[Firenze] – Ancora sul proiettile alla CISL di Firenze e le “voci di corridoio”

Nelle ultime settimane ci sono giunte diverse segnalazioni, da parte di compagni e compagne iscritti alla CGIL, sul fatto che all’interno delle Camere del Lavoro in Toscana “gira voce” che il P.CARC sia il responsabile dell’invio di proiettili al segretario fiorentino della FIM Beccastrini, un chiacchiericcio alimentato da funzionari e dirigenti del sindacato.

In pratica, questi soggetti con questo tipo di comportamento avvalorano quella che sembra una maldestra montatura orchestrata dalla Questura con il Corriere Fiorentino, che abbiamo appena querelato, e di cui abbiamo parlato diffusamente in vari articoli (vedi qui: https://www.carc.it/2021/10/13/firenze-sul-proiettile-al-segretario-della-cisl-di-firenze-prato-e-sulla-goffa-montatura-a-danno-del-partito-dei-carc/) e nell’intervista alla nostra Segretaria Federale (vedi qui: https://www.carc.it/2021/11/03/firenze-video-sulle-diffamazioni-del-corriere-fiorentino-e-la-lotta-alla-repressione/ ).

In generale non prestiamo eccessiva attenzione, nè diamo peso, al chiacchiericcio e alle accuse senza fondamento che ci vengono rivolte. Pensiamo, infatti, che chi si lascia andare ad atteggiamenti delatori di questo tipo, dimostri solo scarsa serietà e ancor meno correttezza. Il discorso in questo caso è però diverso, sia per la fase politica in cui ci troviamo che per il soggetto da cui proviene questo chiacchiericcio, per cui riteniamo importante prendere posizione in merito e invitiamo i diretti interessati a fare altrettanto in modo pubblico.

Per quanto riguarda la fase politica, ci troviamo nel bel mezzo dello sforzo forsennato con cui il governo Draghi cerca di far passare le misure lacrime e sangue per cui è stato installato. Queste consistono nel rapinare ulteriormente le masse popolari e colpire i lavoratori e gli operai con le privatizzazioni del Decreto Concorrenza, con gli aumenti stratosferici di tariffe e beni primari come carburanti e alimenti base, con l’ulteriore dismissione dell’apparato produttivo del paese con i tentavi di chiudere una volta per tutte Whirlpool, Gianetti, GKN e Alitalia, con l’eliminazione dei residui diritti strappati dalla classe operaia con l’Autunno Caldo e le lotte degli anni Settanta, con l’imposizione di strumenti discriminatori come il Green Pass. È un crescendo di decreti-legge, voti di fiducia, creazione di nuovi strumenti normativi, di nomine ai vertici delle (residue) grandi aziende pubbliche del paese, che denota il timore di non fare in tempo a portare fino in fondo il lavoro sporco per cui è stato installato questo governo, con la sottomissione di tutti i partiti che compongono il sempre più inutile e imbarazzante teatrino del Parlamento.

In questo contesto c’è stato l’attacco alla sede romana della CGIL del 9 ottobre, che aveva il palese obiettivo di intimidire il sindacato e soprattutto le centinaia di migliaia di iscritti, affinchè ingoiassero l’ennesima manovra a perdere.

Allo stesso tempo, l’episodio è usato per ritirare fuori il teorema degli “opposti estremismi”, rafforzato dalla mozione parlamentare delle destre capitanate dalla Lega, che chiedono lo scioglimento non solo delle formazioni neofasciste ma anche di quelle comuniste, dei centri sociali e di altre realtà politiche che ancora “agitano” lo spettro del socialismo: questo è ciò che davvero li terrorizza, altro che lettere farlocche e proiettili che sembrano supposte!

Questo teorema è molto caro (e utile) sia alla classe dominante che alla sinistra borghese e agli anticomunisti; ai successori di coloro che negli anni Settanta ne fecero un cavallo di battaglia con cui tagliare le gambe a qualunque organismo, movimento e aggregato che si muoveva “alla sinistra” del vecchio PCI e della stessa CGIL. E’ un ritornello che allora serviva ad aprire la strada alla concertazione degli anni successivi e di cui oggi vediamo dispiegati tutti gli effetti deleteri, che gettò migliaia di compagni e compagne nelle maglie della repressione di uno Stato che la alimentava con leggi di emergenza: un altro termine altrettanto caro e utile per combattere il cosiddetto “terrorismo”, ma soprattutto chi non si voleva piegare alle “soluzioni” della classe dominante e dei suoi complici alla crisi – la seconda crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale – che si affacciava.

