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A 21 anni dal G8 di Genova: un altro mondo è possibile e necessario!

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Luglio 20, 2022
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Sono trascorsi ventuno anni dalle grandi manifestazioni genovesi del 19, del 20 e del 21 luglio dell’allora movimento no global e dalla feroce repressione poliziesca operata dalla banda Berlusconi. Ventuno anni sono trascorsi dall’omicidio di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda il 20 luglio, ammazzato mentre colpiva uno dei tanti blindati di polizia che nel corso della giornata erano stati usati per aggredire e compiere scorribande contro i manifestanti. Un omicidio di Stato che fu il prologo delle successive violenze, sevizie e torture contro i manifestanti che nella notte tra il 21 e il 22 luglio erano riparati nella scuola Diaz e contro gli arrestati deportati nella caserma di Bolzaneto.

Nel nostro paese i fatti di Genova furono anticipatori di un salto di qualità nell’uso della repressione. Le torture alla scuola Diaz e i fatti di Bolzaneto sono all’origine di numerosi episodi che si susseguono di torture e i soprusi nelle caserme e nelle carceri del nostro paese, dei massacri nelle carceri del 2020, quelli orditi a seguito delle rivolte organizzate dai detenuti e, in ultimo, degli arresti di sindacalisti e attivisti politici come avvenuto nei giorni scorsi a dirigenti e militanti del Si Cobas e di USB.

Il regime di controrivoluzione preventiva scricchiola e lo Stato dell’impunità per i ricchi, i potenti, per il Vaticano e i funzionari della sua Chiesa, diventa lo Stato della tolleranza zero oltre che per i comunisti in generale per chi lotta, per le donne, per gli immigrati e per i giovani. Quindi la repressione si allarga e assieme si allargano anche la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà.

Tra le masse popolari cresce il malcontento e la resistenza di fronte alla deriva in cui la crisi della borghesia imperialista, il clero e le altre classi dominanti ci stanno sospingendo. Per fare fronte a tutto questo la borghesia deve ricorrere sempre più alla repressione. Essa si è sviluppata coi governi che si sono succeduti, fino all’attuale e sempre più scricchiolante governo Draghi, protagonista di una dispiegata azione contro i lavoratori e il movimento di resistenza delle masse popolari.

Con Genova 2001 la borghesia imperialista e il suo clero misero una pietra tombale sul riformismo senza riforme di quanti (promotori di organizzazioni della sinistra borghese, movimenti, sindacati, ecc.) illudevano e raccontavano di un altro mondo possibile, ma sempre capitalista seppur attenuato dai suoi mali.

A distanza di venti anni quelli che erano i massimi promotori di questa visione sono diventati tutt’uno con la classe dominante a cui rivolgevano le loro petizioni (i Bertinotti, Migliore, ecc.). È tramontato il mondo politico della vecchia sinistra borghese.

Ma Genova 2001 ha dimostrato anche che solo le classi e i popoli oppressi possono instaurare il nuovo superiore ordinamento sociale di cui abbiamo bisogno, il socialismo. Questo la prima ondata delle rivoluzioni proletarie aveva già insegnato, insieme al fatto che per instaurarlo occorre sbarazzarsi della borghesia imperialista e del capitalismo! Così è stato per chi non si è arreso di fronte alla brutale repressione di Stato e al vittimismo dei capi della sinistra borghese, per chi non si è lasciato vincere dal nichilismo frutto avvelenato della sfiducia e della rassegnazione, per i compagni e i proletari che dall’esperienza sono stati indotti ad elevare la propria coscienza e organizzazione nella lotta contro il nemico di classe.

Questo perché la repressione e la lotta contro la repressione suscitano solidarietà e introducono alla lotta politica. La partecipazione delle masse alla lotta politica quanto più diventa autonoma, tanto più obbliga la borghesia a creare sceneggiate politiche, a nascondere la vera politica: insomma rende più difficile alla borghesia gestire il suo Stato. Il benessere che la borghesia può accordare alle masse dipende dall’andamento generale dei suoi affari e dalla rassegnazione dei popoli oppressi allo sfruttamento.

Sono l’organizzazione e la lotta dei lavoratori e delle masse popolari il solo baluardo contro la repressione, per la difesa delle attuali condizioni e per conquistare migliori condizioni di vita. Per porre un freno al processo di smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese, per la difesa dei posti di lavoro, la sicurezza sul lavoro e per il diritto al lavoro, per il diritto ad avere un’abitazione, per la difesa di ciò che resta e per la riconquista di un sistema sanitario pubblico e gratuito, per il diritto all’istruzione. Organizzarsi per cacciare Draghi e qualsiasi governo delle Larghe Intese promosso dei padroni, organizzarsi per prendere in mano il governo del paese.

La resistenza di Genova 2001 così come quella che si dispiega oggi in ogni angolo del mondo smentisce la propaganda che la lotta delle classi e dei popoli oppressi è finita, che il comunismo è morto. Lo spettro del comunismo non è mai tramontato. Si aggirava a Genova nel 2001 e si aggira oggi ovunque nel mondo si dispiega la resistenza spontanea delle masse popolari al procedere della crisi capitalista.

Carlo Giuliani non è morto invano! Carlo Giuliani vive nell’amore per la nostra classe e nell’odio per i suoi oppressori, vive nella lotta per un nuovo mondo possibile e necessario che si chiama socialismo, vive nella lotta per l’Italia socialista.

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