Sono state migliaia le persone che sabato 5 novembre si sono riversate per le strade di due delle principali città del nostro paese: Roma e Napoli. Gruppi di lavoratori, studenti, disoccupati, sindacati e altre associazioni si sono radunate per manifestare contro la guerra e contro il carovita. Contro l’ennesimo governo dal pilota automatico, oggi capitanato dalla Premier Giorgia Meloni, che prosegue con l’attuazione dell’Agenda Draghi come aveva già promesso di fare in campagna elettorale.

Due delegazioni di compagni hanno partecipato a entrambe le mobilitazioni che per quanto differenti hanno raccolto il malcontento dei lavoratori e del resto delle masse popolari stremati dall’aumento del costo della vita provocato dalle speculazioni sulla guerra della Nato contro la Federazione Russa, dallo smantellamento del tessuto produttivo del paese e dei servizi essenziali che ogni giorno miete vittime in termini di posti di lavoro e vite umane e dagli effetti della devastazione ambientale.

Sia a Roma con la CGIL che a Napoli a fianco del Collettivo di Fabbrica Gkn abbiamo raccolto alcune testimonianze per comprendere meglio cosa ha spinto le tante persone presenti a partecipare, cosa pensano che sia possibile fare fin da subito, ognuno dal proprio posto di lotta, per contrastare la guerra, impedire l’invio di armi, per lottare contro il carovita e mettere fine agli effetti della crisi del capitalismo.

Nonostante le due piazze siano state messe in concorrenza tra di loro da una parte degli organizzatori, le risposte dei nostri intervistati hanno dimostrato l’unità d’intenti di lavoratori, funzionari sindacali, studenti e del resto delle masse popolari contro la guerra, l’invio di armi all’Ucraina per fomentare la guerra della Nato e contro il governo Meloni.

In molti ci hanno detto che è necessario che le organizzazioni sindacali sostengano le iniziative dei lavoratori, iscritti e non iscritti, che hanno come obiettivo quello di boicottare la guerra e che siano esse stesse a promuoverle! Ci hanno parlato dell’importanza di sviluppare l’unità tra lavoratori e studenti raccogliendo gli insegnamenti degli operai della Gkn e riconoscendo la necessità di andare oltre le divisioni che impediscono la costruzione di un fronte unito insorgendo e convergendo nelle prossime mobilitazioni a prescindere da chi ne siano gli organizzatori.

Le mobilitazioni delle prossime settimane:

18 novembre, sciopero studentesco nazionale;

26 novembre, manifestazione nazionale contro la violenza di genere

2 dicembre, sciopero generale dei sindacati di base: “Abbassate le armi, alzate i salari”;

3 dicembre, manifestazione nazionale sindacati di base

Queste considerazioni, nonostante vengano da elementi appartenenti a organizzazioni diverse nella storia e negli obiettivi, rappresentano un’unica voce, quella di un’intera classe – il proletariato – che resiste agli attacchi dei governi espressione dell’Ue e della Nato e che sente la necessità di dotarsi degli strumenti necessari per passare dalla difesa all’attacco!

Fare propri gli insegnamenti della Gkn oggi significa usare ognuna delle mobilitazioni in programma come tappa di un processo necessario per rafforzare gli organismi operai e popolari già esistenti e per costruirne di nuovi in ogni posto di lavoro, in ogni scuola e quartiere.

Significa raccogliere la spinta ad organizzare assemblee e iniziative in ogni territorio attraverso cui coordinare e far convergere le realtà organizzate e quelle che ancora non lo sono verso l’obiettivo immediato che porterà il nostro paese fuori dalla guerra: cacciare il governo Meloni e impedire l’installazione di qualsiasi altro governo di Larghe Intese intenzionato solo a proseguire nell’attuazione del programma comune della borghesia.

Il nostro paese ha bisogno di un governo di emergenza popolare dove siano le organizzazioni operaie e popolari a dettare l’agenda di governo, imponendo per esempio che i miliardi per la produzione di armi vengano destinati ai servizi pubblici essenziali come la sanità e la scuola e impedendo la delocalizzazione e lo smantellamento delle aziende del paese.

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