Dal 5 all’8 agosto abbiamo svolto a Marina di Massa la Festa nazionale della Riscossa Popolare. L’esperienza dello scorso anno – fummo fra i pochi a prenderci la responsabilità di mantenere un evento pubblico di massa, stante la pandemia – ci ha rafforzato rispetto alla possibilità di garantire anche quest’anno le misure di sicurezza per svolgere dibattiti, momenti culturali, concerti e ristorazione.

Il 6 agosto sono entrate in vigore le fumose norme sul Green Pass, ma come Partito abbiamo consapevolmente scelto di non richiederlo per l’accesso al parco. Questo perché il Green Pass non è una misura sanitaria, ma squisitamente politica. Nel parco avevamo però predisposto tutto l’occorrente per il rispetto delle misure anti contagio (distanziamento, gel, mascherine, ecc.). Oltre a questo, abbiamo allestito un gazebo informativo in cui veniva distribuito l’opuscolo sui vaccini (vedi articolo a pag. 15). E, come l’anno scorso, non ci sono stati contagi o focolai di Covid-19, a dimostrazione del fatto che i comunisti e le masse popolari organizzate possono occuparsi più e meglio della classe dominante della loro e dell’altrui sicurezza!

Ma l’aspetto principale che ha contraddistinto la Festa, oltre alla partecipazione, al successo dei momenti ricreativi e al “clima di riscossa” che si respirava, sono stati i risultati politici.

Il ricco programma di dibattiti, approfondimenti e tavoli tematici ha fornito una panoramica della mobilitazione delle masse popolari del passato e del presente in Italia e nel mondo.

La Festa è stata un grande successo soprattutto perché – così riteniamo – si è innescato quel meccanismo per cui chi ha partecipato ha portato il suo contributo al collettivo e dal collettivo ha ricavato esperienze, strumenti, spunti e orientamento superiore per rafforzare le attività che già conduce sul proprio territorio.

Chi ha partecipato – anche solo per venirsi a mangiare un fritto misto – si è complimentato per l’organizzazione e in certi casi ci ha anche ringraziato, perché nel “deserto” di iniziative politiche, sagre ed eventi a cui le masse popolari possono partecipare, la Festa ha portato un messaggio positivo. Non che “torneremo alla normalità” perché niente tornerà come prima, ma che “tutto può e deve essere meglio di prima”. Le molte organizzazioni operaie e popolari che hanno partecipato, i giovani, i militanti e tutte le masse popolari hanno mostrato bene che la nostra classe ha voglia di riscossa e lotta per averla!

Come sempre, la Festa è stata il frutto del lavoro di tutto il Partito, dai dirigenti ai militanti, ma quest’anno c’è stato un contributo particolare da parte di chi non è membro del Partito ma ha voluto “mettere il suo pezzo” nei momenti di dibattito, nella vita collettiva, nel funzionamento delle attività. Per questo ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato alla Festa o l’hanno anche solo attraversata in uno o più dei suoi aspetti.

Per chi non ha potuto partecipare alla Festa, segnaliamo che sulla pagina Facebook @RiscossaPopolareMarinaDiMassa abbiamo pubblicato le riprese dei principali dibattiti e approfondimenti.

Un fronte anti Larghe Intese per cacciare il governo Draghi!

Tra i dibattiti che abbiamo promosso alla Festa nazionale della Riscossa Popolare c’è stato quello di venerdì 6 agosto “Un fronte anti Larghe Intese per cacciare il governo Draghi!”.

Con esso abbiamo cercato di alimentare il confronto con le altre forze comuniste, con i partiti di sinistra e con l’insieme delle forze politiche anti Larghe Intese e le organizzazioni sindacali. Vi hanno preso parola Francesco Sale (Segretario Regionale della Toscana) del Partito Comunista, Ascanio Bernardeschi della rivista La Città Futura, il Segretario Nazionale del P.CARC Pietro Vangeli, Marco Lenzoni dell’Unione Sindacale di Base (USB), Massimiliano Gazzola della redazione Spread.it, il Segretario Generale della CGIL di Massa Carrara Paolo Gozzani.

Il dibattito ha posto al centro tre questioni.

1. Le discriminanti per aderire al fronte (a livello locale e nazionale) contro Draghi e le Larghe Intese.

Per alcuni degli intervenuti per fare parte del fronte è necessario essere comunisti e completamente svincolati da qualsiasi rapporto con forze politiche coinvolte nei governi delle Larghe Intese (PD, M5S, ecc.). A nostro avviso, invece, l’unica discriminante generale è quella antirazzista e antifascista che deve essere combinata con la reale volontà di contrastare le misure del governo Draghi nella pratica.

Bisogna promuovere campagne comuni che ogni organizzazione sviluppa in modo conforme alle proprie caratteristiche, cosicché ognuno possa imparare e insegnare agli altri e mettere in comune conoscenze, esperienze e strumenti di lotta.

