La settimana scorsa Mario Draghi ha presentato le sue dimissioni dal governo dopo che il M5S non ha votato la fiducia per il Decreto Aiuti, un atto che Mattarella ha subito rigettato rimettendo la questione alle Camere.

Nei giorni successivi, agli appelli alla stabilità di diversi politici e sindaci si è aggiunto quello del segretario generale della CGIL Maurizio Landini che, alla festa di Articolo Uno a Bologna, ha affermato di essere disposto a incontrare Draghi perché Serve un governo nel pieno delle sue funzioni per rispondere ai problemi delle persone che non arrivano alla fine del mese”.

Peccato che il governo Draghi fin dalla sua installazione è stato una delle principali cause per cui i lavoratori e le masse popolari del nostro paese non arrivano alla fine del mese.

Rammentiamo lo sblocco dei licenziamenti a cui il governo Draghi ha dato il via lo scorso luglio lasciando mano libera ai padroni e alle multinazionali di chiudere e delocalizzare le aziende dell’apparato produttivo del nostro paese.

Il risultato? Un’ecatombe di posti di lavoro: 450 alla Wartsila di Trieste, 420 alla GKN di Campi Bisenzio (Fi), 350 alla Whirlpool di Napoli, 150 alla Gianetti Ruote di Monza Brianza, 100 alla Timken di Brescia, 600 alla Speedline di Venezia, 260 alla Caterpillar di Ancona, 90 alla Riello di Pescara, 220 alla Sa.Ga Coffee di Bologna, 200 alla Treofan di Terni, migliaia di esuberi in ex Alitalia-ITA… e si tratta solo di un elenco parziale!

Sempre il governo Draghi ha destinato armi e aiuti militari a sostegno della NATO nella guerra in Ucraina, bypassando l’iter parlamentare e nonostante l’80% della popolazione del paese fosse contraria alla partecipazione dell’Italia al conflitto. Ha giustificato il carovita causato dalle speculazioni sulle sanzioni imposte alla Federazione Russa come il sacrificio necessario per difendere la libertà. Un sacrificio che continua a costare posti di lavoro per permettere a chi fa profitti sulle armi di farne ancora di più!

Sarebbe questo il governo che secondo Landini può risolvere i problemi di chi non arriva alla fine del mese, che dovrebbe restare in piedi per “portare a termine le riforme necessarie al paese”?

Da che parte sta Landini?

Il governo di cui il paese ha bisogno e che Landini dovrebbe sostenere, deve invece lavorare per definire un piano nazionale che assegni ad ogni azienda compiti produttivi specifici, che riconverta tutte le produzioni inutili e dannose per l’uomo e per l’ambiente e che assegni a ciascun individuo un lavoro socialmente utile che gli permetta di vivere una vita dignitosa, e partecipare attivamente alla gestione della società!

Il fatto che Landini sostenga sin da ora e convintamente un simile governo non è l’aspetto principale, la questione decisiva è che i lavoratori e gli iscritti della CGIL si organizzino in ogni luogo di lavoro e spingano alla costituzione di un tale governo.

La mobilitazione dei lavoratori, come è stata per lo sciopero del 16 dicembre 2021, deve costringere i vertici CGIL a rompere con Draghi e i partiti delle Larghe Intese, li deve spingere ad indire uno sciopero contro l’economia di guerra e il carovita (altro che elemosinare col cappello in mano un “governo responsabile”!), a mobilitare i propri iscritti in ogni azienda per impedire l’emorragia di posti di lavoro e le delocalizzazioni, la miseria e la repressione padronale contro le avanguardie sindacali. Questo è il terreno di mobilitazione su cui deve nascere il nuovo governo del paese, un governo d’emergenza che:

  • dia commesse di lavori pubblici alle aziende che i padroni vogliono chiudere per mancanza di sbocchi commerciali;
  • sostenga l’iniziativa dei lavoratori disposti a costituirsi in cooperative per riprendere la produzione nel caso di abbandono dell’azienda da parte dei padroni, mettendo a disposizione tecnici, consulenti, commesse, materie prime e energia;
  • nomini nuovi dirigenti e organizzatori della produzione nelle altre aziende che i padroni vogliono chiudere;
  • crei nuove aziende (cooperative, pubbliche, private) dedite alle attività già oggi assolutamente necessarie che assorbono tutti i disoccupati autoctoni e immigrati nel riassesto del territorio, nel miglioramento idrogeologico, nella produzione e utilizzazione di energie rinnovabili, nel miglioramento dei servizi pubblici, nel miglioramento della sicurezza generale, nell’educazione dei bambini, nella manutenzione e gestione del patrimonio edilizio e artistico, nel risanamento urbano, nei servizi alle persone disabili, anziane e non autosufficienti, nel riassetto forestale e agricolo, in attività sportive, nel turismo, nella prevenzione e repressione di azioni di sabotaggio e di aggressione, nel controllo sugli elementi ostili, ecc.
  • potenzi e crei istituti volti a sviluppare in ogni campo la ricerca e l’applicazione dei risultati a fini socialmente utili, favorendo in ogni modo la scolarizzazione e le attività culturali valorizzando tutti i lavoratori della cultura e della conoscenza disponibili nel paese;
  • stabilizzi il lavoro dei precari, autoctoni e immigrati, a partire da quelli impiegati nella pubblica amministrazione.

Queste cose non può farle il governo Draghi, né può farle qualunque altro governo espressione di interessi di mercato e guerrafondai. Landini lo sa o fa finta di non saperlo?

Queste cose può farle solo un governo di emergenza capace di dare immediatamente forma e forza di legge alle misure necessarie e urgenti che gli operai e i lavoratori organizzati e coordinati da un capo all’altro del paese indicheranno per porre fine agli effetti della gestione che la classe dominante sta facendo della società!

Agli operai e ai lavoratori iscritti alla CGIL e organizzati nel proprio posto di lavoro spetta il compito di mettere il loro segretario davanti alle sue responsabilità, organizzandosi nei luoghi di lavoro, valorizzando l’ambito congressuale per spingere l’intera organizzazione sindacale a fare azioni di rottura col governo Draghi, con i partiti delle Larghe Intese e il teatrino della politica borghese: stare dalla parte degli sfruttatori o dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, starsene in disparte mentre la lotta per ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro viene accusata di estorsione (come a Piacenza) mentre le ruberie, le chiusure di aziende e gli attacchi ai lavoratori da parte dei padroni vengono chiamate “eccellenze imprenditoriali”, oppure chiamare i propri iscritti alla mobilitazione e alla lotta di fronte al disastro in cui la classe dominante sta portando il paese.

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