Emergenza scuola pubblica – intervista a un’insegnante dei cobas

Pubblichiamo l’intervista a un’insegnante dei Cobas Scuola di Napoli sulla ripresa delle lezioni.
L’intervista è stata raccolta a inizio agosto, quando ancora non era entrato in vigore il decreto legge sul Green Pass (D.L. 105 del 6/8/2021) e non era ancora chiaro cosa avrebbe comportato nel mondo del lavoro la sua applicazione.
La sua entrata in vigore ha chiarito meglio che lungi dall’essere uno strumento di tutela sanitaria, esso è uno strumento di vessazione nei confronti delle masse popolari teso ad alimentare la contrapposizione fra i lavoratori. Sono ben altri i provvedimenti di cui la scuola ha bisogno come si evince dalla stessa intervista.


Presentaci l’organismo di cui fai parte
Sono membro dell’Esecutivo provinciale dei Cobas Scuola Napoli. I Cobas costituiscono una struttura politica, culturale e sindacale. Come forza culturale operano grazie al CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica), un ente di formazione accreditato dal Ministero, organizzando corsi di formazione per insegnanti, orientati in senso ideologico e politico, su temi cruciali quali valutazione e meritocrazia; scuola e didattica dell’ambiente; medicalizzazione del disagio sociale e scolastico; scuola in carcere, ecc.


Puoi descriverci, sinteticamente, le misure che il governo Conte 2 ha preso per “garantire il diritto allo studio”?
Io sono prolissa, in verità, ma non ho difficoltà a sintetizzare le misure in questione, perché sono state praticamente nulle! In primo luogo, bisogna dire che il governo Conte ha abdicato al suo dovere (ex art. 120 della Costituzione) di avocare allo Stato la gestione di una situazione di emergenza sanitaria quale quella che viviamo, lasciando che la Conferenza Stato-Regioni diventasse una sorta di “terza Camera” e consentendo ai sedicenti “governatori” di esperire le soluzioni più fantasiose o vessatorie, anche sulla scuola. Questo ha portato ad abusi veri e propri, come l’obbligo di sottoporsi al test sierologico prima del rientro a scuola, imposto ai soli docenti della Campania da De Luca, e a chiusure selvagge delle scuole, spacciate per “necessarie” senza fornire alcun dato, con la conseguenza che i bambini campani e del Sud in generale hanno frequentato la scuola per un numero di giorni pari a un terzo di quello delle regioni in cui sono stati fatti screening di massa gratuiti e sono stati presi provvedimenti funzionali a garantire la frequenza, seppur estemporanei e legati alle contingenti disponibilità territoriali.
Il ministro [Lucia Azzolina– ndr] che ha acquistato, sprecando mezzo miliardo, inutili banchi a rotelle, convinta, peraltro che, per riformare la didattica nel senso voluto dai potentati economici che ci hanno regalato la legge 107 (la “Buona Scuola”, per intenderci), e renderla “smart”, bastasse cambiare gli arredi, non ha accolto nessuna delle istanze che più volte abbiamo avanzato dal basso, insieme a movimenti come Priorità alla Scuola e, in Campania, alla “Rete Scuola, saperi e cura”, dalla prima uscita in piazza del 23 Maggio 2020 fino al 6 maggio 2021, data dello sciopero contro le prove Invalsi, non soppresse neanche in pandemia). Si tratta di istanze datate: riduzione del numero di alunni per aula (massimo 15/20, tenendo presenti le esigenze dei disabili), reperimento di stabili per ampliare gli spazi destinati alla scuola; avvio di programmi di edilizia scolastica; assunzioni su larga scala dei docenti abilitati e con tre anni di servizio alle spalle secondo le norme europee vigenti (ci sono 200.000 precari nelle graduatorie), organizzazione di una rete di trasporti “dedicata” agli studenti delle superiori. La scuola è stata la grande sacrificata della pandemia. Le fabbriche non hanno mai chiuso i battenti, invece!

