La pandemia non è la causa del disastro in cui siamo immersi, ma non è possibile condurre la lotta di classe senza tenere conto delle condizioni concrete che la pandemia determina, delle forme, anche contraddittorie, che assume in questa fase e dei risultati che produce.

Lo abbiamo scritto in lungo e in largo: la pandemia NON è la causa del corso disastroso delle cose in cui siamo immersi (noi e tutto il mondo), essa ha solo aggravato e accelerato una tendenza preesistente, un corso imposto dalla crisi generale del capitalismo.
Allo stesso modo, la pandemia non ha prodotto neppure “nuovi modi di pensare”, ha solo estremizzato quelli già esistenti. E poiché quello che ognuno pensa determina quello che ognuno fa, analizzare la nostra pratica politica negli ultimi due anni è un metodo efficace per misurare l’influenza della sinistra borghese fra le nostre file.

C’è un motivo se molti partiti e organismi della sinistra borghese si sono prima adoperati per rispettare e far rispettare i divieti del governo e delle autorità borghesi e poi si sono schierati con l’autorità costituita nella persecuzione dei “No vax” in nome della narrazione governativa.
E c’è un motivo se compagni e compagne generosi non vedono, o fanno finta di non vedere, che il Green Pass è solo uno strumento di oppressione, discriminazione e repressione contro le masse popolari – soprattutto contro i lavoratori – e benzina per la guerra fra poveri.
Il motivo risiede proprio nella concezione del mondo che li guida, al di là delle professioni di fede e delle dichiarazioni di intenti. Ragioniamoci.

Chi si affida alle disposizioni e alle misure politiche (spacciate per sanitarie) imposte dalla classe dominante ha più fiducia nel fatto che la soluzione alla pandemia possa venire dalla classe dominante anziché dall’organizzazione e dalla mobilitazione delle masse popolari.
Non c’entra niente la “scienza” che ci viene infilata in gola tutti i giorni dai ciarlatani in TV o sui giornali. Quella “scienza” ha già dimostrato di non essere in grado di fare fronte all’emergenza, perché da sola non basta.
Per essere efficace la scienza deve essere combinata con una vasta e capillare mobilitazione delle masse popolari che si prendono cura di loro stesse e affermano i loro interessi e tutti i loro diritti. I discorsi che hanno appestato il dibattito pubblico nel periodo del lockdown, del tipo “viene prima il diritto al lavoro o quello alla salute?”, sono un esempio di intossicazione dell’opinione pubblica!
E come se non bastassero i ciarlatani alla Burioni, Bassetti e Pregliasco (gli altri aggiungeteli voi), a sinistra c’è chi si è messo a fare il paladino del vaccino credendo davvero che bastasse quello per immunizzare la popolazione e “uscire dalla pandemia”.

Ma ora, dopo due anni di stato di emergenza, con gli ospedali di nuovo pieni, con centinaia di morti al giorno, con il numero dei contagi ancora una volta fuori controllo, con nuove e vecchie speculazioni su tamponi, mascherine, ecc., i ciarlatani travestiti da scienziati fanno scaricabarile e alla sinistra borghese è rimasto il problema di indicare alle masse popolari una soluzione concreta, efficace e positiva.
Fiducia nella classe dominante (anziché nella forza delle masse popolari organizzate) e speranza che arrivi una soluzione per tutti i mali (anziché concezione materialista dialettica e mobilitazione di lunga durata) sono due limiti che stanno alla base degli errori di tanti compagni e tante compagne guidati dalla concezione della sinistra borghese.

Se anziché rapportare questi errori di valutazione alla pandemia, li rapportiamo alla situazione più generale determinata dalla crisi del capitalismo, si delimita nettamente il campo di chi è intimamente convinto che
– il capitalismo è l’unico mondo possibile e di fronte al suo tracollo bisogna sperare che esso si possa riformare (tornare ai tempi del capitalismo dal volto umano);
– solo la classe dominante (magari la sua parte illuminata e democratica) può “partorire” la soluzione alla crisi, e le masse popolari devono affidarsi ad essa (“siamo tutti sulla stessa barca”);
– prima o poi succederà qualcosa (o qualcuno farà qualcosa) di risolutivo: una forma di fatalismo o, nel migliore dei casi, una delega sul presente e sul futuro.

No compagni, questo modo di pensare, questa concezione del mondo, sono dannosi per la rinascita del movimento comunista, per la lotta per una nuova liberazione nazionale, per la lotta politica rivoluzionaria.

La pandemia ci ha spinto a verificare la comprensione e l’assimilazione che abbiamo della concezione comunista del mondo e ci ha “messo alla prova”, ci ha spinto a verificare se e quanto siamo capaci di ragionare oltre i limiti del senso comune.

L’anno scorso abbiamo condotto una campagna nazionale proprio sulla comprensione del ruolo dei comunisti nella situazione di emergenza aggravata dalla pandemia e sull’intervento per promuovere l’organizzazione delle masse popolari. L’abbiamo chiamata “Il socialismo è la cura”. Non era solo un “nome altisonante”, è la sintesi di una verità: il socialismo è la cura per l’umanità e per il pianeta dalla malattia che è il capitalismo.

Fra le altre cose, la campagna è stata l’ambito in cui comprendere meglio e rafforzare la certezza che
– solo i comunisti, in ragione della concezione del mondo da cui sono guidati e della superiore comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe, possono dirigere la trasformazione della società;
– spetta a noi comunisti promuovere, in ogni situazione e condizione, l’organizzazione delle masse popolari ed educarle ad avere fiducia in loro stesse e nella loro forza. Le masse popolari organizzate sono l’unica forza che può cambiare il corso disastroso delle cose;
– non esiste una soluzione repentina “per tutti i mali”. L’unica soluzione è la rivoluzione socialista, ma essa non scoppia, non “cade dal cielo”, ma si costruisce, passo dopo passo, tappa dopo tappa, quali che siano le condizioni, le difficoltà e i problemi che incontriamo;
– bisogna darsi i mezzi per la propria politica, bisogna imparare a contare sulle proprie forze e a valorizzare tutto quello che è utile alla rivoluzione socialista.

Molti articoli di questo numero di Resistenza trattano questi aspetti a partire dalla pratica.

Tuttavia, non dobbiamo e non possiamo “accontentarci” dei passi fatti e delle posizioni consolidate. Dobbiamo analizzare bene noi stessi, i nostri collettivi, i nostri compagni, dobbiamo individuare se e come le concezioni della sinistra borghese sono presenti fra le nostre file e dobbiamo affrontare una battaglia (dibattito franco e aperto, critica e autocritica, lotta ideologica, formazione) per combatterle e correggere la nostra concezione del mondo in modo conforme alle esigenze della lotta politica rivoluzionaria.

Da questo dipende l’esito della nostra opera. Un’opera che per sua stessa natura va oltre i limiti del senso comune corrente. E del resto, se è via via più evidente a settori sempre più ampi di masse popolari che il mondo va cambiato, solo i comunisti possono indicare la strada e aprirla, permettendo a tutti gli altri di percorrerla.

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