Lettera del Direttore di Resistenza

Il nuovo potere, il potere degli organismi operai e popolari

Nell’Editoriale di questo numero diciamo che il potere della borghesia imperialista, il vecchio potere, si sta sgretolando, è in declino. Diciamo che il nuovo potere esiste già nella relazione fra Carovana del (n)PCI e gli organismi operai e popolari. È un potere ancora debole, ma è destinato a crescere e a scalzare il vecchio.

La debolezza del vecchio potere consiste nel fatto che la classe dominante non ha più nulla di positivo da offrire alla società; il suo dominio è diventato la catena che ne impedisce lo sviluppo e ne ostacola il progresso, oltre che la causa primaria della distruzione del pianeta. Le sue istituzioni sono passate dall’essere strumento di coesione sociale ad essere, principalmente, strumento di oppressione e vessazione sulle masse popolari. Benché le larghe masse non siano ancora pienamente coscienti di ciò, settori sempre più ampi lo intuiscono, poiché lo vivono sulla propria pelle, ne fanno esperienza diretta.

La debolezza del vecchio potere, inoltre, consiste nel fatto che l’attuale classe dominante è divisa in fazioni e bande, ognuna in lotta con le altre per la difesa dei propri specifici interessi. Questo vale in particolare in Italia, una Repubblica Pontificia, che infatti indichiamo come l’anello debole della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti.

La forza del nuovo potere sta nel fatto che i suoi obiettivi, la sua natura e la sua stessa esistenza sono conformi e funzionali a fermare la catastrofe che incombe e a riprendere la via del progresso.

La forza del nuovo potere consiste, inoltre, nel fatto che per quanto esista “a macchia di leopardo” (esiste dove si è strutturato un legame fra gli organismi operai e popolari e la Carovana del (n)PCI), la sua azione si sviluppa sulla base di un piano comune.

In questo articolo vorrei approfondire il discorso, in particolare su un aspetto: il nuovo potere avanza sulla base di due fattori, uno soggettivo e uno oggettivo.

Il fattore soggettivo (che è principale e dirigente) è incarnato dai comunisti. Il ruolo dei comunisti non deriva dal fatto che essi si proclamano “dirigenti” della lotta di classe, ma dal fatto che grazie alla concezione comunista del mondo che li guida, hanno (e dovrebbero effettivamente avere!) una superiore comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe. Che vuol dire?

Vuol dire, fra altre cose, vedere il legame fra le tante mobilitazioni delle masse popolari. Da Ultima Generazione, Friday For Future ed Extincion Rebellion, che denunciano il ruolo di governi e autorità sovranazionali nella crisi ambientale, fino agli operai della ex Gkn che lottano per la reindustrializzazione della fabbrica; dal Comitato Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, che si oppone al traffico di armi, ai movimenti dei disoccupati di Napoli o all’esperienza delle Brigate Volontarie per l’Emergenza attive durante il picco della pandemia da Covid-19.

Cosa producono queste mobilitazioni? Cosa sedimentano in termini di organizzazione? Quali strade aprono alla nascita di altri organismi? Che influenza ha l’azione di ogni organismo rispetto al resto delle masse popolari non ancora organizzate? Come si rafforza in ognuno degli organismi che promuove la mobilitazione il suo ruolo di nuova autorità?

Il fattore oggettivo è incarnato da ciò che fanno gli organismi operai e popolari, indipendentemente dalla consapevolezza del legame che questo ha con lo sviluppo del nuovo potere. Man mano che questi organismi fanno esperienza di lotta di classe, man mano che diventano punto di riferimento per le masse popolari non ancora organizzate, man mano che si coordinano con altri e iniziano ad agire di comune accordo, essi assumono un ruolo oggettivo nel rafforzamento del nuovo potere. Anche solo perché la loro azione contribuisce a rendere ingovernabile il paese alle autorità e alle istituzioni del vecchio potere.

Lo sviluppo di quanto già esiste oggi del nuovo potere si basa sulla combinazione fra il fattore soggettivo e quello oggettivo.