Oggi vediamo ritirare fuori i soliti discorsi e manovre per mettere sullo stesso piano comunisti e fascisti ma naturalmente per colpire i primi perché gli altri sono un prodotto e uno strumento di questo sistema; è una manovra già promossa da quella Unione Europea di cui sono alfieri Mario Draghi e il Partito Democratico, che sulla CGIL mantiene ancora una notevole influenza.

Quella che vorrebbe colpirci come P.CARC è una manovra che denunciamo e rigettiamo, insieme alle pratiche delatorie e da infami con cui i dirigenti di questo sindacato si permettono di indicarci come gli autori di un atto che, abbiamo detto a chiare lettere e pubblicamente, è fuori dalla nostra pratica e linea politica tesa alla costruzione di un governo di emergenza – il Governo di Blocco Popolare – che apra la strada al socialismo: questi sono i nostri obiettivi ciò per cui lavoriamo ogni giorno come sa chi ci conosce e ci incontra davanti ai cancelli delle fabbriche.

I soggetti che alimentano queste voci velenose perseguono il nostro isolamento, vogliono dividere i comunisti dai lavoratori, chi dà adito a simili illazioni senza uno straccio di prova, fa un cattivo servizio alla lotta di classe e al movimento operaio e comunista tutto.

Coloro che si comportano così vogliono isolare i nostri compagni e compagne che in buon numero sono iscritti proprio alla CGIL, che spesso sono eletti delegati da colleghi e colleghe che in essi vedono un punto di riferimento sul posto di lavoro e anche fuori, trovano lavoratori combattivi e comunisti che non si piegano e che per questo sono bersagliati spesso e volentieri da richiami disciplinari, trasferimenti, licenziamenti e altre rappresaglie dal padrone.

Siamo disponibili a confrontarci pubblicamente con ogni funzionario, dirigente, militante della CGIL che intende avere spiegazioni in merito agli episodi di cui abbiamo diffusamente scritto e parlato e che ci vengono ascritti. Siamo più che disponibili a confrontarci con coloro che vogliono parlare della nostra linea politica totalmente volta a sostegno della resistenza e dell’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari contro la macelleria sociale, economica e ambientale, che Draghi e il suo governo intendono portare avanti.

Allo stesso tempo, rigettiamo al mittente le accuse che ci vengono mosse e consigliamo caldamente a quei dirigenti sindacali di occuparsi:

  • di proclamare (finalmente) lo sciopero generale che i loro iscritti e iscritte chiedono in numero crescente a gran voce,
  • di organizzare la difesa delle aziende della Toscana e del paese da delocalizzazioni e chiusure invece di lasciare soli gli operai, come ha denunciato il CdF GKN e come abbiamo visto con i nostri occhi sia al presidio che nelle iniziative pubbliche largamente disertate dai vertici della CGIL locale e regionale,
  • di assumere un contegno più combattivo e dignitoso nei confronti del governo Draghi e di Confindustria che ormai quotidianamente li prendono a pesci in faccia,
  • di tornare a legarsi concretamente ai lavoratori e lavoratrici e non per fare tessere usate solo per i servizi del CAF, dei fondi integrativi che hanno contribuito a dissestare INPS e Sanità pubblica.

In estrema sintesi, consigliamo a questi dirigenti sindacali di fare il lavoro per cui sono lautamente pagati con i soldi che ogni mese vengono prelevati dalle buste paga di migliaia di iscritti e iscritte, invece che fare da megafono alle veline e manovre della polizia politica e dei giornali ad essa asserviti.

Ci troverete ad attendere la risposta a quanto abbiamo scritto presso le nostre sedi, il cui indirizzo ogni compagno della CGIL può trovare sul nostro sito o sul nostro mensile Resistenza, quelle sedi che sono aperte – come sempre – al dibattito sul che fare per fronteggiare la crisi e per costruire l’alternativa necessaria ai lavoratori e alle masse popolari, invece di stare a rimestare nel torbido delle voci di corridoio buone solo a danneggiarci tutti, a dividere ulteriormente il nostro campo che di frammentazioni ne vive già fin troppe, il tutto a favore di quello della borghesia, del clero e dei padroni.

La Segreteria Federale Toscana del P.CARC

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