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Organizzarsi contro l’abolizione del Reddito di Cittadinanza

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Gennaio 4, 2023
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Nelle ultime settimane del 2022 in diverse città del sud Italia i percettori del Reddito di Cittadinanza (RdC) sono scesi in piazza contro lo smantellamento del sussidio istituito nel 2019 dal governo Conte 2 e che la manovra finanziaria del governo Meloni sta provando a cancellare.

Il 28 e il 29 novembre a Napoli il Movimento Disoccupati 7 Novembre ha indetto una manifestazione contro la legge di bilancio 2023 i cui contenuti sono sintetizzati in un post di facebook

“La manovra del Governo regala qualche migliaio di euro con la Flat Tax al 2% più ricco della popolazione e scarica nella povertà assoluta un milione e mezzo di persone levandogli 500 euro al mese. Pensare che la priorità economica e sociale è l’attacco al reddito di cittadinanza in un paese che ha raggiunto picchi di povertà e lavoro povero come il nostro (un lavoratore su 4 guadagna meno del reddito) è chiaramente una visione classista. Un attacco palese ma che cresce nel tempo anche da parte di altre forze politiche come dimostra il taglio già esistente per chi ha scontato anche solo una condanna negli ultimi 10 anni. Il tentativo di contrapporre “occupabili e non occupabili”, “lavoratori e disoccupati” per alimentare la guerra tra poveri è evidente. Gli “occupabili” a cui il Governo promette di togliere il sussidio nel prossimo anno, dandogli diritto ad 8 mesi invece che 12 per poi eliminarlo definitivamente a fine 2023, sono circa 650mila persone. Per lo più parliamo di over 50enni con bassa scolarizzazione e quindi forza lavoro ricattabile ai quali i padroni “offrono” salari da fame per lavori senza tutele. L’obiettivo è l’accettazione di qualsiasi condizione di lavoro. Noi lottiamo per un lavoro socialmente necessario, per un piano straordinario di lavori pubblici utili alla collettività che inizia dalla messa in sicurezza dei territori fino ad un piano di bonifiche, contrasto agli sversamenti illeciti e roghi, passando per il potenziamento dei servizi sociali smantellati negli ultimi decenni. Basterebbe fare una domanda: come è possibile che si continua a parlare di “fannulloni” mentre disoccupati di lunga durata come noi che si organizzano e rivendicano il lavoro piuttosto che ricevere risposte dalle Istituzioni ricevono repressione e chiacchiere? In assenza di questo, lavoro o non lavoro, dobbiamo campare!I soldi si vadano a prendere dalle spese militari, dalle basi militari di morte, dagli extraprofitti miliardari, dai super manager e super stipendi, dalla grande evasione fiscale, dai finanziamenti per le grandi opere inutili e dannose, dalle tasche dei padroni!!”

Ed ha lanciato l’appello per la costruzione di comitato in difesa del RdC di cui si parla nell’articolo Organizzare ovunque comitati di difesa del Reddito di Cittadinanza pubblicato su Resistenza di gennaio.

Anche a Palermo il 29 novembre i manifestanti sono partiti da piazza Marina e si sono spostati in corteo fino a pizza Indipendenza dove si è svolto un presidio davanti alla sede della presidenza della Regione Sicilia e al quale ha partecipato la senatrice del M5S Dolores Bevilacqua. In città infatti i percettori di RdC sono circa 60.000 mentre ne stimano circa 230.000 in tutta l’isola.

Alcuni scatti della manifestazione di Palermo
Alcuni scatti della manifestazione di Palermo

Cacciare subito il governo Meloni

Le mobilitazioni contro la volontà del governo Meloni di smantellare il RdC sottolineano il carattere antipopolare delle misure del suo esecutivo che, in perfetta continuità con l’applicazione dell’agenda di Mario Draghi, continua con l’attuazione del programma comune della classe dominante, unicamente volto a soddisfare gli interessi della cricca di capitalisti che Meloni rappresenta.

Ne è esempio l’intenzione di proseguire con l’invio di armi sostegno della guerra in Ucraina al fianco della Nato e quella di istituire la flat tax, la cosiddetta tassa piatta che prevede un’imposizione fiscale uguale per tutti i soggetti sotto una certa soglia di reddito, avvantaggiando di fatto capitalisti e borghesi per i quali verrebbe meno la “personalizzazione delle imposte”. Ma possiamo andare avanti nell’elencare le diverse misure classiste della manovra finanziaria, come l’introduzione dell’autonomia differenziata che, eliminando lacci e vincoli, attribuisce alle Regioni carta bianca sulla gestione di settori essenziali come quello dell’istruzione pubblica, non è stato messo mano alla legge Fornero e non è stato previsto alcun investimento per la sanità pubblica dove al proseguimento dei lavori per la costruzione di ospedali di comunità e altre strutture finanziate con i soldi del PNRR si contrappone la mancanza di personale capace di gestire il servizio sanitario.