I comunisti devono imparare a valorizzare il movimento spontaneo delle masse popolari, promuovendo la nascita di organismi operai e popolari e il coordinamento e l’unità d’azione fra gli organismi già esistenti e quelli che via via nasceranno; devono cioè imparare a dirigere questo movimento verso una direzione che spontaneamente non prenderebbe in ragione del fatto che è orientato dal senso comune corrente nella società.

Gli organismi operai e popolari devono (imparare a) mettere al primo posto gli interessi delle masse popolari, ad anteporre la vittoria della battaglia per cui sono nati alle leggi imposte dal vecchio potere, al rispetto delle sue autorità e istituzioni, a quello che il vecchio potere spaccia come “il bene comune”.

Gli organismi operai e popolari che avranno continuità, inevitabilmente, si legheranno al nuovo potere e parteciperanno al suo sviluppo. Sarà, via via, un processo sempre più cosciente poiché dall’esperienza pratica emerge che l’unica possibilità di risolvere positivamente e definitivamente il particolare problema per cui ognuno di essi è nato sta nell’affrontare la causa comune di tutti i problemi e porvi soluzione, sta nel rovesciare il vecchio potere e sostituirlo con il nuovo. Sta nel portare le attuali classi oppresse a diventare classe dirigente della società. Sta, in definitiva, nella rivoluzione socialista.

Il nuovo potere vincerà. È una dichiarazione di fede? Una speranza o uno slancio di ottimismo?

Tutto dipende da come si guardano “le cose del mondo”.

La devastazione dell’ambiente è, contemporaneamente, la manifestazione del livello di degrado e criminalità raggiunto dalla classe dominante e anche la plateale dimostrazione che non basta chiederle di cambiare rotta: è necessario e urgente rovesciarla e sostituirla.

L’aumento della produttività del lavoro e l’automazione, che nel capitalismo producono un esercito di esuberi e di disoccupati, è il presupposto per lavorare tutti e lavorare meno: il tempo sottratto alla produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza sarà impiegato nel crescente impegno e nella sempre più diretta e diffusa partecipazione delle larghe masse alle attività specificamente umane e alla direzione della società.

Ogni ingiustizia, grande e piccola, è, al contempo, manifestazione del disinteresse della borghesia imperialista per le condizioni di vita materiali e morali delle masse popolari e manifestazione di uno spazio che, lasciato vuoto dalla classe dominante, può e deve essere riempito dal nuovo potere che esiste proprio in funzione del benessere e dell’emancipazione delle masse popolari tutte.

Anche il presente e il come vi facciamo fronte dipendono da come si guardano le cose del mondo.

Combattere le storture, le ingiustizie, resistere alla barbarie, procedere “in direzione ostinata e contraria”: questo è il lavoro a cui siamo chiamati da anticapitalisti e antimperialisti per fare fronte al corso delle cose in un mondo dominato dai capitalisti e dagli imperialisti.

Individuare gli ostacoli che rallentano lo sviluppo degli organismi operai e popolari, rafforzare gli organismi operai e popolari nella loro azione, nella coscienza di ciò che fanno e nel ruolo che hanno, spingerli ad agire “oltre e contro il senso comune”: questo è il lavoro a cui siamo chiamati da comunisti.

Aprire la strada a quel movimento che oggi sembra solo un rivolo, sgombrarne il corso affinché diventi un fiume in piena è il “privilegio” di cui godono i comunisti. È la bellezza di costruire, passo dopo passo, il nuovo potere delle masse popolari organizzate che spazzerà via il vecchio il potere dei capitalisti e degli imperialisti.

Pertanto, la questione NON è se il nuovo potere si vede o non si vede, se è realistico pensare che vincerà oppure no; la questione è imparare a vedere le cose sia per quello che erano fino a ieri che per quello che, grazie all’azione dei comunisti e alla forza delle masse popolari organizzate, iniziano a essere fin da oggi.

Pablo Bonuccelli

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