Sabato 8 ottobre una delegazione di compagni del P.CARC ha partecipato alla manifestazione nazionale indetta dalla CGIL all’insegna della parola d’ordine “Italia, Europa ascoltate il lavoro” e dei 10 punti dell’agenda CGIL, illustrati nella piattaforma della manifestazione (in appendice), gli stessi indicati nel documento della maggioranza CGIL per il XIX Congresso. Nei giorni che hanno preceduto la mobilitazione, il sindacato ha organizzato assemblee e riunioni in diverse città per lanciare l’iniziativa e costruire una piazza composta principalmente da delegati e lavoratori. Anche il SAC, opposizione interna alla CGIL, ha aderito e partecipato alla giornata.

Nonostante fosse stata indetta fin dal luglio scorso per celebrare l’anniversario dell’assalto alla sede nazionale da parte dei fascisti di Forza Nuova e portare in piazza lo spirito antifascista dei militanti e degli iscritti, la manifestazione si è svolta in una fase nuova. Una fase caratterizzata dal fatto che i grandi capitalisti usano l’emergenza energetica per chiudere e delocalizzare le aziende, le speculazioni sulle sanzioni alla Federazione Russa hanno gonfiato le tasche delle aziende del settore energetico, spesso controllate dallo Stato, a scapito dei lavoratori. Per non parlare del fatto che il paese è infestato di basi militari USA e NATO che fomentano la guerra in Ucraina e nel resto del mondo.

La situazione straordinaria in cui si trova il paese ha messo quindi la direzione della CGIL nella posizione di dover dare una risposta ai crescenti malumori della sua base e dei suoi iscritti, provocati dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro ma, anche nella posizione di dover dare una prova “di forza” per indurre il nuovo governo a convocare il sindacato ai tavoli di trattativa con l’obiettivo di influenzarlo nella definizione del prossimo DEF, i cui contenuti in larghissima parte sono già fissati dalle precedenti manovre del governo Draghi.

Noi abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni lavoratori presenti in piazza, a cui abbiamo chiesto un parere rispetto al nuovo governo e cosa secondo loro occorre per attuare l’agenda CGIL lanciata dal segretario Landini. Gli abbiamo chiesto cosa possono fare fin da subito i lavoratori in ogni posto di lavoro e abbiamo chiuso le interviste domandando se la CGIL non dovrebbe forse aderire alle iniziative e alle mobilitazioni in corso, per esempio quella organizzata dal Movimento Disoccupati 7 Novembre di Napoli insieme al CdF della Gkn prevista per il 5 novembre, e lo sciopero generale del 2 dicembre lanciato dal sindacalismo di base.

Nelle risposte è emersa chiaramente la preoccupazione per il futuro ma, tutti gli intervistati hanno ben chiaro quello che i lavoratori e il loro sindacato di riferimento devono fare per dare attuazione all’agenda CGIL: costruire l’unità dei lavoratori a prescindere dall’appartenenza sindacale.

Finché però il nostro paese sarà diretto da governi degli imperialisti, UE, da Confindustria, dal Vaticano, dalla NATO e dalle organizzazioni criminali, finché saranno i fondi speculativi, le multinazionali e la Comunità Internazionale a dettare leggi a questi governi, col solo scopo di aprire nuovi campi per far fruttare le loro speculazioni, le cose continueranno di male in peggio!

Tutto indica la necessità di organizzarsi e coordinarsi verso un obiettivo che sintetizzi ogni rivendicazione popolare e che sia strumento per realizzarla: costruire un governo di emergenza popolare composto da uomini di fiducia degli organismi operai e popolari, che siano da queste revocabili se non saranno disposti e capaci di tradurre in leggi e altre misure le soluzioni che gli indicheranno, compresi i punti dell’agenda CGIL.

Che fare allora?

1. Formare fin da subito in ogni azienda comitati che coalizzano gli operai combattivi indipendentemente dall’appartenenza sindacale, l’esperienza dei lavoratori della Gkn di Firenze, della Wartsila di Trieste e dei Portuali di Genova mostrano la strada!

2. Non rassegnarsi a cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali aspettando e sperando che passi la bufera, ma fare di ogni azienda minacciata di delocalizzazione, chiusura, ristrutturazione un centro promotore della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese;

3. tenere in mano l’iniziativa anche dopo i primi risultati, non affidarsi alle promesse dei padroni e delle loro autorità;

4. usare l’arma principale a disposizione dei lavoratori e cioè mobilitarsi e coordinarsi con altri lavoratori, coi disoccupati, pensionati, ecc. contro lo smantellamento dell’apparato produttivo e contro le altre misure inique imposte dalla borghesia imperialista,, contro la partecipazione del nostro paese alla guerra USA-NATO per interposta persona in Ucraina, contro la distruzione del Servizio Sanitario Nazionale, contro le grandi opere inutili e dannose, contro la devastazione dell’ambiente e l’incombente catastrofe ecologica, contro la guerra e le “missioni umanitarie”;

5. usare ogni forma di lotta, basta che si abbia la forza per attuarla e che sia efficace. È legittimo quello che serve ai lavoratori anche se illegale, cioè vietato dalle leggi dei padroni e delle loro autorità.

Buona lettura

Luciano, delegato Whirpool, Cassinetta (VA)

Dal nuovo governo ci aspettiamo delle proposte concrete, come da tutti i governi, soprattutto sul mondo del lavoro, viste le difficoltà che stiamo incontrando. Quello che si deve ancora formare non riscuote, almeno inizialmente, i nostri favori; ma lo valuteremo in base alle proposte che metterà in campo. Siamo pronti ad ascoltare sui temi, come lavoro, sicurezza, ambiente, pensioni… quindi su tutto quello che riguarda lo stato sociale e i diritti civili acquisiti ad oggi, soprattutto grazie alle lotte dei lavoratori e delle società civile.

