, nel 1945: “Il CLN vi chiama alla lotta. Due duri inverni di guerra, ma centinaia di migliaia di lavoratori sospendevano il lavoro nelle officine di Milano, di Busto, di Varese (…) nelle scuole, negli uffici decine di migliaia di giovani, donne, fanciulli manifestavano in mille forme lo sdegno e l’odio del popolo contro l’oppressione nazi-fascista. Tutto un popolo in armi risponde all’appello, su per le valli e per le montagne, tiene duro contro il freddo e contro la fame, ingrossa i reparti dei gloriosi partigiani, del Corpo dei Volontari della Libertà, dei Gap invincibili, delle ardite Sap. CLN! Ordine del CLN! Queste iniziali ricorrono su tutte le labbra. Da mesi già, nelle officine, nei caseggiati popolari, negli uffici, nelle scuole, la sigla misteriosa è apparsa sui muri, nei fogli clandestini e nei reparti delle fabbriche la produzione di guerra che doveva andare a sostenere le ultime folli speranze di Hitler si rallentava. (…)

Centinaia di migliaia di patrioti lombardi hanno imparato a conoscere questa sigla misteriosa. Tutti hanno sentito parlare del Comitato di Liberazione Nazionale, hanno risposto a un suo appello o a un suo ordine. (…) Ma come, a chi si trasmettevano questi ordini del Comitato di Liberazione Alta Italia, del Comitato di Liberazione della Lombardia, degli organi dirigenti del movimento di liberazione nazionale? In ogni città, in ogni villaggio, in ogni azienda, in ogni ufficio, nelle amministrazioni comunali, da mesi e mesi dei patrioti di diversa fede politica, di diverse concezioni filosofiche o religiose, si erano stretti in un patto, avevano creato, dal basso, centinaia e centinaia di CLN di base”.

https://www.youtube.com/watch?v=MK0briTk4lQ&list=PLOUDl5SzuuwGb1ciM5pdodwvkriQSTCml&index=9
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L’insurrezione e la ricostruzione

È nel momento dell’insurrezione che le masse popolari organizzate e dirette dal CLN dimostrano di poter gestire il paese meglio della borghesia e delle sue istituzioni.

La mattina del 25 aprile ’45, il CLN Alta Italia lancia a Milano la parola d’ordine dell’insurrezione generale e impartisce a tutte le brigate partigiane l’ordine di attaccare intimando ai nazisti di “arrendersi o perire”. L’operazione, pianificata nel dettaglio, riesce perfettamente e quando gli alleati entrano in città, tre giorni dopo, la trovano in piena attività grazie all’azione del CLN: i trasporti pubblici sono funzionanti, i vigili dirigono il traffico, le banche hanno riaperto gli sportelli, a Palazzo Marino il sindaco Greppi ha preso posto dietro la scrivania e la Giunta Comunale della liberazione è in piena attività, i CLN aziendali sono riuniti per affrontare e risolvere i problemi immediati della ripresa del lavoro e molte fabbriche hanno già ripreso la produzione.

Il ruolo della classe operaia è decisivo, come illustrato in questi estratti del libro Quando cessarono gli spari, scritto dal capo partigiano Giovanni Pesce, nel 1977, riguardanti la liberazione e la ricostruzione a Milano e Sesto San Giovanni: “A liberazione avvenuta quasi tutte le fabbriche di Milano riprenderanno la loro attività per iniziativa delle maestranze; i delegati degli operai si improvviseranno dirigenti e, valendosi della collaborazione dei tecnici non compromessi, dimostreranno di essere in grado di mandare avanti la produzione.

 (…) Uno dei primi atti a Sesto S. Giovanni subito dopo la liberazione è quello di eleggere l’Amministrazione cittadina. A sindaco è designato Rodolofo Tamagni, un operaio della Breda. L’amministrazione si mette subito al lavoro. Non è un compito facile: c’è da sgomberare le macerie, da ricostruire, rimettere in moto la produzione e sanare le falle economiche; c’è da pensare all’approvvigionamento e a far riprendere le lezioni nelle scuole. Numerosi operai offrono gratuitamente al Comune ore di lavoro giornaliere dopo i turni in fabbrica; tra i primi gli operai della Breda. Questi volontari, suddivisi in squadre, sgomberano le macerie, riparano le case meno danneggiate per ospitarvi numerose famiglie senza tetto”.

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