Con la manovra di bilancio, che verrà approvata entro fine 2021, il governo Draghi e i partiti che lo sostengono stanno facendo un salto in avanti nel rendere il futuro dei lavoratori e delle masse popolari sempre più misero e precario.

Sono passati quasi tre anni da quando il Conte 1 (il governo giallo-verde composto da M5S e Lega) ha introdotto nel nostro paese il Reddito di Cittadinanza (RdC), una misura non certo sufficiente, ma importante per quanto riguarda il contrasto alla povertà e a favore dell’inclusione sociale.

Con il compito di aiutare i percettori di RdC nella ricerca di un lavoro, furono assunti circa 3.000 navigator, il 54% dei quali donne, tutti laureati e con età media sotto ai 35 anni che a fine anno rischiano a loro volta di diventare dei disoccupati a causa della scadenza del contratto stipulato con Anpal Servizi (ente che opera per conto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali).

Negli ultimi anni il nostro paese e il mondo intero sono stati sconvolti dallo scoppio della pandemia da Covid 19 con cui la crisi del sistema capitalista è deflagrata, aggravando una situazione già critica sotto tutti i profili: politico, economico, ambientale e sociale.

Siamo inoltre passati da un governo eletto, espressione del malcontento popolare nei confronti del sistema politico della classe dominante (il governo M5S – Lega eletto il 4 marzo 2018) al Conte 2, frutto delle manovre di palazzo, fino all’istallazione di Mario Draghi alla guida del paese per conto della Troika (UE, BCE, FMI).

Dal 2019 a oggi le richieste di RdC e di Pensione di Cittadinanza sono notevolmente aumentate, a conferma del crescente impoverimento del paese: se i poveri assoluti sono conteggiati in circa 5,5 milioni, il sussidio di cittadinanza viene erogato a poco più di 3,5 milioni di persone, mentre sul fronte occupazionale diminuiscono gli inoccupati ma le assunzioni sono sempre più a tempo determinato e ultra precarie, con salari da fame e senza alcun diritto.

Per accontentare i “potenti” che hanno contribuito a istallare il governo Draghi alla guida del paese, uno dei principali sistemi adottati per contenere la crescente indignazione delle masse popolari e per frenare la loro resistenza spontanea agli effetti peggiori della crisi è la divisione tra classi e settori di chi per vivere deve lavorare.

Argomenti come il finanziamento del Reddito di Cittadinanza e le normative che lo regolamentano, sono alcuni dei principali temi utilizzati da esponenti politici come Matteo Renzi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Carlo Calenda per alimentare la guerra tra poveri e distogliere l’attenzione delle masse popolari dai veri problemi del paese: la riforma fiscale e delle pensioni, lo sviluppo delle privatizzazioni e delle speculazioni che fanno aumentare il carovita, la riforma giudiziaria a favore dei ricchi e degli speculatori, ecc.

È tipico di questi soggetti indicare il RdC come la principale causa della difficoltà che hanno i padroni a trovare del personale disposto a lavorare in settori come il turismo stagionale; dare risalto ai “furbetti del RdC” e tacere sui 100 miliardi di tasse evase ogni anno; chiedere a gran voce che vengano ridotti i soldi per il contrasto alla povertà per darli alle imprese già lautamente sovvenzionate.

A fronte della diversione e della guerra tra poveri alimentata ad arte dalla classe dominante, il governo Draghi è una tigre di carta che resta in piedi soltanto perché al momento manca un centro autorevole della mobilitazione e dell’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari.

I percettori del Reddito di Cittadinanza e i quasi 3mila navigator che a fine anno non vedranno rinnovato il contratto, devono organizzarsi in comitati e coordinarsi tra loro per imporre al governo Draghi di usare i soldi del PNRR per potenziare ed estendere i progetti già esistenti a sostegno alla povertà e di inclusione sociale (su tutti il RdC) e per impedire che importanti professionalità come quelle acquisite dai navigator si disperdano (gli Uffici di collocamento prima e i Centri per l’Impiego poi, sono stati importanti strumenti per aiutare cittadini e disoccupati a trovare lavoro).

Bene stano facendo i navigator che si stanno mobilitando attivamente, scendendo in piazza di fronte alle prefetture di tutto il paese per manifestare la loro preoccupazione per il futuro; bene hanno fatto i 400 navigator che il 18 novembre scorso hanno manifestato di fronte al MISE a Roma per denunciare l’indifferenza del governo nei confronti di lavoratori e lavoratrici altamente professionalizzati lasciati letteralmente allo sbaraglio.

Costringere il governo Draghi a usare i soldi del PNRR per sostenere le politiche lavorative e l’inclusione sociale anziché dirottarli nelle tasche già piene di padroni, multinazionali e speculatori significa legare la giusta battaglia per il sostegno economico alla povertà e per il diritto al lavoro a quelle contro lo smantellamento del tessuto produttivo nazionale portate avanti dai lavoratori delle tante aziende in crisi; alla lotta del movimento NO TAV contro la devastazione della Val di Susa e per la difesa dell’ambiente; al movimento contro gli sfratti, per il potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e del trasporto pubblico, contro il Green Pass che discrimina i lavoratori, contro la repressione, le multe e i DASPO urbani nei confronti di chi si organizza e lotta. Significa passare dalla difesa all’attacco individuando nel governo Draghi il nemico comune da combattere e da sostituire con un proprio governo di emergenza.

Se il governo Draghi non sarà intenzionato a utilizzare i soldi del PNRR per finanziare il sostegno economico alla povertà e per garantire la continuità lavorativa ai 3.000 navigator a scadenza contratto, mostrerà il suo vero volto (a differenza di come vuole apparire pubblicamente) e confermerà ai lavoratori e al resto delle masse popolari che l’unica soluzione per mettere un freno alla crisi passa dalla mobilitazione e dall’organizzazione popolare. Mostrerà inoltre, in maniera più compiuta di quanto già oggi lo sia, la giustezza della strada intrapresa dal Collettivo di Fabbrica della GKN di Campi Bisenzio, mettendo a contributo le reti accademiche, i professionisti e i tantissimi militanti solidali per elaborare un piano produttivo che possa rilanciare la loro azienda. Questo significa porsi come classe dirigente!

Nella società capitalista non sono certo i soldi a mancare, non ne sono mai circolati tanti come adesso, il problema è chi li tiene in mano!

Partito dei CARC, Federazione Toscana

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