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Firenze. Aggiornamenti dalla Gkn

Teresa Noce by Teresa Noce
Gennaio 29, 2023
in Resistenza n. 2/2023
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Alla ex Gkn di Campi Bisenzio gli operai non vedono uno stipendio pieno da ottobre e il nuovo padrone Francesco Borgomeo continua a nascondersi dietro la scusa della “inagibilità della fabbrica” che gli impedirebbe di dispiegare il suo (inesistente) piano industriale. Tutte balle, ovviamente.

Borgomeo cerca di prendere “per fame” i lavoratori, dato che tutte le altre manovre per distruggere l’organizzazione operaia sono finora fallite.

Questo non vuol dire che il Collettivo di Fabbrica (CdF) sia rimasto a guardare: la lotta prosegue sia sul piano vertenziale e sindacale che su quello politico e della mobilitazione.

Il Tribunale del Lavoro di Firenze ha accolto, attraverso 4 giudici diversi, i ricorsi per dieci decreti ingiuntivi presentati da alcuni operai per il mancato pagamento degli stipendi. Dopo queste prime vittorie, altri sono in attesa di sentenza: Borgomeo deve pagare tutto, senza “se” e senza “ma”!

Inoltre, ancora una volta, gli operai possono contare sulla solidarietà del territorio e far fronte ai mancati pagamenti con la linea di credito da 150mila euro messa a disposizione da Banca Etica e la cassa di mutuo soccorso alimentata dalle donazioni dei solidali.

Il 9 gennaio, dopo l’incontro del 20 dicembre del Comitato di proposta e verifica richiesto dai lavoratori, il CdF ha incontrato la Regione nell’ambito dell’attività di scouting pubblico per individuare nuovi potenziali investitori per la reindustrializzazione dell’azienda. Reindustrializzazione che, si noti bene, non si basa sul piano di Borgomeo, ma su progetti nel settore delle energie rinnovabili (fotovoltaico) presentati direttamente dal CdF e dal resto degli operai, in collaborazione con il comitato tecnico-scientifico formato da esperti, tecnici e studenti universitari.

Nel momento in cui scriviamo, nonostante la Regione abbia espresso “grande interesse per il progetto”, non ci sono riscontri concreti, a ulteriore riprova che anche le istituzioni vanno costrette a muoversi, con le buone o con le cattive.

Nel frattempo il fondo finanziario Melrose ha annunciato la chiusura della Gkn di Mosel in Germania, 800 posti di lavoro. Gli operai fiorentini hanno scritto un post di solidarietà e si sono messi a disposizione della lotta dei loro colleghi tedeschi.

“Senza voler insegnare nulla a nessuno, in base alla nostra esperienza, ci sentiamo di dire questo alle nostre colleghe e colleghi di Mosel e di tutta la Gkn:

1. vi diranno che il vostro è un caso specifico. Non è vero. Chi oggi lo sostiene, domani sarà smentito. Ma sarà già a fare danno da qualche altra parte. Rimarranno soltanto famiglie disperate e posti di lavoro bruciati. Non siete un caso specifico ma un anello di una catena, che va spezzata ora. Lottate ora, lottate per tutte e tutti, per quelli che non possono lottare, per il vostro presente e per il futuro collettivo.

2. Vi diranno che ormai è finita. Quando una multinazionale annuncia una chiusura, purtroppo, è in grossa parte tardi. Hanno già calcolato tutto. Ma no, non è ancora finita. Noi resistiamo da 18 mesi. Potete ancora scrivere la vostra storia.

3. Il licenziamento scuote ora la vostra vita. Ma il vostro non è un problema individuale, ma collettivo. Siate comunità, siate uniti.

4. I rappresentanti dei lavoratori nell’Ewc (Euroean Working Council) di Gkn hanno sottovalutato in maniera devastante quanto accadeva a Firenze. Provammo ad avvertirli che così mettevano a rischio tutti gli stabilimenti. Che Melrose non si sarebbe fermata. Prevalse una sorta di logica: “morte tua, vita mia”. E invece: se lo fanno a te, domani lo faranno a me.

5. In questi giorni in Germania c’è una lotta incredibile, esemplare, contro la miniera di carbone a Lutzerath. Il movimento ambientalista in Germania è forte. Cercate una convergenza: i licenziamenti nel settore automotive non dipendono dalla logica della transizione ecologica, ma dalla logica del capitale. Giustizia climatica e sociale unite, salvare il futuro del pianeta e dei posti di lavoro”.

Sul fronte della mobilitazione poi, il CdF sta proseguendo con il progetto della Società Operaia di Mutuo Soccorso (Soms): un ulteriore strumento per la definizione dei piani del Collettivo di Fabbrica e della stessa Rsu insieme alla componente dei solidali. Il 21 gennaio si è tenuta in fabbrica la prima assemblea plenaria dei soci in cui è stato fatto il punto sulla vertenza e sui prossimi progetti.

Il 29 gennaio è previsto un nuovo appuntamento a Marzabotto per il cosiddetto Patto dell’Appennino: un patto di lotta e di convergenza tra le realtà operaie, ambientali, associative della zona tra Firenze e Bologna, che punta a rafforzare le relazioni tra le varie componenti delle masse popolari e che si pone l’obiettivo di ragionare insieme e trovare delle soluzioni ai problemi del lavoro, della mobilità, dell’ambiente, del diritto alla casa, ecc. Un tassello del “convergere per insorgere” che gli operai Gkn hanno eletto a loro motto fin dall’inizio della lotta.

Riprendono poi le iniziative della Convergenza Culturale in fabbrica, con incontri previsti sulla questione del carcere insieme al Consiglio Popolare di Modena, la presentazione del film-documentario E tu come stai?, l’uscita del nuovo libro Un piano per il futuro della fabbrica di Firenze scritto insieme agli ingegneri del Sant’Anna di Pisa.

Oltre a questo, il Collettivo non ha fatto mancare prese di posizione contro la repressione: al Movimento Disoccupati 7 Novembre di Napoli, a Simone Ficicchia di Ultima Generazione, ad Alfredo Cospito contro il 41 bis.

Insomma, nonostante gli attacchi del padrone che, con la complicità delle istituzioni, prova in tutti i modi a logorarne l’organizzazione, la lotta degli operai Gkn prosegue e la solidarietà si sviluppa. Come la scintilla che dà fuoco alla prateria.

Anche gli operai del Collettivo di Fabbrica Gkn hanno preso posizione contro il 41 bis e in solidarietà ad Alfredo Cospito. Nel loro video del 20 gennaio, riportano le parole dell’avvocato di Cospito: “Cos’è il 41 bis? Una micro sezione dove si è costretti a vegetare in cella 21 ore al giorno, altro che rieducazione ed articolo 27 della Costituzione” e chiedono la revoca immediata della misura al compagno anarchico in sciopero della fame.
Come dicono gli stessi operai, il movimento dei lavoratori deve assumere come sua la campagna contro il regime di 41 bis, usato dal governo non tanto per reprimere i mafiosi quanto per contrastare l’organizzazione militante delle masse popolari.
Quella del Collettivo di Fabbrica Gkn è una dichiarazione importante, perché dimostra ancora una volta come la classe operaia e i lavoratori non pensino solo “alla loro fabbrica”, ma siano al fianco del resto delle masse popolari in lotta contro la gestione della società da parte di chi criminale lo è per davvero, la classe dominante.

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