A fronte di questa situazione l’obiettivo dei lavoratori, dei disoccupati, dei percettori del RdC e di tutto il resto delle masse popolari deve essere uno, cacciare il governo Meloni.

In una situazione di emergenza servono misure d’emergenza

A una situazione di emergenza aggravata dall’avanzare della crisi e dalle manovre del governo Meloni, deve corrispondere l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari che già resistono per contrastare la prospettiva di un ulteriore peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro.

Quello che farà o non farà il governo Meloni infatti dipende da quanto le masse popolari riusciranno ad opporsi alle sue misure antipopolari come è già accaduto nel 2009, quando la mobilitazione dal basso ha rispedito al mittente il ddl sicurezza del ministro Maroni che istituiva le ronde anticriminalità nei quartieri.

Oggi come allora dunque, i percettori del RdC e i disoccupati hanno la forza e devono organizzarsi per contrastare lo smantellamento di un sussidio che ha sostenuto migliaia di famiglie e per il quale la legge finanziaria ha già ridotto i beneficiari con l’obiettivo di eliminarlo completamente nel 2024.

Possono farlo imponendo da subito che sia il sindaco del proprio comune a mettere a lavoro i percettori del RdC e a stabilizzare coloro che già oggi svolgono lavori di pubblica utilità. I sindaci hanno questo potere, facciamoglielo usare! Si tratta di lavori necessari per la collettività, per esempio la bonifica e la riqualifica di zone abbandonate o la manutenzione di aree a uso pubblico, ma di cui le istituzioni non hanno interesse ad occuparsene perché non producono alcun profitto. Lavori che i percettori di RdC e disoccupati organizzati devono tradurre in un documento, come è stato fatto a Piombino nel 2019 dal coordinamento operaio Camping Cig per ridare dignità ai lavoratori in cassa integrazione, e spingere a che gli vengano assegnati e retribuiti, anche attraverso l’organizzazione di scioperi alla rovescia per dimostrare che il lavoro c’è, come ci sono uomini e donne che hanno voglia di farlo!

Le 8 vie per rendere il paese ingovernabile!
Le mille forme di insubordinazione, disobbedienza, lotta e costruzione di azioni autonome dalla classe dominante si sviluppano e devono sempre più svilupparsi per alcune vie, che sono state sintetizzate dal (n)PCI in 8 principali: 
1. la diffusione della disobbedienza e dell’insubordinazione alle autorità; 
2. lo sviluppo diffuso di attività del “terzo settore” (il quarto fronte del nostro PGL): le attività di produzione e distribuzione di beni e servizi organizzate su base solidaristica locale; 
3. l’appropriazione organizzata di beni e servizi (espropri, “io non pago”, ecc.) che assicura a tutta la popolazione i beni e servizi a cui la crisi blocca l’accesso; 
4.gli scioperi e gli scioperi alla rovescia, principalmente nelle fabbriche e nelle scuole; 
5. le occupazioni di fabbriche, di scuole, di stabili, di uffici pubblici, di banche, di piazze, ecc.; 
6. le manifestazioni di protesta e il boicottaggio dell’attività delle pubbliche autorità; 
7. il rifiuto organizzato di pagare imposte, ticket e mutui;
8. lo sviluppo (sul terreno economico, finanziario, dell’ordine pubblico, ecc.) di azioni autonome dal governo centrale da parte delle Amministrazioni Locali d’Emergenza sottoposte alla pressione e sostenute dalla mobilitazione delle masse. Ogni ALE è un centro di riferimento e di mobilitazione delle masse, dispone di impiegati e di esperienza, di locali, di soldi e di strumenti: tutte armi importanti per mobilitare le masse in uno sforzo unitario per far fronte agli effetti della crisi, in primo luogo per attuare la parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”.
Bisogna imparare dall’esperienza a praticare e combinare a un livello superiore le otto vie.

Rivendicare e ribellarsi allo smantellamento di diritti e conquiste è oggi una necessità sempre più all’ordine del giorno e deve essere la base per alimentare l’organizzazione e il coordinamento per rendere ingovernabile il paese al governo Meloni fino a cacciarlo!

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