Due anni di gestione criminale della pandemia

A metà gennaio, a due anni dall’inizio della pandemia, si registrano nel mondo quasi 5.600.000 morti da Covid (dati OMS), di cui 143.000 in Italia. Una strage dovuta non alla letalità del virus, ma alla gestione criminale della pandemia da parte della classe dominante. 
Lo possiamo affermare con certezza se guardiamo a come la diffusione del virus e le sue conseguenze sono state gestite dai governi dei paesi imperialisti, Italia in primis; che la storia potesse andare diversamente ce lo dimostrano paesi come la Cina.
Complessivamente ci troviamo oggi in una situazione peggiore rispetto alla fase iniziale della pandemia, sotto tutti i punti di vista: sanitario, economico, politico e sociale.

Fin dalla prima ondata pandemica, le misure schizofreniche dei governi che si sono succeduti non hanno fatto altro che aggravare la situazione sanitaria già messa a dura prova dai continui tagli al Servizio Sanitario Nazionale. La carenza di personale, di dispositivi di protezione individuale, di medicine, di posti letto, di formazione e soprattutto l’assenza di norme chiare e precise da parte delle istituzioni hanno permesso il dilagare del contagio, con conseguente carico di malattia e morte.

In questi due anni, istituzioni e “scienziati” hanno detto tutto e il contrario di tutto. I pazienti col Covid vanno curati in ospedale, anzi no, meglio a casa perché le strutture sono piene. Bastano le sciarpe, anzi no, servono le mascherine; bastano quelle chirurgiche, anzi no, le FFP2 sono meglio; e allora sai che c’è… rendiamole obbligatorie! I vaccini ci salveranno, anzi no, ci si può comunque contagiare e ammalarsi… pure gravemente. La quarantena deve essere di 20 giorni, anzi no, ne bastano 10, ma forse anche 7, se si è vaccinati 3 o forse anche 0, chi lo sa?

I vaccini sono stati spacciati come la salvezza dal Covid, salvo renderci poi conto che se attenuano gli effetti del virus, non impediscono il contagio e soprattutto non eliminano la necessità di adottare idonee misure di sicurezza (DPI, distanziamento, sanificazione, ecc.). Ma Draghi ha imposto il Green Pass: è più economico che aumentare gli autobus o eliminare le classi pollaio! È inutile, e anzi controproducente, dal punto di vista sanitario, ma è utilissimo a dividere e contrapporre le masse popolari (vedi articolo sul Green Pass a pag. 5).

Dietro il paravento della scienza la classe dominante fa i suoi interessi e le misure sanitarie valgono fintanto che non ledono i profitti di Confindustria e dei padroni! Quindi fabbriche sempre aperte e non importa se scoppiano focolai, se aumentano i contagi e se qualche poveraccio ci lascia le penne!

La situazione attuale? Ospedali di nuovo al collasso, aumento esponenziale di morti per malattie non diagnosticate o non trattate, tracciamento dei contagi saltato ovunque. Oggi tutto è aperto, ma i contagi sono molti di più di quando era tutto chiuso. In due parole: il caos.

Gli ospedali sono pieni di ricoveri spesso evitabili, di persone che potrebbero essere curate altrove. E i ricoveri di persone che senza l’assistenza ospedaliera rischiano di morire, si rischia di non poterli fare. In 30 anni che faccio il nefrologo è la prima volta che vedo persone morire di insufficienza renale, non mi era mai capitato. 
(…) Abbiamo avuto due anni per assumere medici e infermieri e non lo abbiamo fatto se non in maniera parziale. Il governo ha stanziato pochi soldi per le assunzioni dei medici e quindi la Regione ha detto che non si poteva assumere e che l’organico doveva rimanere quello del 2019.
Piero Dattolo
Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze
7 gennaio 2022

Governo, Confindustria & Co. hanno messo al centro la salvaguardia degli interessi dei capitalisti spacciandoli per interessi comuni (il cosiddetto “interesse nazionale”). Nei fatti sono però le masse popolari che stanno ancora pagando, con centinaia di migliaia di malati e morti, la gestione criminale della pandemia: i loro interessi sono opposti a quelli della borghesia! Sono i dati che parlano.

Quasi 700.000 sono i posti di lavoro persi col Covid e non recuperati (fonte ISTAT) e migliaia di proletari vivono oggi sotto la soglia di povertà (ricordiamo che l’Italia è uno dei paesi economicamente più avanzati al mondo…). Al contempo, in due anni i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari (fonte Oxfam). Le case farmaceutiche Pfizer, BioNTech e Moderna hanno realizzato nel 2021 34 miliardi di dollari, ovvero più di mille dollari al secondo (fonte Peoples Vaccine Alliance).

Non solo, la classe dominante ha approfittato dello stato di emergenza per andare più a fondo nell’attacco ai diritti e alle conquiste dei proletari in tutti i campi. Diminuzione dei servizi pubblici (sanità, scuola, trasporti, ecc.), aumento delle misure repressive e di controllo, permesso ai padroni di licenziare e delocalizzare a loro piacimento e attacco ai diritti dei lavoratori.