L’emergenza pandemica, per quel che concerne la scuola, è stata affrontata in modo ridicolo, cianciando di lezioni “all’aperto”, nei musei, nei giardini (sigh!), e suggerendo generici accordi con “gli enti locali” e i privati per ottenere spazi e disponibilità: la legalizzazione della “scuola-fai-da-te”, insomma!
Inoltre, c’è stato il volgare tentativo di spacciare la Dad, praticata su piattaforme private, per un “metodo innovativo” di insegnamento, nonostante i feroci limiti di tale interazione, riconosciuti solo quando li ha denunciati chi non ha titolo a farlo perché valuta in modo tendenzioso e scorretto, facendo parti uguali tra diseguali, cioè l’inviso istituto Invalsi!
Va deplorata anche la sudditanza di alcuni sindacati confederali, che hanno firmato, a ottobre 2020, un pessimo contratto integrativo, valido fino alla fine dell’emergenza (prolungata a dicembre 2021!), con clausole peggiorative della condizione degli insegnanti e ampia discrezionalità lasciata ai presidi per l’orario di lavoro, i recuperi, il ricorso alla Dad. Il governo ambiva a presentarsi come “rispettoso delle regole democratiche” e sollecito della salute pubblica, e per questo ha usato, per continuare a sfruttare il lavoro dei docenti e degli studenti (l’alternanza scuola-lavoro, voluta da Confindustria, non è mai stata sospesa!), una tattica già esperita fin dall’inizio della crisi speculativa: emanare “raccomandazioni”, “note” e altri provvedimenti non vincolanti, per lasciare ai presidi l’onere di forzare la mano ai docenti, sapendo che la repressione e il mobbing hanno neutralizzato, nella maggior parte dei casi, i poteri deliberativi dei collegi docenti, trasformando quest’organo cruciale per la gestione democratica della scuola in un’assemblea chiamata a ratificare decisioni monocratiche.


Il governo Draghi è il governo “dei migliori”… la situazione è cambiata? È migliorata? Che previsioni fate per settembre?
Draghi è un liquidatore dei beni comuni e di quel che resta dei servizi pubblici. Purtroppo, il governo “tecnico” di Monti, che partorì una spending review che costituiva un attacco tutto politico alla classe dei lavoratori e delle lavoratrici, non ha insegnato nulla, e la popolazione è caduta nuovamente nella trappola, abilmente tessuta dai media asserviti, della fiducia incondizionata da riporre nel “super tecnico neutrale”, capace di risollevare il paese perché scevro da pastoie politiche. Hanno costruito la mitografia di Draghi, con piaggeria imbarazzante, allo scopo di consolidarne la posizione e giustificarne gli atti. Draghi è chiamato a ridistribuire in modo iniquo i soldi del Next Generation Europe (anche accelerando sull’autonomia differenziata, la cosiddetta “secessione dei ricchi”).
Il Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNNR), la programmazione degli interventi economici per il rilancio del paese, è stato approvato da un parlamento che non ha neppure avuto il tempo di leggerlo, senza dibattito pubblico; come ha rimarcato Gianfranco Viesti della SVIMEZ [Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno -ndr], in un recente contributo analitico, il PNRR contiene petizioni di principio o “desiderata”, ma non modalità, tappe e concreti strumenti di conseguimento degli obiettivi indicati. È un piano fumoso, e perciò sospetto. Per la scuola si prevedono investimenti che vanno nella direzione del massiccio ingresso dei privati nell’istruzione pubblica e nella formazione, sul modello emiliano tanto caro al ministro Bianchi. Un assaggio lo si è visto con il progetto “scuola estiva”, nato con il pretesto di “recuperare la socialità” perduta con la Dad (come se la socialità fosse una materia!), che svilisce la figura del docente, equiparata a un qualunque intrattenitore, e apre le porte ad un modello di “scuola diffusa” in cui ogni “agenzia territoriale” può usurpare il ruolo costituzionale della scuola e lucrare sui fondi messi a disposizione, fondi sottratti a quelle priorità più volte elencate e presentate al ministero. Le “linee-guida” di Bianchi per settembre sono fatte oggetto di irrisione sui social, in questi giorni. Nessuna delle criticità (classi-pollaio, trasporti, spazi, assunzioni, edilizia) è stata affrontata. Contro un nuovo, eventuale “picco” di contagi, il ministro consiglia di… tenere aperte le finestre delle aule e vaccinarsi in massa, nonostante in tutta Europa si sconsigli la vaccinazione dei minori. Una vergogna!


