Prosegue l’autunno caldo

Dopo la mobilitazione dello scorso 22 ottobre a Bologna – organizzata dal Collettivo di fabbrica (CdF) della Gkn di Campi Bisenzio (FI) e dalle organizzazioni del movimento ambientalista locale – il 5 novembre altre due piazze accoglieranno ancora la rabbia di migliaia di lavoratori e del resto delle masse popolari.

Alcune interviste realizzate nella piazza di Bologna, il 22 ottobre

Una rabbia che fluisce in tutto il paese da mesi, diffusa e alimentata durante la campagna elettorale col nascere e il mobilitarsi dei movimenti popolari contro il carovita, con il moltiplicarsi delle manifestazioni contro la guerra e l’occupazione Usa e Nato dell’Italia, con le mobilitazioni in difesa del diritto all’aborto, alla sanità e all’istruzione pubblica. Tutte iniziative che proseguiranno nelle prossime settimane e che dobbiamo far confluire verso lo sciopero generale del 2 dicembre e nella “manifestazione nazionale a Roma dell’opposizione di classe alla guerra, ai governi della guerra e all’economia di guerra” del 3 dicembre promossi dal sindacalismo di base.

Ognuna di queste mobilitazioni deve convergere con le altre. La situazione ci mette di fronte al fatto che nessun organismo e nessun gruppo è autosufficiente nel raggiungere i propri obiettivi!

A Napoli il 5 novembreè prevista unamanifestazione nazionale: “contro la guerra e i costi sociali scaricati sulle nostre vite, per la garanzia di un salario, per ridurre l’orario di lavoro a parità di salario, per lavorare tutti e lavorare meno, per un piano straordinario per il lavoro, partendo dalla messa in sicurezza dei territori, finalizzato alla realizzazione di progetti necessari ai bisogni sociali”. È stata indetta dal CdF della Gkn, dal movimento di lotta “Disoccupati 7 Novembre” (D7N) e dal comitato disoccupati “Cantiere 167 di Scampia”.

a Roma lo stesso giorno si svolgerà un’altra manifestazione nazionale: “cessate il fuoco subito, negoziato per la Pace! Mettiamo al bando le armi nucleari. Solidarietà con il popolo ucraino e con le vittime di tutte le guerre”. È stata indetta dalla Rete italiana pace e disarmo, dalla Cgil e altre decine di associazioni e organizzazioni politiche, popolari e sindacali.

Il contesto nazionale è in grande fermento

Da una parte c’è lo sviluppo dell’azione promossa dal CdF della Gkn, in continuità con la mobilitazione di Bologna, che spinge verso la moltiplicazione e il coordinamento di organizzazioni di lavoratori e organismi popolari.

Quella condotta dal CdF della Gkn è un’azione che alimenta la fiducia e la determinazione dei lavoratori a non rassegnarsi a cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali. A non aspettare e sperare che in qualche modo passi la bufera. Che li spinge a organizzandosi perché ogni azienda minacciata da delocalizzazione, chiusura o ristrutturazione diventi un centro promotore della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese.

L’azione del CdF della Gkn sta assumendo il carattere positivo di unire le classi oppresse, promuovere l’unità. Lo fa perché spinge alla mobilitazione e al coordinamento con altri lavoratori, disoccupati, pensionati e col resto delle masse popolari in lotta contro le altre misure inique imposte dalla borghesia imperialista nelle aziende e nelle scuole, contro la partecipazione del nostro paese alla guerra Usa-Nato in Ucraina, contro la distruzione del Servizio sanitario nazionale, contro le grandi opere inutili e dannose, contro la devastazione dell’ambiente.

Nel fare questo il CdF della Gkn ha un contesto politico favorevole: la spinta che l’installazione del governo Meloni ha dato alla Cgil nell’assumere una maggiore iniziativa sul piano della mobilitazione di lavoratori e pensionati, sia sul terreno della lotta al fascismo – dove inevitabilmente si scontrano antifascismo padronale e quello popolare – ma anche sul terreno della lotta agli aumenti e al carovita determinati dalle speculazioni, dalle sanzioni e dall’escalation militare cui il governo Draghi ha contribuito ampiamente e di cui Giorgia Meloni raccoglie il testimone.