2. La natura della crisi

Ascanio Bernardeschi ha posto una questione dirimente per l’orientamento dei comunisti nella politica da fronte rispetto alla natura della crisi del capitalismo: ci troviamo, a suo dire, in una crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale. Noi condividiamo e aggiungiamo che si tratta di una crisi irreversibile, la cui unica soluzione è l’instaurazione del socialismo nei principali paesi imperialisti. La borghesia, che oggi dirige la società, non ha soluzione. Per le masse popolari non ci sono soluzioni di prospettiva all’interno dell’ordinamento capitalista, non esistono politiche economiche che rispondono agli interessi delle masse popolari e qualsiasi conquista è temporanea e contraddittoria. Consapevoli di questo, i comunisti devono essere fermi sull’orizzonte strategico (il socialismo) e spregiudicati dal punto di vista della tattica, per esempio nella politica da fronte: occorre valorizzare chiunque contrasta le politiche dei governi che fanno gli interessi della borghesia.

3. Il fronte comune contro il Governo Draghi deve legarsi strettamente agli organismi di lavoratori nelle aziende e organismi tematici e territoriali e promuoverne la nascita: quanto più i lavoratori e le masse popolari sono organizzati, tanto più possono far valere la forza del loro numero e le loro capacità.

In generale tutti i partecipanti erano d’accordo sul punto. Ora si tratta di concretizzare questa volontà: un’occasione è la promozione e la partecipazione allo sciopero generale dei sindacati di base dell’11 ottobre. A prescindere dalla sigla sindacale e forza politica, dobbiamo mettere al centro gli interessi di classe, sostenere e partecipare allo sciopero.

Organizzarsi e coordinarsi, esperienze a confronto

Il 7 agosto si è svolto alla Festa nazionale della Riscossa Popolare il dibattito “Passare dalla difesa all’attacco. Insorgiamo! Organizziamoci!” alla presenza di un centinaio di persone.

L’iniziativa aveva innanzitutto l’obiettivo di far conoscere tra loro varie organizzazioni operaie e popolari del nostro paese e promuoverne il coordinamento. Per questo l’invito esplicito è stato quello a scambiarsi i contatti in modo da mantenere il legame anche a posteriori. Lo scambio tra i vari organismi sulle pratiche di lotta, metodi, ma anche le difficoltà e i problemi aperti ha messo bene in luce che la matrice comune a tutte le esperienze è la lotta agli effetti del sistema capitalista. Da ognuna di esse si evidenzia sempre meglio che oggi non è più possibile risolvere la singola vertenza o salvare il singolo territorio senza mettere mano a tutto il resto, senza porsi in definitiva il problema del governo del paese.

Dopo una breve introduzione di Pablo Bonuccelli, membro della Direzione Nazionale del P.CARC e Direttore di Resistenza, e di Gaia Dondoli, membro della Segreteria Federale Toscana e redattrice di Resistenza, ha preso la parola una compagna del Coordinamento Donne GKN, che ha descritto il lavoro che come donne, compagne e lavoratrici stanno portando avanti in supporto agli operai in lotta. Sono quindi seguiti gli interventi di un esponente del Movimento NO TAV che ci ha aggiornati sulla situazione, condividendo con noi alcuni insegnamenti che trae dalla sua pratica e, a seguire, i portuali del CALP di Genova che hanno parlato della loro lotta per il blocco delle navi cariche di armamenti e per la sicurezza e i diritti dei lavoratori e che hanno espresso la loro solidarietà ai compagni NO TAV e GKN.

Hanno dato il loro contributo anche il Consiglio Popolare di Modena, due lavoratrici della Yoox di Bologna, il Sostegno Alimentare San Frediano e Isolotto di Firenze, i lavoratori WORSP di Pisa (vedi articolo a pag. 12).

Manuela Maj, membro della Direzione Nazionale del P.CARC e responsabile nazionale del Lavoro Operaio e Sindacale, ha tracciato un’analisi sul governo Draghi e le sue contraddizioni e portato delle riflessioni sul ruolo dei comunisti nel sostegno e direzione del movimento delle masse popolari.

Nel corso del dibattito è emerso bene come gli organismi operai e popolari possono e devono prendere spunto gli uni dagli altri e rafforzarsi coordinandosi, costituendo una rete di organizzazioni che iniziano a porsi come vere e proprie autorità popolari sui territori. Solo i lavoratori sanno come occuparsi della loro azienda e hanno interesse a farla funzionare per il bene della collettività; solo gli abitanti di un territorio hanno interesse a difenderlo dalla devastazione provocata dalle grandi opere inutili e dannose; solo gli studenti sanno far funzionare scuole e università in sicurezza.

Partiamo dal controllo dei nostri posti di lavoro e dei nostri territori per arrivare a costruire dal basso il governo del paese che ci serve! Draghi e la sua cricca sono tigri di carta, dilaniate da mille contraddizioni: sta a noi imparare a vederle e a utilizzarle ai nostri fini.

Con il dibattito abbiamo aggiunto un pezzo a questo ragionamento, mostrando attraverso lo scambio delle esperienze che le masse popolari sono la vera forza che muove il paese.

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