Pensi che il Green Pass possa essere una soluzione ai problemi della scuola? Quali dovrebbero essere le misure da adottare per garantire davvero il diritto allo studio?
Altro che soluzione! Il Green Pass è un’aberrazione morale, sociale e istituzionale, uno strumento di esclusione e deviazione funzionale del conflitto sociale. Genera, anche in prospettiva, problemi giuridici, sociali ed etici gravissimi. Sto conducendo, contro il Green Pass, peraltro assieme a voi, una dura battaglia, secondo me cruciale; questa misura liberticida, discriminatoria e pericolosissima per il precedente che crea, infatti, condiziona l’esercizio dei diritti sociali fondamentali allo status sanitario dei cittadini e delle cittadine. È davvero surreale! Il Green Pass è un dispositivo di indiretta coazione al vaccino, un ricatto di Stato, che forza la libera scelta, viola la privacy, divide il corpo sociale in “sani” e “untori”, allo scopo di scaricare sui non vaccinati l’odio e la rabbia per la mancata ristrutturazione dei servizi pubblici, della sanità, della scuola, dei trasporti, dopo che la pandemia ha rivelato in tutta la sua drammaticità il fallimento della gestione privatistica.
Con questa “licenza di respirare” rilasciata ai vaccinati (solo con i vaccini prodotti da Pfizer, però!) i quali, come confermato da illustri virologi, non sono affatto meno contagiosi dei non vaccinati, lo Stato e le case farmaceutiche mettono le mani sui nostri corpi: un’enormità simile non era mai stata osata, ed è segno della spregiudicatezza del sistema capitalista, indifferente alle sorti delle persone e capace di calpestare elementari diritti, anche quello all’autodeterminazione e alla salute. Finora si è incentivata la delazione, si è represso il dissenso in piazza, si è proceduto a criminalizzare i “disubbidienti”, salvo fare eccezione per i lavoratori cui Confindustria non ha mai consentito di osservare il lockdown, per non perdere profitti.
Non c’è una legge che imponga l’obbligo perché i vaccini sono sieri genici autorizzati e non approvati, per cui non è possibile imporli (bisognerebbe assumersi le responsabilità degli effetti collaterali, cosa che il governo non vuole fare), ma si è inventato un “badge” di accesso alla vita sociale per ricattare i giovanissimi e si procede, ora, all’intimidazione dei docenti, con la minaccia di sospensione, trasferimento coatto, demansionamento e licenziamento a quanti rifiuteranno il vaccino (la decisione sull’obbligo per il personale scolastico sarà presa a fine agosto). Ma il distanziamento garantito dal dimezzamento del numero di alunni per aula è sufficiente a evitare il contagio! È chiaro che il vaccino viene spacciato per la panacea per non procedere alle assunzioni e non investire in edilizia, trasporti e scorporo delle classi-pollaio, le sole misure capaci di garantire, anche in lockdown, come si è visto in alcune regioni e in altri paesi europei, la continuità della didattica in presenza.


