Cosa vediamo nelle piazze degli scioperi di dicembre?

Il 2 dicembre c’è stato lo sciopero unitario dei più rappresentativi e combattivi sindacati di base, con presidi e mobilitazioni in tutta Italia. Il 3 dicembre, sempre i sindacati di base hanno indetto una manifestazione nazionale a Roma contro la finanziaria, il governo Meloni e la politica di guerra. La settimana compresa fra il 12 e il 16 dicembre ci sono state, su base regionale, le mobilitazioni e gli scioperi generali indetti dalla Cgil e dalla Uil contro la legge di bilancio del governo Meloni.

Come leggere tutte queste mobilitazioni? Alcuni si focalizzeranno solo sulla grande mobilitazione del sindacalismo di base, altri solo sulla mobilitazione dei sindacati di regime, mentre altri ancora vi vedranno il nulla assoluto, perché ci sono compagni per i quali va sempre e solamente tutto male.

Lasciando perdere sia i trionfalismi che i disfattismi, ritorniamo alla domanda iniziale per capire, anzitutto come comunisti, cosa significano e a cosa servono mobilitazioni come queste.

Servono a cambiare il paese. Non nel senso che bastano per cambiarlo, ma nel senso che concorrono a cambiarlo.

Quello che i comunisti devono principalmente vedere in quelle piazze è che sono piene di ciò che serve per costruire un governo alternativo a quelli del pilota automatico che prendono ordini da Bruxelles e da Washington. Sono piazze piene di lavoratori. Come un tornitore che vede già nell’informe pezzo di ferro che inizia a plasmare il prodotto finale che ne uscirà, così i comunisti vedono nei lavoratori ciò che essi devono e possono diventare: la soluzione ai loro stessi problemi.

La mobilitazione del sindacalismo di base ha influenzato la base dei sindacati di regime e questo ha contribuito a smuovere i vertici di Cgil e Uil. È un dato di fatto estremamente positivo. Al di là delle differenze che vi si possono trovare, di quelle piazze ci interessa, anzitutto, che siano piene di lavoratori.

Per ottenere quello che chiedono, i lavoratori hanno bisogno di diventare classe dirigente e costruire direttamente il governo che serve. E per farlo ogni appuntamento si deve legare al tutto, essere parte di una prospettiva più ampia. Che sia così dipende principalmente dai comunisti, a partire dal modo in cui leggono gli eventi e li utilizzano per spingere in avanti i risultati della lotta di classe.

A questo ci si arriva elevando l’organizzazione sui posti di lavoro, secondo il modello dei Consigli di Fabbrica degli anni Settanta che oggi viene rilanciato dal Collettivo di Fabbrica della GKN di Firenze. All’organizzazione va poi aggiunto il coordinamento fra le diverse esperienze e infine va assunto coscientemente l’obiettivo di darsi un diverso governo del paese. Un governo che tuteli realmente gli interessi delle masse popolari e risponda ad esse del suo operato.

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