Lo stesso stato di emergenza (che Draghi vorrebbe estendere fino a dicembre 2022) è diventato il sistema di governo del paese. Da inizio pandemia governo, ministeri, commissari, protezione civile, parlamento e le altre istituzioni centrali hanno emanato ben 859 atti, cioè decreti legge, circolari e ordinanze per una media di circa 35 al mese (fonte Openpolis), senza contare tutti quelli emanati dalle Regioni, dai Comuni e via dicendo.

Numeri impressionanti che però mostrano la debolezza della borghesia che non riesce più a governare con i metodi e le prassi del passato. I suoi contrasti interni si fanno più profondi e cresce il distacco con le masse popolari. Nel frattempo cresce la mobilitazione dal basso a tutti i livelli: sempre più persone si rendono conto che non possono affidarsi a Draghi, a Bonomi e ai banchieri per uscire dal Covid e dalla crisi. È proprio a causa loro che sono immerse nella merda fino al collo!

Da un medico di base di Milano

La nuova ondata della pandemia ha visto un enorme numero di contagi, ma per fortuna tendenzialmente con sintomi più lievi, grazie ai vaccini e alle caratteristiche della variante Omicron.

Dai pazienti è stata però vissuta con grande timore, perché si sono sentiti per l’ennesima volta abbandonati dalle istituzioni. I problemi sono tanti e spesso se la prendono con noi: se non arriva il Green Pass, se non riescono a fare una visita, ecc. Dal momento che siamo il primo e spesso unico contatto che hanno con la sanità finiamo per diventare il loro sfogatoio. Ho riscontrato davvero un clima di forte tensione, un atteggiamento fortemente rivendicativo rispetto a quanto non è stato fatto da chi ci governa per fare fronte alla situazione.

Come medici di base siamo stati inoltre subissati da impegni burocratici, a mio avviso in gran parte inutili, che ci sottraggono tempo ed energie, e in cui rischiamo continuamente di sbagliare, con le connesse responsabilità del caso.

Per stare dietro a tutte le questioni burocratiche, mi sono ritrovata a lavorare anche 10/12 ore al giorno. Noi dovremmo essere il primo gradino di tutta la struttura sanitaria e funzionare in maniera tale da permettere agli ospedali di lavorare meno e meglio, ma di fatto ci troviamo per gran parte della giornata a fare i passacarte. Emerge sempre più lo smantellamento della medicina di base. Non ci sono stati investimenti sul territorio e anzi sembra che l’intenzione sia proprio di mandare in malora la medicina di base per andare avanti con le privatizzazioni. Non c’è rapporto con gli ospedali: facciamo prescrizioni di esami indicando priorità che restano solo sulla carta e le visite vengono fatte dopo mesi. In pratica lavoriamo da soli e lottando contro i mulini a vento.

Insomma, le persone si sentono prive di punti di riferimento e i medici di base non riescono più ad esserlo per la troppa burocrazia e lo sfascio della medicina territoriale. Nella gestione della pandemia non si è definita una linea chiara, ma si è cercato di accontentare tutte le contraddittorie richieste dei partiti, producendo il caos attuale. In Lombardia la situazione è ancora peggiore perché molto è in mano ai privati, ognuno fa come vuole, tamponi e vaccini si fanno nelle farmacie e supermercati invece che in strutture apposite e con personale adeguato: è il far west!

Lettera firmata

Nei panni di un proletario che si fidava

Mi sono fidato di quello che mi dicevano di fare perché avevo paura, ma volevo che uscissimo dal Covid prima possibile. Sono rimasto chiuso in casa per mesi, non ho visto i miei amici, né i miei parenti.

Sono andato solo a lavorare perché mi era stato detto che era sicuro, anche se molti colleghi si sono ammalati. Ho cantato dal balcone, ho evitato di viaggiare anche quando si poteva per non rischiare, ho indossato sempre la mascherina all’aperto e al chiuso, SEMPRE!

Quando è arrivato il vaccino sono stato il primo a prenotarlo e mi arrabbiavo con chi invece lo rifiutava; ho il Green Pass e pensavo che avrebbe contribuito a contenere i contagi.

Però a due anni da quando ho sentito la parola “Covid” per la prima volta, non sono più così convinto che le cose vadano esattamente come ci dicono in TV. Sono entrato in contatto con un positivo a lavoro, mi sono dovuto mettere in quarantena usando le mie ferie, visto che l’INPS non la paga più. I miei figli vanno a scuola una settimana sì e due no e io e mia moglie non sappiamo più come fare perché dobbiamo lavorare.

Ho ancora paura, non più tanto del virus quanto di ammalarmi di qualcos’altro o di stare male, perché gli ospedali sono intasati e non so se mi curerebbero adeguatamente. Ho paura di non riuscire ad arrivare a fine mese perché tutto costa di più e a lavoro il capo dice che a tanti non verrà rinnovato il contratto.

Le norme che ogni giorno si aggiungono l’una all’altra non le riesco nemmeno più a seguire. Dicono che la campagna vaccinale va a gonfie vele e che ormai quasi tutti sono immunizzati, eppure la gente continua ad ammalarsi e morire.

Non capisco: io ho fatto la mia parte, ho fatto tutto quello che mi hanno detto di fare… A cosa è servito?

M.B.

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