Cosa sta organizzando il sindacalismo di base contro il governo Draghi per le prossime settimane?
Al momento i Cobas sono impegnati nella tutela dei diritti dei precari, visto che il ministero ha deciso di predisporre una piattaforma unica nazionale per assegnare le supplenze con un algoritmo (sigh!), a detrimento della trasparenza e costringendo gli aspiranti docenti a scegliere “al buio”, cioè senza conoscere le disponibilità. Non è un mistero che le sigle del sindacalismo di base, tutte insieme, dopo l’omicidio padronale di Adil Belakhdim, abbiano deciso di proclamare uno sciopero unitario, per l’11 Ottobre, su una piattaforma in cui l’istruzione gioca un ruolo centrale e in cui trova spazio anche il “NO” al regionalismo differenziato. A settembre sono previste mobilitazioni “congiunte” con movimenti come Priorità alla Scuola. Abbiamo iniziato, inoltre, come Cobas, una collaborazione con il Tribunale dei minorenni di Napoli, per disporre dei dati relativi alla dispersione e all’abbandono (negli ultimi tre mesi di scuola sono arrivate ben 900 segnalazioni, a Napoli, un incremento dovuto sicuramente anche alla Dad), e per impostare in modo sinergico e critico un discorso sui bisogni educativi dei giovani impoveriti o a rischio, e dunque sulla scuola che serve ad emancipare e curare quelli che vengono rappresentati e finiscono col sentirsi “predestinati” alla marginalizzazione.


Vuoi aggiungere delle riflessioni conclusive?
Non avrei mai pensato di dover difendere l’habeas corpus nella “patria del Diritto”. Forse il Green Pass mi impedirà perfino di entrare nella sede del mio sindacato, a breve, ostacolando, se non cedo al ricatto vaccinale o non mi sobbarco l’onere di farmi un tampone ogni giorno a mie spese, perfino la programmazione di azioni di lotta contro un sistema che mette a ferro e fuoco il mondo, che continua a devastare l’ambiente, che alimenta discriminazioni di genere, che riforma la Giustizia in modo da preservare il potere, che uccide operai scioperanti senza farsi scrupoli, che ringrazia i torturatori libici e licenzia migliaia di lavoratori. È un momento terribile, soprattutto per la disumana crudeltà con cui si liquidano violenze efferate, o si giudicano scelte non conformi al mainstream ideologico.
È importante che le forze di opposizione sociale (“antagoniste”, come vengono definite), nel rispetto delle storie e delle identità di ciascuno, convergano in un progetto di rigenerazione politica e culturale. Siamo noi, la “cura”. Dobbiamo respingere il ricatto della paura.

In questi giorni di fine agosto in cui scriviamo, si moltiplicano le prese di posizione, le mobilitazioni, gli scioperi e i ricorsi legali contro l’applicazione del Green Pass sui luoghi di lavoro.
L’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici (ANDIS), che rappresenta i presidi, boccia il decreto come impraticabile, denunciando l’impossibilità di garantire i controlli e le supplenze di eventuali sospensioni e sottolineando che “non sono stati adottati gli interventi che potrebbero garantire la riapertura delle scuole in piena sicurezza”.
L’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (ANIEF) da parte sua diffida i presidi e le aziende sanitarie dal violare i principi di riservatezza in materia di dati sensibili sul posto di lavoro, lanciando anche due petizioni online parallele: una per l’abolizione dell’obbligo di Green Pass per il personale scolastico, l’altra per rivendicare lo sdoppiamento delle classi come misura di distanziamento e di reale prevenzione. Su entrambi questi fronti si stanno anche promuovendo dei ricorsi legali.
Non solo nella scuola, ma anche in altri settori è avviata la battaglia contro le misure discriminatorie. Contro il divieto di accesso alle mense aziendali si registrano i primi scioperi. Alla Hanon Systems di Campiglione Fenile (TO) la dichiarazione di sciopero ha fatto tornare sui suoi passi l’azienda, facendole ritirare il provvedimento. Alla Electrolux di Forlì hanno scioperato 4 ore il 20 agosto e allo stabilimento di Solaro (MI) hanno programmato scioperi per le ultime mezzore di ogni turno di lavoro spalmati su più giorni.
Prende posizione anche Unarma – Associazione Sindacale Carabinieri – con una “diffida e messa in mora a non procedere” con l’applicazione del decreto legge n.105, indirizzata al Comando Generale dell’Arma, al Ministero della Difesa e alla Presidenza del Consiglio e per conoscenza al Garante della Privacy e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Nel settore sanitario sono decine le sospensioni senza stipendio e senza che il personale mancante venga adeguatamente rimpiazzato. Ad oggi registriamo la presa di posizione contraria al provvedimento della CUB e dei sindacati autonomi FIALS e FISI.

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