In questa situazione per attuare l’agenda CGIL occorre la volontà, soprattutto politica, di affrontare alcuni temi che non si possono più rimandare. Tutti temi difficili ma se si ha la volontà politica si possono affrontare e, se non si possono risolvere del tutto, si possono almeno migliorare. I lavoratori in questo hanno un ruolo importante che è lo stesso da quando si sono uniti nelle organizzazioni, cioè quello di manifestare il loro dissenso in tutte le forme.

Per quanto riguarda l’adesione alle prossime manifestazioni in programma io credo che la CGIL aspetti le prime proposte che farà il governo per poi mettere in campo le iniziative che saranno più opportune sui temi che ho detto prima: lavoro, sicurezza, ambiente, diritti ecc…

Daniele, operatore negozio di telefonia (Wind), Roma

Prima di dare un parere sul governo credo che si debba vedere come si comporterà una volta all’opera. È un po’ presto per iniziare con le critiche. Credo però che sarà complicato attuare l’agenda di Landini anche se, su alcune questioni, il centro-destra ha una trazione diciamo più “nazionale”, quindi forse potrebbe essere più attento. Vedremo appunto a seconda di come si muoverà, cosà succederà. Per quanto riguarda i lavoratori, penso che la manifestazione di oggi sia un grosso segnale per far presente che c’è una grossa fetta di società che ha delle rivendicazioni. Il paese si sta impoverendo e quindi è il caso di darsi da fare! Penso quindi che alle manifestazioni della CGIL dovrebbero aderire altri organismi e i sindacati di base ma anche noi dovremmo aderire alle loro iniziative. È importante che in questo frangente le opposizioni, chi ha qualcosa da rivendicare, sia in piazza, tutti insieme per rivendicarlo.

Carlo, lavoratore Leonardo, Chieti

Dal nuovo governo mi aspetto una clamorosa svolta a destra, quindi che vengano messi in difficoltà e in crisi soprattutto i diritti civili, serve scendere in piazza per questi e per attuare l’agenda CGIL. È importante quindi che nelle fabbriche ci si faccia sentire e rispettare, bisogna organizzarci di più tutti insieme, per questo la CGIL secondo me deve aderire a tutte le iniziative, indipendentemente da chi le organizza perché il sindacato è un’organizzazione che, al di là dell’attività strettamente sindacale, dovrebbe cominciare a fare politica attivamente.

Luca, lavoratore azienda di software, Cuneo

Dal governo mi aspetto un sostegno per le bollette, soprattutto per le aziende che stanno chiudendo mettendo in cassa integrazione i lavoratori almeno fino a dicembre. La seconda cosa che mi aspetto è un intervento per la stabilizzazione dei precari, mentre la terza è una riforma fiscale. Deve prendere i soldi dove ci sono e metterli a disposizione del lavoro e della gente. Il governo dovrebbe poi ascoltare le istanze del sindacato e prendere provvedimenti per le aziende e per i lavoratori, per esempio attuando i punti dell’agenda CGIL.

Un primo passo però va fatto nei posti di lavoro, bisogna fare assemblee sindacali dove si condividono i punti dell’agenda CGIL e dove si rendono consapevoli i lavoratori di quello che sta avvenendo. Se non si fa così è normale che i lavoratori si lamentano che il sindacato non c’è e non fa niente. Questa agenda non deve essere solo gridata in piazza, va anche costruita nei posti di lavoro partendo dal fatto che bisogna impedire che le aziende chiudano.

Se il governo non darà segnali di voler prendere in considerazione l’agenda CGIL il sindacato deve partecipare alle iniziative promosse da altri. Serve unire le forze anche se non sarà una cosa immediata.

Roberto e Maria, OSS e delegati, Poppi (AR)

Dal prossimo governo ci aspettiamo coerenza e che risponda alle esigenze del popolo come il centro-destra ha detto di voler fare. Una cosa importante sarà anche l’opposizione al governo che dovrà sondare e capire le intenzioni del governo. Deve essere un’opposizione costruttiva, quindi con poche chiacchiere. È giusto che il centro-destra governi visto che ha vinto le elezioni, magari ci sarà da fargli un plauso. Di sicuro noi si sinistra non abbiamo vinto perché in campagna elettorale abbiamo solo dato contro alla Meloni.

Per quanto riguarda il da farsi nei posti di lavoro pensiamo che i lavoratori debbano aderire alle manifestazioni anche se costa fatica. Noi siamo in due! Serve più coraggio. Noi siamo qui perché il nostro salario è da fame! Siamo operatori socio sanitari perché lo vogliamo fare, ci piace il nostro lavoro! Il problema sono le cooperative che non riconoscono i nostri diritti. Alcuni di noi fanno due lavori! È dal 2019 che ogni mercoledì facciamo i tamponi e per tutta la pandemia siamo stati costretti a portare le mascherine chirurgiche quando ci sarebbero servite le FFP2. Chi ha preso il covid lo ha preso a lavoro!

Noi siamo convinti che la CGIL dovrebbe aderire alle altre manifestazioni e alle mobilitazioni perché bisogna lottare per il lavoro. Noi di sicuro vorremmo partecipare sia il 5 novembre a Napoli che il 2 dicembre allo sciopero generale del sindacalismo di base, a prescindere dal fatto che la CGIL aderisca oppure no.

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