Si tratta di operai, lavoratori e pensionati che – al di là delle manovre e delle intenzioni dei vertici del sindacato – oggi scendono in piazza per trovare soluzioni alla crisi e unità di classe per farvi fronte.

Antifascismo padronale e antifascismo popolare
La crisi politica della borghesia imperialista si aggrava e per farvi fronte deve ricorrere a personaggi politici sempre più squallidi. La borghesia deve servirsi di chi riesce in qualche modo a tenere in pugno la piazza, non può fare a meno delle masse popolari; deve ricorrere cioè alla “mobilitazione reazionaria delle masse”. Ma è una lama a doppio taglio: più la borghesia fa ricorso a gruppi fascisti, criminali e simili più si smaschera. Ciò alimenta tra le masse popolari la mobilitazione antifascista. Per questo alcuni gruppi imperialisti cercano di cavalcare la mobilitazione antifascista e di prenderla in mano, atteggiandosi a paladini dell’antifascismo.
L’antifascismo padronale condanna il regime fascista del 1922-1945, il “totalitarismo”, la mancanza di democrazia, la persecuzione degli oppositori democratici, le manifestazioni “volgari e incivili” del fascismo, le leggi razziali, ecc. Esso invece accetta e difende il potere di un pugno di capitalisti (finanzieri, industriali, banchieri, ecc.) di decidere della vita del resto della popolazione.
L’antifascismo popolare è invece anzitutto lotta contro capitalismo, la miseria, l’oppressione di classe e i privilegi, lotta per l’eguaglianza, contro la schiavitù del bisogno e della paura per la maggioranza della popolazione. L’antifascismo padronale divide i lavoratori, tanto quanto li divide il fascismo padronale. Il padrone che ti mette alla porta come “esubero”, l’intellettuale che difende questo regime in cui sei messo alla porta come “esubero” e si dichiarano antifascisti, fanno in realtà propaganda al fascismo.
L’antifascismo che unisce le masse popolari è anzitutto lotta per affermare il diritto di tutti a vivere e a lavorare e il dovere di ogni persona sana di lavorare per vivere.

Due piazze, un’unica lotta

Quelle del 5 novembre sono due piazze diverse, che parte degli organizzatori tenderà a contrapporre, ma entrambe vedranno la partecipazione di migliaia di persone accumunate dalla necessità di lottare contro il peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro imposte dalla crisi economica che inevitabilmente va a braccetto con quella climatica ed energetica. Siamo al punto in cui la Comunità Internazionale degli imperialisti, capeggiata da quelli USA, ha imboccato la via della guerra aperta contro i paesi che individua come nemici o concorrenti, in cui trascina l’Italia in qualità di suo protettorato.

Chiunque ha interesse a lottare contro la guerra, contro il carovita, la crisi climatica e la catastrofe incombente in cui la classe dominante trascina il nostro paese deve partecipare a queste manifestazioni.

Deve insorgere e convergere con l’obiettivo alimentare l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari promuovendo l’aggregazione di chi non è ancora organizzato.

Deve portare le masse popolari non solo a rivendicare al governo e alle autorità misure necessarie e urgenti per far fronte ai gravi effetti della crisi, ma deve spingere ad attuarle fin da subito con qualsiasi mezzo a disposizione.

Deve contrastare ogni tentativo che la classe dominante metterà in campo nel tentativo di dividere le masse popolari e portarle in guerra tra loro, sacrificando la concorrenza politica e sindacale per l’unità d’azione!

Deve rispondere agli attacchi e alle manovre della classe dominante facendo di ogni questione un problema di ordine pubblico: un esempio lo sono gli studenti romani caricati dalla polizia nei giorni scorsi, che hanno occupato la facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza a Roma per protestare contro la repressione subita, oppure gli operai GKN che a fronte dell’installazione del nuovo governo e della necessità di risolvere immediatamente la propria vertenza, ha ben pensato di occupare la sede di Confindustria a Firenze!

Questo significa rendere ingovernabile il paese dal basso e fare passi verso un obiettivo comune: imporre un governo di emergenza popolare, un governo che la situazione oggettiva impone per affrontare con urgenza i problemi principali del paese!

Print Friendly, PDF & Email

Rispondi