[Reggio Emilia] L’unità dei comunisti fa paura! Sul concerto della P38Gang il Primo Maggio

L’arte per l’arte, l’arte al di sopra delle classi,

l’arte al di fuori della politica e

indipendente da essa in realtà non esiste

Mao Tse-tung

Il primo maggio, come P. CARC locale, siamo stati tra i promotori e i sostenitori dell’evento “Festa dell’Unità Comunista” al Circolo ARCI Tunnel.

Circolo ARCI che, per inciso, come altre centinaia sta lottando per non morire dopo la criminale gestione della pandemia che ha colpito duramente gli spazi di aggregazione e ha contributo a fiaccare la nostra comunità (perché per far fare profitti ai padroni si poteva, andare nei circoli no…). Di sicuro non lasceremo soli il Tunnel e tutti gli altri circoli cittadini, sempre più svuotati di senso dalla politica locale.

Nelle ore successive all’evento, su input del gruppetto fascista cittadino Reggio Emilia Identitaria, è stata montata ad arte un’articolata canea mediatica tutt’ora in corso: le principali testate locali (a cui fanno eco quelle nazionali) si stanno stracciando le vesti per il concerto della P38Gang e la loro scenografia, tra cui una bandiera delle Brigate Rosse e una della Corea del Nord (sul progetto artistico e politico del gruppo rimandiamo all’intervista che abbiamo fatto a Young Stalin). L’opera di intossicazione e denigrazione di queste ore non è altro che un misero tentativo di colpire l’intero evento e il suo senso politico. Questo lo scopo dell’attacco in corso: il punto non è tanto la bandiera, quanto l’unità e l’azione dei comunisti! Evidentemente alle anime belle che gestiscono la città non va proprio giù il sommovimento di unità tra le organizzazioni comuniste: non gli resta che criminalizzare giovani e giovanissimi (nuovi terroristi) e rispolverare vecchi copioni ma non cadiamo in questa trappola da due soldi. Non a caso costruita mandando avanti i fascisti (che non dovevano essere messi fuori legge una volta per tutte dopo l’assalto alla sede nazionale della CGIL?).

Infatti, in questo scenario la prima cosa che salta agli occhi in linea con la fase nazionale è il far assumere, da parte della stampa di regime e qualche solerte penna nostrana, ai fascisti il ruolo di paladini della giustizia e della democrazia. Le TV e i giornali nazionali sono pieni di simboli nazisti del battaglione Azov ucraino e di Pravyj Sector, il 25 aprile insozzato da effigi del nazista Bandera e delle bandiere della NATO, il governo Draghi che invia armi a chi, dal 2014, ha ucciso 14 mila persone in Donbass e ha compiuto la strage del 2 maggio 2014 alla Casa dei Sindacati di Odessa. L’olezzo di questa fogna va combattuto con l’antifascismo popolare senza cadere nella trappola della contrapposizione tra opposti estremismi.

La seconda cosa che questa strumentale e patetica polemica mette bene in evidenza è il timore che il movimento comunista suscita e instilla in chi governa il paese e la città: la rinascita del movimento comunista fa perdere il sonno ai padroni e ai loro servi perché il nuovo mondo, il socialismo, significa la fine della loro società fatta di distruzione, prevaricazione e devastazione. Che quindi il Primo Maggio a Reggio Emilia diverse organizzazioni comuniste si siano, finalmente e positivamente, riunite intorno ad un tavolo per ragionare di come mettere al centro gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari è un qualcosa che non può essere tollerato e che va stroncato. Non a caso, delle varie esibizioni della P38Gang, proprio questo concerto è oggetto di attacchi: perché anticipato da un incontro di comunisti che parlano di unità! E su questa strada, con oggi maggior convinzione, dobbiamo proseguire: è anche il miglior modo per rispedire l’attacco al mittente!

Devastare Gavassa, speculare sulle ex Officine Reggiane, svendere il patrimonio dell’edilizia popolare e ingrassare gli azionisti di IREN va bene ma non sia mai che in città si creino momenti di confronto, di aggregazione e di organizzazione. L’intossicazione e la repressione sono armi con cui la borghesia combatte il nuovo che avanza: prima della querelle mediatica, durante la serata due pattuglie della Polizia Municipale sono state inviate all’ARCI Tunnel per “verificare” l’evento. Una provocazione bella e buona subito respinta e che non intimidisce. Che l’Amministrazione Comunale a firma PD usi la Polizia Municipale per verificare la situazione sui posti di lavoro (a partire – un consiglio – dalle condizioni di lavoro nei luoghi dove il Comune appalta i servizi, dalle CRA/RSA all’istruzione) invece di usarla come braccio armato contro i comunisti… se davvero vuole essere l’Amministrazione della “città delle persone”.

Così come respingiamo la caccia ai comunisti che si è aperta, così dobbiamo approfittarne per tornare sul bilancio della lotta di classe del secolo scorso e i suoi tentativi di assalto al cielo, tra cui quello delle Organizzazioni Comuniste Combattenti tra cui in primis le Brigate Rosse che nel nostro territorio hanno avuto i natali. D’altronde, l’opera delle Brigate Rosse nella storia del nostro paese è un qualcosa che “inutilmente il sistema di comunicazione di massa cerca di cancellare dalla memoria e dalla conoscenza: l’accanimento della borghesia nella denigrazione delle BR e nella persecuzione dei prigionieri [politici, ndr] è un indice dell’importanza dell’operascrive il (nuovo) Partito Comunista Italiano. E ha ragione.

Le BR hanno lasciato un segno profondo nella lotta di classe presente e passata e a questa molti compagni, giovani e meno giovani, guardano con ammirazione stante il ruolo principalmente positivo che esse hanno avuto nel ridare fiducia nelle possibilità di vincere e di fare la rivoluzione socialista nel nostro paese e nell’incarnare una chiara risposta alla deriva revisionista del primo PCI. Se non si comprende questo, non si comprendono nemmeno gruppi come la P38Gang. Un’esperienza questa delle BR da non chiudere opportunisticamente nel cassetto ma su cui fare, seriamente, bilancio: quel che è certo è che la sostituzione della centralità e protagonismo delle masse popolari con l’attività combattente di un’avanguardia da parte delle BR portò alla deriva e al naufragio nel vicolo cieco del militarismo (subordinando la politica all’attività militare). Per approfondire la materia, invitiamo a leggere il nostro contributo [Italia] Rubrica Centenario del PCdI: l’esperienza delle Brigate Rosse.

Il nostro paese è in guerra: i 4 morti al giorno sui posti di lavoro ne sono soltanto una delle dimostrazioni. La violenza dei padroni è sotto gli occhi di tutti: dal carobollette alla questione climatica alla chiusura degli ospedali. Quindi è inutile agitare spettri del passato se poi si chiudono gli occhi sul presente, diventandone complici. Di sicuro, non ci dissociamo dalla lotta di classe passata e in corso: da essa non possiamo che imparare per portare a compimento l’opera intrapresa da chi ci ha preceduto e dalle tante staffette e dai tanti partigiani che anche nella nostra terra hanno versato il sangue.

Avanti nella nuova Liberazione nazionale!

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