[Bologna] Intervista a Fabio Perretta (USB): “nella saldatura tra operai e studenti c’è qualcosa che dà fastidio e che fa paura al nemico”.

Dopo la provocazione contro la sede nazionale dell’Unione Sindacale di Base, pubblichiamo l’intervista rilasciataci da Fabio Perretta, del coordinamento regionale Emilia Romagna USB, in occasione del corteo dalla Prefettura di Bologna alla sede regionale di Confindustria cui abbiamo partecipato. 

Esprimiamo solidarietà ai dirigenti, agli iscritti, a tutti i compagni e a tutte le compagne di USB: l’attacco di cui sono stati oggetto è la più concreta dimostrazione della necessità di una mobilitazione unitaria e generale per cacciare Draghi e sostituirlo con un governo disposto a sottrarre il paese dagli artigli della NATO e dell’UE e a prendere le misure necessarie per fare fronte agli effetti più gravi della crisi.

Che la mobilitazione “La variante operaia” del 22 aprile a Roma sia un’ulteriore tappa su questa strada: rilanciamo la necessità di un lavoro di convergenza a partire dall’unità di classe e in particolare, nella nostra città, dalla costruzione di un fronte contro la guerra, contro il carovita e contro le misure lacrime e sangue di Draghi & co.  che tenga insieme operai, lavoratori e studenti.

I lavoratori a Pisa e a Genova hanno dimostrato cosa significa lottare contro la guerra: la risposta è stata una provocazione. Questo significa che avete imboccato la strada giusta?

Sicuramente è la strada che percorriamo da anni sul fronte della guerra, non è stata la prima volta in cui ci siamo opposti alla guerra nei porti e negli aeroporti, lo abbiamo fatto con la guerra in Iran e in Jugoslavia. 

C’è una convergenza di interessi della classe dominante che oggi dice che verso l’esterno bisogna alimentare i teatri di guerra e i venti di conflitto con la vendita di armi, con la riprogrammazione delle spese per gli asset energetici e alimentari, e allo stesso tempo bisogna disciplinare il fronte interno, il che significa montare ad arte un caso con una pistola trovata in uno sciacquone del water di una sede nazionale di uno dei più grandi sindacati, un’architettura da strategia della tensione. 

È stato anche un tentativo malriuscito, i grandi attestati di solidarietà che abbiamo ricevuto ci dimostrano che la montatura non regge. 

A fronte di un’economia di guerra sia interna (lo vediamo con le morti sul lavoro, il carovita, la gestione criminale della pandemia, ecc.) sia esterna, anche la repressione si sta estendendo: è di qualche giorno fa la notizia dell’ennesimo attacco giudiziario al SiCobas. Con quello che è successo alla vostra sede nazionale si fa anche un salto di qualità. È il momento di creare un fronte unitario che arrivi a mobilitazioni generalizzate che si pongano l’obiettivo di rovesciare questo governo, che è quello che tiene insieme tutte le politiche criminali a cui quotidianamente siamo sottoposti?

Il tema di sperimentare ogni possibile convergenza è un tema in agenda per USB e per gli altri sindacati e organizzazioni politiche di classe da diversi mesi. È chiaro che ci arriviamo su una condizione oggettiva più che su una maturazione soggettiva. 

Mi auguro che tutti questi fatti che indicano che la necessità di dividere è una necessità del nemico di classe sviluppino ragionamenti in seno alle organizzazioni dei lavoratori, dei comunisti e di chi ha a cuore la possibilità di un mondo diverso. È lo stesso nemico che ci indica il cammino da seguire.

La piazza della GKN è stata in questo senso un bel segnale, c’è però da lavorare anche in quella piazza per costruire non solo una convergenza di sentimento ma anche piattaforme comuni. La necessità, in questo momento, è quella di allargare e sedimentare, costruire e trovare piattaforme minime per mettere insieme quello che deve stare insieme per costruire l’opposizione al governo Draghi.

Il presidio di oggi è una tappa di costruzione della manifestazione nazionale indetta da USB per il 22 aprile a Roma: per mettere insieme la nuova classe operaia, quella fatta dai lavoratori dell’industria e della logistica, e i giovani, che stanno denunciando in questi mesi la tagliola dell’alternanza scuola lavoro, che mira a trasformare l’istruzione in un laboratorio per nuovi schiavi [NdR: la città di Bologna è stata teatro di decine di occupazioni di studenti medi]. È chiaro che nella saldatura tra operai e studenti c’è qualcosa che dà fastidio e che fa paura al nemico. È l’embrione di quello che potrebbe essere un conflitto generale tra le masse popolari e la classe padronale del paese, che oggi è interessata solo a depredare la ricchezza dei lavoratori, facendo convergere i profitti verso il privato, depredando la sanità e la scuola, vendendo armi (è di ieri la notizia che sono state azzerate le accise e l’iva sulle armi, quando da anni rivendichiamo di togliere l’iva e le accise sui beni di prima necessità). 

Oggi dobbiamo difendere sia l’organizzazione dei lavoratori sia la possibilità stessa che il conflitto si esprima, che il dissenso riesca a prendere voce e a impedire che sui teatri di guerra ci siano i soliti pescecani a ricavare profitti sulle spalle dei lavoratori e degli studenti.

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